L’allarmante sfogo di Macalli sulla scarsa “salute” di qualche club. Questa Serie D inutile e dal giro di denaro virtuale. Il “trita” allenatori: il passatempo più gradito dei presidenti

L’allarmante sfogo di Macalli sulla scarsa “salute” di qualche club. Questa Serie D inutile e dal giro di denaro virtuale. Il “trita” allenatori: il passatempo più gradito dei presidenti
giovedì 9 gennaio 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Abbiamo tutti letto, nei giorni scorsi, lo “sfogo” di Mario Macalli. Il presidente di Lega Pro ha affondato pesantemente. Con il dito puntato sulla scarsa solvibilità economica e sulla poca salute di bilancio di alcune Società. Dal fallimento, peraltro annunciato, dell’Ascoli. Alle difficoltà palesate dal retrocesso Vicenza. Il timore, seppur inespresso, di andare incontro, per l’ ennesima volta, ad una situazione particolare in sede di iscrizioni al prossimo campionato di Lega Pro. Il dover sempre ricorrere, come consuetudine degli ultimi anni, a imbarazzanti decisioni sui ripescaggi. Un palliativo. Come una comune pillola per il raffreddore. Che stura si il naso, ma solo per poche ore.   

Il problema, nella realtà ha radici ben più profonde. Situazioni che escludendo la serie A, appartengono a tutte le altre categorie. Tremano alcune Società di serie B, non solo il Bari che  la famiglia Matarrese ha deciso di porre in autogestione. Anche in altri casi l’ ipotesi di retrocessione potrebbe spalancare le porte di pericolose gestioni prefallimentari.

E’ il sistema nel suo complesso che traballa. Recentemente abbiamo evidenziato l’ inutilità del campionato di serie D così come è strutturato. I sedici ripescaggi dell’ ultima stagione, le radiazioni, le squadre che non si presentano in campo, quelle che si schierano con gli juniores. Le sconfitte a tavolino o con punteggi tennistici, gli svincoli collettivi, le penalizzazioni. Su tutto però si evidenzia l’ approssimazione dei dirigenti. Accordi economici, dalle cifre faraoniche per la categoria, puntualmente disattesi. In serie D non esistono controlli. Anche in caso di controversie passano stagioni intere prima che si proceda con le sanzioni. La conferma? Il Nardò radiato a poche giornate dall’ inizio dell’ attuale campionato.

Puntualità nei pagamenti? Solo e soltanto un optional! Squadre che sono al vertice dei rispettivi gironi, arretrate di tre o quattro mensilità nel pagamento dei compensi ai tesserati. Una vergogna.

La domanda da rivolgere a Tavecchio è sempre la stessa: a chi serve questa struttura pachidermica? Costruita su giri di denaro virtuale e composta in gran parte da Società sprovviste della necessaria copertura finanziaria. E queste, non avendo solidità alla base, come possono pensare di iscriversi, eventualmente, ad un campionato professionistico!

La riforma dei campionati di Lega Pro, fortemente voluta dal Palazzo, aveva alla fonte il compito di scremare. Un repulisti totale, tale da escludere, per sempre, gli inadempienti. Il motto in voga per tutti: puntualità nei pagamenti, gestioni “pulite” e “salute” dei bilanci. Finalmente un percorso di addio alle penalizzazioni, ai ripescaggi, alle plusvalenze di comodo. Questo nelle aspettative.

Strada facendo ci si è accorti che questo cammino è irto di difficoltà. Anche in Lega Pro sono stati monitorati alcuni stati di sofferenza. Da qui lo “sfogo” di Macalli che chiede addirittura controlli più accurati. A breve, purtroppo, aspettiamoci deferimenti e penalizzazioni. Le classifiche non rimarranno le stesse.

Nel frattempo nel tritatutto dei presidenti finiscono ancora gli allenatori. Le ultime notizie coinvolgono Cuneo e Martina. In totale siamo intorno ai trenta esoneri. Senza dubbio un record.

In molti casi manca la più elementare delle programmazioni. Alle volte sbagliano anche gli allenatori che, pur di sedersi in panchina, si imbucano in situazioni disperate. Tutto nei canoni, per carità.

Cari presidenti, vorrei però rammentarvi che le nozze non si fanno mai con i fichi secchi.