PRENDETE UNA DECISIONE

09.03.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
PRENDETE UNA DECISIONE

Sembra che nessuno ne abbia il coraggio. Col Paese in preda alla difficile gestione della diffusione del contagio da coronavirus, il sistema calcio trova l’ennesima occasione per trasmettere una pessima immagine di sé. Nel timore di prendere la scelta peggiore, non si decide niente. Siamo reduci da una settimana in cui abbiamo giocato al balletto delle responsabilità: la Lega Serie A che aspetta il governo, il governo che rimanda la palla agli inadeguati signori del pallone. Alla fine il messaggio arrivato è stato: giochiamo, ma a porte chiuse. Poi il precipitare degli eventi, una comunicazione istituzionale da quarto mondo (i decreti si fanno, non si anticipano), e l’ennesima domenica surreale. 

L’immagine è quella dei giocatori di Parma-SPAL, pronti a entrare in campo e rimandati momentaneamente negli spogliatoi. Perché il ministro Spadafora si è svegliato a cinque minuti dall’inizio della partita: “Bisogna sospendere il campionato”. Dopo che la Serie B ha giocato quasi per intero il suo programma della giornata. Buongiorno. Pensavamo ci fosse qualcuno deputato a prendere le decisioni, scopriamo che nessuno ne ha il coraggio. Tommasi replica sonnacchioso: “Fermiamo tutto”. Anche lì, pasticcio comunicativo: gira una bozza di proclama di sciopero, i calciatori si confrontano, decidono che no, non spetta a loro una mossa del genere. Anche perché c’è chi vuole giocare e chi no. Nel frattempo la bozza finisce online e viene annunciato (dai media) uno sciopero che l’assocalciatori non ha indetto. Mentre i suoi affiliati vanno in campo.

Juventus-Inter si è giocata. Bene, ora abbiamo bisogno di qualcuno che sappia prendersi le responsabilità. E nel caso assumere la decisione più dura. Perché tanto la peggiore è sempre quella di non decidere niente. Il calcio può andare avanti? Forse sì, con le dovute precauzioni e limitazioni. Come vanno avanti tanti altri settori lavorativi della nostra Italia. Il calcio deve andare avanti? Assolutamente no. Non è indispensabile: stiamo sacrificando molto, riusciremo a rinunciare anche a questo per un po’. E lo dice chi da domani non saprebbe cosa raccontarvi, senza un pallone che rotola. Ma per tempi estremi servono misure estreme. Davanti alle proteste della UEFA sapremo opporre le ragioni della salute, di un Paese che è in zona rossa nella sua parte più produttiva e sa rinunciare al panem et circenses. Di almeno 2,500 sportivi professionisti (il conto è a spanne) che sono persone come noi, soltanto in alcuni casi guadagnano un po’ di più, ma hanno tutti diritto a tutelare sé stessi e i propri cari. Di tutti gli altri lavoratori che non possono fermarsi perché il calcio non è solo giocatori. Oppure no, se chi deciderà riterrà che sia il caso di continuare. Non abbiamo bisogno che il calcio si fermi o continui. Abbiamo bisogno di qualcuno cui ci possiamo fidare, che ci faccia sentire un po’ più tranquilli anche mentre i media scatenano il panico. Che ci dica: è così o non è così. Ma lo dica una volta per tutte, senza ripensamenti, senza dare l’impressione che le sue scelte siano mosse un po’ dal caso e per il resto dal sentimento popolare. Abbiamo bisogno di qualcuno che prenda delle decisioni. È davvero così difficile?