IL PROTAGONISTA DELLA SETTIMANA - GIÙ LE MANI DALLA SERIE B, GALLIANI PROMETTE BATTAGLIA

IL PROTAGONISTA DELLA SETTIMANA - GIÙ LE MANI DALLA SERIE B, GALLIANI PROMETTE BATTAGLIATMW/TuttoC.com
© foto di Federico De Luca
domenica 12 aprile 2020, 00:00Il Punto
di Marco Pieracci

Dall'alto della sua ultra trentennale esperienza nel mondo del calcio Adriano Galliani si è trovato di fronte a molte situazioni non semplici. Nell'immaginario collettivo resta scolpita la notte di Marsiglia quando l'allora amministratore delegato del Milan ordinò alla squadra di rientrare negli spogliatoi per il blackout del Vélodrome. Adesso che è tornato al suo primo amore, deve fare i conti con qualcosa di imponderabile che potrebbe mettere a rischio il prosieguo della stagione e di conseguenza anche la promozione in Serie B del Monza, capolista nel girone A con sedici punti di vantaggio seconda, prima dell'interruzione forzata del campionato, a causa dell'emergenza sanitaria. Per questo Galliani ha promesso battaglia, opponendosi con forza all'ipotesi di un annullamento dei tornei, provvedimento adottato da altre federazioni sportive italiane: "Non accetteremo mai di rimanere in C - ha dichiarato a Radio 24 - perché questo campionato lo abbiamo vinto e se accadesse ricorreremmo ovunque. Non è pensabile che il Monza possa rimanere in C dopo tutto quello che abbiamo fatto. Abbiamo 16 punti di vantaggio sulla seconda in classifica e 11 giornate da giocare. Speriamo che si possa concludere il campionato e che ci venga riconosciuto questo vantaggio abissale". 

Galliani ha detto la sua anche sulla ipotesi di un taglio agli stipendi in Serie C, attuabile secondo il dirigente brianzolo solo con i doverosi distinguo: "Serve lavorare caso per caso 1:2000 è il rapporto fra il calciatore più pagato della Serie A e quello che guadagna meno in Serie C. E’ impossibile lavorare con uno stesso metodo. Serve trovare una soluzione in base alle varie realtà".

L'AD biancorosso formula una proposta per uscire dalla crisi: "Serie A, B e C da 20 squadre professionistiche e poi un campionato cuscinetto che oscilli tra C e D di semiprofessionismo. In Lega Pro non può reggere un sistema da 60 squadre, soprattutto con club che con il virus si sono impoveriti. Oggi il 70% dei calciatori di Serie C guadagna meno di 50.000 euro lordi, che futuro può esserci? Si rischia di far giocare nel campionato di C i ragazzini della Berretti al minimo contrattuale di 20mila euro lordi, ma che senso avrebbe un campionato di C in questa condizione? Meglio ridurlo a venti squadre".