La regola dell’età media è un falso problema
Premetto che io faccio il tifo per il gioco del calcio. Proprio per questo mi rifiuto di comprendere questo polverone che si vuole alzare, con il passa parola telematico… “che vada in campo chi se lo merita”. Logicamente parliamo di Lega Pro.
Facciamo però tutti finta che quella categoria si è persa per strada ben 21 Società, a causa di gravi difficoltà finanziarie ed in due sole stagioni. E che quest’ anno si è potuto mantenere il numero di 69 iscritte grazie ad un gruppo, corposo, di ripescate.
Già. Facendo proprio ricorso a quel sistema tanto osteggiato quanto vituperato, nel recente passato, dai piani alti di via Allegri.
L’Associazione Calciatori non ha inteso incidere, allora e come era nel suo diritto, a tutela dei propri iscritti, sulle decisioni assunte dal Consiglio Federale a consuntivo di recenti stagioni sportive. Nel breve volgere di due campionati sono evaporati qualcosa come 700 posti di lavoro. Di soli calciatori professionisti. Per non parlare delle professionalità complementari e dei settori giovanili. Nessuno però ha gridato allo scandalo. In definitiva è bastato addivenire allora e temporaneamente, al baratto di qualche situazione minimale. Si è tralasciato di affrontare e risolvere, per tempo, l’emergente problema di fondo sulla occupazione che, guardiamo in faccia la realtà, coinvolge tutti i calciatori in età di contratto. Non soltanto i così detti “over” o fuori quota, che dir si voglia.
La realtà è una ed incontrovertibile. Non ci fosse la distribuzione delle risorse finanziarie, derivanti sia dalle provvidenze federali a qualsiasi tipo denominate che dagli introiti per i diritti televisivi ( ex legge Melandri), la quasi totalità delle Società di Lega Pro sarebbero al collasso.
Sanno bene in Associazione Calciatori di quanto è corposo il contenzioso, presso il Collegio Arbitrale, per le vertenze economiche di ex tesserati di Società radiate a causa di inadempienze economiche. Pratiche di due o tre stagioni orsono che sono ancora in attesa di definizione ed erogazione finanziaria.
E’ nella considerazione dell’immaginario generale che si crea il malinteso. Si sorvola sull’evidenza reale. Un “minimo federale” al lordo, la retribuzione spettante ad un calciatore in odore di primo contratto, comprensivo di vitto ed alloggio e di eventuale parcella per Agente Fifa costa, a qualunque Società, qualcosa come 35 mila euro.
Poi ne conosco a iosa, per esperienza personale, di contratti al netto, a cinque ed anche a sei zeri, più alloggio ed ammennicoli vari. Sottoscritti con sotterfugi diversi, per sfruttamento dell’ immagine o di quant’ altro. Il tutto per cercare eludere parte della contribuzione. E un giorno mi dovranno anche spiegare quale immagine potrebbe sfruttare, la Società di appartenenza, per un calciatore tesserato in Lega Pro.
Qualcuno si interrogherà sul perchè di questo lungo preambolo. Semplice. Il problema vero è solamente finanziario. In Italia soltanto poche Società, a tutti i livelli, riescono a chiudere il bilancio in pareggio. Forse si contano con le dita di una mano.
In tutte le categorie l’incidenza più gravosa è quella del costo del lavoro. Nessun imprenditore può permettersi oggi il lusso di gestioni con voli pindarici dal punto di vista economico. La crisi finanziaria in atto sul territorio nazionale allontana dal calcio qualsiasi imprenditore che non ne sia già coinvolto. I controlli, imposti dalle leggi di Stato, sulla movimentazione del denaro incutono timore anche ai dirigenti più temerari.
Ecco quindi che quello degli “over” diventa un finto problema. I calciatori bravi hanno sempre giocato sempre e sotto tutte le latitudini. Qualunque fossero le regole. Ho visto oggi una foto di Hubner, inserita nel circolo telematico, che si associava alla “contestazione”. Non ci potrebbe essere conferma migliore a quanto ho esposto sopra. Proprio lui, arrivato non più giovanissimo in categoria, scovato a quel tempo tra i dilettanti, dal mio amico Loris Servadio che lo portò a Fano. Poi ha avuto una lunga carriera guadagnandosi la “pagnotta” a suon di sudore e gol. In tutte le categorie ed in età avanzata. Per un atleta.
Allora. Più che dissertare sull’ età di chi deve o meno “sudarsi la maglia” ( come si usa dire in gergo) non sarebbe più opportuno sedersi, accordarsi e regolamentare qualche altro aspetto della gestione finanziaria e tecnica.
Qualcosa di determinante a salvaguardia di società e calciatori. Per la solidità della categoria e per il consolidamento del posto di lavoro. Senza il pericolo di radiazioni e ripescaggi ad ogni cantar del gallo.
Un’ idea? E se si accettasse, in virtù della crisi finanziaria in atto, di mettere un calmiere sui compensi di tutti?
Certamente con regole e controlli ad hoc, no 'tanto per'.
Chi sgarra paga! E salato.
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