Lecce e Frosinone, la colpa è di tutte e due. SudTirol, indagini non chiacchiere. Tuttocuoio, quando non cambiare il mister ti regala la salvezza

Lecce e Frosinone, la colpa è di tutte e due. SudTirol, indagini non chiacchiere. Tuttocuoio, quando non cambiare il mister ti regala la salvezza
© foto di @TLP
domenica 15 giugno 2014, 13:55Il Punto
di Alì LOLLI
Alì Lolli, allenatore di base "UEFA B" ed ex calciatore professionista, con oltre dieci anni di Serie C e Lega Pro con le maglie di Teramo, Catania, Paternò, Lanciano, Padova, Grosseto, Ternana, Taranto, Cassino e Pomezia.

I dopo gara delle finali play-off hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse stato il bisogno, quanto conta il salto in Serie B. Le brutte scene viste allo stadio Matusa di Frosinone tra ciociari e il Lecce e le pesanti dichiarazioni rilasciate dopo l'altra finale con la Pro Vercelli dai dirigenti del SudTirol nei confronti dell'arbitraggio e la sua designazione rendono perfettamente l'idea di quanto sia difficile accettare le sconfitte.

La promozione spesso è vitale per la sopravvivenza dei Club, soprattutto se gli investimenti per ottenerla sono stati smisurati come in casa Lecce, tanto da caricare gli ambienti non solo di sana carica agonistica, ma anche di ansie, stress ed isterismi che inevitabilmente rischiano di sfociare nel modo peggiore. Quello che è successo dopo il triplice fischio tra salentini e Frosinone è inaccettabile, anche se sono arrivate le scuse di gran parte dei tesserati coinvolti, ma non può bastare la classica frase fatta "scusate ho perso la testa" per giustificare gesti, comportamenti e dichiarazioni diseducative.
Quello che dispiace, anche in campo giornalistico, sono tutti icoloro che si affannano a giustificare l'una o l'altra squadra: hanno sbagliato tutti. Basti leggere il comunicato: da un lato c'è una mega-multa, dall'altra maxi-squalifiche. La colpevolezza degli avversari NON esclude la propria.

Da anni si parla di stadi accoglienti per famiglie e bambini, allora tutti dovremmo essere più intelligenti anche dentro il rettangolo verde, perché di certo non si possono regalare spettacoli del genere. Trasformare uno stadio allestito a festa in un ring a cielo aperto non contribuisce a nessuna crescita, ancor più grave se a partecipare alla rissa sono giocatori, Ciofani e company, di un certo spessore, ed un tecnico, Lerda, che dovrebbe avere la freddezza per ricordarsi d'essere anche un educatore. Chi provoca e chi cede alle provocazione sbaglia alla stessa maniera, ma il buon senso deve sempre e comunque prendere il sopravvento.

A tal proposito ricordo volentieri un lontano 9 giugno 2002, finale play off Taranto-Catania con venticinque mila persone allo Iacovone. Giocavo con i siciliani e, quel giorno, ero seduto in panchina, smanioso di festeggiare, al fianco di Riccardo Gaucci (Presidente) ed il tandem Pellegrino-Graziani (allenatori). Avevo appena vent'anni e ricordo che la tensione dentro e fuori dal campo si tagliava a fette. Dopo il triplice fischio che ci regalò la B scaramucce, spintoni e provocazioni furono inevitabili, così ci fu chiesto dal Taranto stesso di proseguire i festeggiamenti dentro gli spogliatoi e tutto filò per il verso giusto anche grazie alla pacatezza ed il sangue freddo del nostro staff tecnico.

Cambiando campo ci dispiace che una squadra sempre corretta come il Sud Tirol si sia sfogata in maniera così dura contro l'intero sistema arbitrale. In questo caso per i biancorossi il salto di categoria non era preventivabile a inizio campionato ma si può comprendere benissimo la delusione. Quello che non possiamo accettare, invece, sono le continue critiche agli arbitraggi, un malcostume troppo frequente. E' vero, i direttori di gara sbagliano e sono determinanti, ed io per primo quando giocavo ho avuto spesso da recriminare, ma vedere sempre il complotto dietro le decisioni arbitrali può trasformarsi in un pericoloso alibi, per nascondere quei limiti che sono causa delle stesse sconfitte.
Per essere costruttive e migliorative, le critiche o le accuse devono essere seguite dai fatti e se il Sud Tirol e chi lo rappresenta lo ritenesse valido che vada a fondo con le indagini incaricando i suoi legali, altrimenti sparare a zero serve solo per alzare degl'inutili polveroni e contribuire al caos.

Le promozioni e le retrocessioni continueranno a determinare le sorti della società nella riprogrammazione del futuro. Quanti esempi, negli anni passati, abbiamo avuto di Club falliti da li a poco per il mancato raggiungimento dei propri obiettivi?  Ecco, il grande merito che accomuna il Frosinone e la Pro Vercelli: aver ricostruito in breve tempo, dopo le deludenti retrocessioni, l'ambiente giusto per tornare a vincere. Il percorso delle due società è da applausi, perché capaci non solo di rispettare i bilanci e gli impegni ma anche di puntare su tecnici, Stellone e Scazzola; italiani, giovani e preparati che con meritocrazia sono arrivati al salto in prima squadra dopo una splendida gavetta nel settore giovanile della stessa società. Vista da fuori sembrerebbe un modello perfetto da "copia e incolla" estendibile per tutti.

Discorso analogo, con le dovute proporzione, vale per il Tuttocuoio, piccola realtà capace di ritagliarsi uno spazio importante, raggiungendo con merito la salvezza credendo ciecamente nel progetto e nella guida tecnica di mister Alvini che è rimasto stabilmente al suo posto anche dopo una serie di sette sconfitte e due pari in nove gare consecutive di campionato. Quale società avrebbe insistito a dar fiducia nel suo tecnico? Segno evidente che l'Italia sarà anche il paese dei tanti allenatori ma che cambiare a tutti i costi non è per forza la via per i risultati.

Si chiude così, il tanto discusso anno sabbatico delle riforme in Lega Pro, ma quello che verrà sarà veramente l'anno zero della terza serie? Le prime indicazione le avremo a breve quando scadranno i termini per presentare le iscrizioni e le garanzie economiche. Sarà un Lega finalmente solida o ci sarà ancora molto da ristrutturare?