RINNOVAMENTO IN LEGA PRO E VOLONTA' DI FARLO: SUL PROGETTO GIOVANI IO LA PENSO COSì ...

RINNOVAMENTO IN LEGA PRO E VOLONTA' DI FARLO: SUL PROGETTO GIOVANI IO LA PENSO COSì ...
Vittorio Galigani
giovedì 24 marzo 2011, 09:55Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, espertissimo dirigente, da 35 anni nel mondo del calcio. Già Direttore Generale di club come Verona, Ternana, Taranto, Fano, Cagliari e Pescara.

Una ventata di rinnovamento e una decisa volontà di grande programmazione. Questo il desiderio progettuale di Michel Platini, riconfermato per acclamazione alla presidenza dell’UEFA, nei giorni scorsi.
Fair play finanziario, nel significato più esteso delle parole e massima tutela del calcio per i giovani, affinché in futuro, possano continuare a giocarlo, sono le aspettative più importanti, nel progetto dell’ex fuoriclasse transalpino. Salute dei bilanci e gestioni economiche trasparenti sono diventati argomenti del vivere quotidiano, non a caso dalle nostre parti si parla sempre con maggiore insistenza della riforma dei campionati, soprattutto in Lega Pro, ma anche in Serie B.

In questo contesto, in via Allegri, si argomenta con interesse sempre più crescente sull’opportunità di inserimento di giovani leve, anche con rappresentative nazionali under 21, nei campionati organizzati dalle due Leghe sopra menzionate.
Giusta le considerazione fatta dai nostri Organi federali: i giovani di nazionalità italiana, che giocano nelle competizioni internazionali di club, in questo ultimo periodo, si possono contare con le dita di una mano. Stiamo scivolando in condizioni qualitative di degrado tecnico. Squadre nazionali e di club, stranieri, ci insegnano come, nelle loro fila, fior di giovanotti, nati negli anni ’91, ’92, ed anche ’93 dalle pregevoli qualità tecnico – agonistiche, sono considerati titolari inamovibili. I nostri giovani, invece, non trovano spazio nelle rispettive squadre, ma in Italia, se vogliamo approfondire il discorso, nelle squadre di club, non trovano tanto spazio neanche i calciatori “ under “ provenienti da federazioni straniere. Diciamo che sarà, forse, una questione di mentalità, di pressione psicologica delle piazze, di responsabilità, diciamo anche di scuola di pensiero; di concreto, nelle nostre squadre di club, lo spazio concesso a giovani talenti è minimale. Per assurdo,un allenatore, in qualsiasi categoria, mette dentro tre ragazzini e perde due partite,viene cacciato.

Domanda. La squadra nazionale “Under 21“ dovrebbe essere, nel nostro Paese, la fucina per la rappresentativa maggiore, ma dei ragazzi che ne fanno parte, quanti sono i titolari nelle squadre di rispettiva appartenenza?
La riforma, tanto attesa, non dovrebbe interessare soltanto i campionati maggiori, ma anche quelli giovanili. Che senso ha, infatti, una Primavera con limite di età ai ventuno anni o una Berretti che permette di scendere in campo con due fuori quota, peraltro senza alcuna limitazione riferita all’anno di nascita? E non ditemi che si fa per favorire l’eventuale recupero degli infortunati, per cortesia. Indubbiamente è un progetto che va implementato nel tempo, che prevede un percorso pluriennale e nemmeno a scadenza tanto breve, che coinvolgerebbe, inevitabilmente, un altro problema annoso, ed altrettanto determinante, della programmazione calcistica giovanile, quello dell’impiantistica sportiva, ma che, come se ne fa portavoce lo stesso Platini, se i giovani debbono continuare a giocare a calcio, va affrontato con grande serietà di intenti.

Dice, ma perché tutto questo preambolo? Nei giorni scorsi abbiamo letto di una proposta nata dal commissario tecnico della Nazionale, Cesare Prandelli, avallata dal vice presidente federale Albertini e con il bene placito di Arrigo Sacchi, buttata lì, senza un progetto ben definito, forse per sentire il parere, in via preliminare, degli addetti ai lavori, di una Rappresentativa Under 21 da far giocare, fuori classifica, nei campionati di SerieBwin o di Lega Pro. L’idea, di per se stessa, è senza dubbio lodevole e da perseguire. In altre nazioni come in Spagna per esempio, club come Real Madrid e Barcellona fanno disputare, alle loro seconde linee, il campionato cadetti, ma è risaputo che, quelle scuole di pensiero, sono distanti anni luce dalle nostre. (Il Barcellona, sappiamo, schiera costantemente, in prima squadra, cinque, sei elementi cresciuti nel proprio vivaio). Ben vengano queste idee innovative a patto che, nel tempo, non si creino ulteriori distonie ed al proposito poniamoci un primo problema da risolvere.

E’ un po’ il caso del giorno, tra l’altro: pensiamo a Lorenzo Insigne, il talentino che il Napoli ha girato in questa stagione al Foggia, che è determinante nell’economia di gioco della squadra di Zeman, dove lo vorremmo far giocare?
Ritengo che nessuna squadra, né tra i cadetti né il Lega Pro, potrebbe mai cedere alla rappresentativa “Under 21” un giocatore determinante, con il suo rendimento, per i risultati e la classifica del club di appartenenza.
Resta poi da stabilire quali sarebbero i criteri di scelta dei componenti l’eventuale rosa della così detta “ nazionale “ di categoria.
Domanda lecita. Ove si propendesse, ad esempio, per la Lega Pro, che, attualmente, vanta in Prima Divisione due gironi e dove è prevista, nelle prossime stagioni, la ristrutturazione più radicale dei campionati, quante dovrebbero essere, le rappresentative ?
Oppure: nel campionato di Serie Bwin, giocano attualmente ventidue club ed è già un torneo estenuante per numero di partite giocate, senza considerare Play off e out. Come potrebbe essere sopportato l’inserimento di un team che gioca fuori classifica? E a discapito di chi? I quesiti sono tanti e anche di difficile soluzione.

Aver realizzato, dopo tante stagioni infruttuose, che esiste, comunque, una necessità di rinnovamento tecnico generazionale e che, per di più, partorisce, dalla riconosciuta esperienza dell’ “Intellighenzia“, attualmente al vertice del preposto Organo federale, fa però ben sperare che si voglia iniziare un percorso che riporti il calcio nostrano, nei tempi e nelle modalità previste da una programmazione capillare ed oculata, in quelle posizioni, di preminenza mondiale, che da sempre gli sono consone.

Ben vengano, quindi, proposte innovative e ben vengano tavoli di confronto costruttivi dove tutte le componenti, Leghe incluse, si facciano portavoce di iniziative da intraprendere, talmente interessanti, da tutelare il calcio e da permettere ai nostri figli di continuare a giocare a “ pallone “, come saggiamente asserisce Michel Platini.