La protesta dei giocatori: usate la ragione. Si rischia di andare a casa tutti e subito
Le proteste dell’Associazione Calciatori? In tutta sincerità, sono solo discorsi di lana caprina. Talmente povere nelle espressioni che lasciano spazi inediti all’interpretazione generale. Tanto da far pensare, anche, che alla fonte si possa celare qualche altra recondita amenità non ancora posta sul tavolo delle trattative.
La prossima Assemblea di Lega Pro offre ai presidenti l’opportunità di dimostrare tutta la loro compattezza. Nei concetti, nella progettualità e nella programmazione.
L’occasione è ghiotta. Per oltre trenta anni, gli eventi negativi lo hanno documentato, questo ambiente è vissuto al di sopra delle proprie, reali, possibilità economiche. La riforma rappresenta una svolta nella struttura dei campionati. Deve rappresentare anche un cambio radicale nelle gestioni finanziarie delle Società.
L’ A.I.C. ed i suoi iscritti debbono dimostrare la maturità per comprenderlo. Esiste una nuova logica imposta dalla crisi che coinvolge tutto il Paese. Fior di laureati, promossi a suon di 110 e lode, pur di lavorare percepiscono compensi irrisori per le loro capacità professionali, nettamente al di sotto dei mille euro mensili. Sarebbe opportuno che in Assocalciatori riflettessero con particolare attenzione su questo aspetto.
Soldi non ce ne sono più, e non solo nel calcio di terza serie. Se ne sono resi conto? Dalla prossima stagione per di più, con la Lega Pro unica, verranno a mancare ulteriori 300 posti di lavoro. Mi domando: ci dobbiamo aspettare altre reprimende?
Il contendere non può essere rappresentato da una regola la cui applicazione lascia ampio spazio alla decisione personale di ogni presidente. Ognuno può scegliere liberamente, nel comporre la rosa dei calciatori, a seconda delle proprie disponibilità economiche e delle proprie ambizioni. Facendo sempre salvo, in ogni caso, quel principio di una sana gestione economica. Un corretto equilibrio tra costi e ricavi.
Recenti esperienze ci hanno dimostrato l’impossibilità totale, di chiunque, di portare avanti gestioni in perdita.
Ho sentito disquisire sulle facili illusioni che si creano nella testa di tanti giovani che, in virtù delle nuove regole, si credono professionisti del calcio, non lo saranno mai. Il discorso è molto più complesso. Nasce dalle scuole calcio e prosegue nei settori giovanili.
L’aggravio del costo del lavoro, esorbitante in categoria, toglie lo spazio necessario per gli investimenti nell’addestramento tecnico dei giovani. Allora si va alla ricerca del risparmio. Per questo motivo tanti presidenti, troppe Società, preferiscono affidare a terzi, il più delle volte a gente impreparata e senza scrupoli, la gestione dei settori giovanili. I risultati sono sempre gli stessi: scandalosi.
Ecco me lo conceda Associazione Calciatori. Questa è una “battaglia”, mai focalizzata con la dovuta attenzione, da combattere. Con pervicacia, programmazione e collaborazione. Confrontandosi con tutte le componenti del mondo del calcio. Se si vuole fare, veramente, qualcosa di costruttivo.
E allora, certamente, il giovane che arriverà a firmare un contratto economico lo farà solo per meriti, avendo intatte tutte le possibilità, a seconda delle capacità, per affermarsi anche in categorie superiori. In tutto questo ci sarà una logica ed una ragione.
Ci si rammenti, nel frattempo, se si vogliono realmente salvare i posti di lavoro a chi, oggi, ha avuto la fortuna di aver fatto di un gioco il proprio lavoro, che gli stipendi da “…anta mila”, in questa categoria, (come del resto in serie D) non si possono più pagare. Non ce ne sono più.
Altrimenti si rischia di andare a casa tutti e subito. Sarebbe una soluzione?
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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