Ripescaggi, il classico vizietto tutto italico che surriscalda l'estate. La storia? Vale meno di una matricola. Soprattutto se non hai uno stadio a norma
Lecce-Frosinone per il paradiso della B, Porto Tolle-Forlì e Arzanese-Tuttocuoio per scongiurare l'incubo serie D e mantenere la tanto agognata Lega Pro. Iniziano oggi le finali play-off e play-out che valgono un'intera stagione: il 7 e 8 giugno, al ritorno, si sapranno le ultime definitive squadre che disputeranno il campionato 2014/15. Eppure per chi ha lottato sino alla fine ma non c'è l'ha fatta e soprattutto per chi ha i giusti requisiti, il sogno può ancora riaccendersi e realizzarsi. Infatti un'altra strada c'è, ormai da anni, e sono i ripescaggi. Una pratica tutta italiana che da possibilità è ormai diventata una prassi, una scappatoia trasformata quasi in regola. Ad oggi l'unico posto sicuramente da colmare è quello lasciato vuoto dall'esclusione della Nocerina, ma durante questa "calda" estate, il rischio che qualcun'altra possa inciampare lasciando il campo libero è alto: da alcune piazze del Sud come Ischia e Reggio non giungono, infatti, segnali positivi.
Per chi vorrà ricominciare tentando l'ingresso dalla finestra arriveranno le verifiche sui conti e ci sarà grande attenzione alle scadenze da rispettare: chi non sarà in regola sarà escluso istantaneamente, senza se e senza ma. Tante, sulla carta, le candidate in lizza: tra tutte quelle società retrocesse dalla seconda divisione più quelle che hanno disputato i play-off di serie D numerose sembrano essere le richieste. In pratica, escludendo Bra, Bellaria, Castiglione, Castel Rigone e Gavorrano, le altre un pensierino alla domanda di ripescaggio lo stanno facendo. Per tutte un indicazione precisa: se lo stadio non è omologato ed a norma per il campionato di Lega Pro è inutile presentarsi. Per questo sembra partita la corsa contro il tempo di alcune società, forti finanziariamente e con i conti a posto, per mettere a posto lo stadio. Una sistemazione, però, che avverrà solo in caso di accesso ai Pro: in un'epoca difficile finanziariamente, omologare uno stadio per la Lega Pro e poi giocare in Serie D può essere un colpo letale per le finanze.
Un colpo semi-letale, intanto, sembra averlo dato il nuovo regolamento: la storia del Club, terzo criterio dopo posizione in campionato e numero spettatori, non vorrà dire passato glorioso ma recente, stabilito dall'anno della matricola della società. Per intenderci, città blasonate come Taranto, Arezzo, Piacenza e Sassari potrebbero essere escluse perché rinate troppo recentemente dai rispettivi fallimenti.
Questo nuovo criterio, potrebbe favorire ambienti con meno tradizione, ma dove hanno saputo mantenere i conti in regola e non hanno abbandonato il progetto nonostante retrocessioni o mancate promozione, tipica brutta abitudine del nostro calcio. Si aprono possibilità, quindi, per tutte le retrocesse con svariati campionati alle spalle: anche chi ha chiuso questa stagione nelle retrovie potrebbe farcela. Sono già tutti con la calcolatrice in mano, pronti a calcolare i propri coefficienti. E sono anche tutti pronti a gufare chi retrocederà dai play-out: la speranza delle escluse è che vadano giù i club con meno storia alle spalle.
Si preannuncia uno scenario quanto meno particolare dall'esito per nulla scontato perché, a mio parere, le richieste di ripescaggio saranno numerose sia per il fascino della Lega unica, sia perché la generale crisi ha suggerito, intelligentemente, un alleggerimento delle pretese economiche, con l'abolizione del fondo perduto (200.000,00 euro) e la fideiussione supplementare (600.000,00 euro).
Chiudo, con una riflessione: ci siamo ormai abituati ad una prassi, quella dei ripescaggi, che in realtà è indice di un sistema calcio, soprattutto quello di terza serie, troppo fragile e il mio auspicio è quello che la riduzione delle squadre e la Lega unica irrobustisca la struttura tanto da arrivare un giorno ad eliminare questa spiacevole necessità.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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