Serie C quasi indenne all'esame Covisoc, ma è presto per cantare vittoria. Il paradosso del Lecco: tolleranza zero o buonsenso? Basta essere coerenti
In Lega Pro si attendeva la data del 30 giugno con un certo timore, un po’ come se si fosse di fronte a una resa dei conti con tante squadre in bilico tra la regolare iscrizione al campionato e il baratro, almeno questo era ciò che si annusava. E invece contrordine niente scenari apocalittici: alla fine l’unica domanda bocciata dalla Covisoc è stata quella del Siena, la cui situazione complicata (per usare un eufemismo) peraltro era già nota da tempo anche agli osservatori più distratti. Il bilancio è meno pesante del previsto: poteva andare decisamente peggio è vero, ma attenzione a non far passare un messaggio sbagliato. Va preso atto che 58 dei 60 club aventi diritto hanno superato il tanto temuto esame dei conti, la cronaca racconta questo, ma ciò non vuol dire che siano tutte rose e fiori.
La guardia deve restare alta, così come il monitoraggio sullo stato di salute generale del sistema. Del resto è l’esperienza che ce lo insegna, abbiamo una ricca giurisprudenza di società che riescono a iscriversi col fiatone gettando fumo negli occhi e poi terminano la stagione in apnea, disattendendo i loro impegni prima di inabissarsi e lasciare così le rispettive tifoserie nello sconforto totale. Per questo ci sembra presto per cantare vittoria, perché la sorpresa è sempre dietro l'angolo. La realtà nuda e cruda dei fatti rischia di smentire le conclusioni troppo frettolose dei mesi precedenti per presentarci un conto decisamente salato più avanti. E se certe crisi a dire il vero non stupiscono granchè, per la scarsa consistenza dei progetti tecnici e la precarietà economica delle impalcature societarie che le sostengono, altre fanno riflettere perché colpiscono realtà insospettabili. Emblematico in tal senso il caso del Pordenone, costretto a ripartire dalle serie inferiori dopo essere stato etichettato negli anni come modello di riferimento da seguire.
Piuttosto ingarbugliata la situazione al piano di sopra, dove si corre il rischio di equiparare due casi in realtà profondamente diversi tra di loro: per una Reggina che, a torto o a ragione, combatte in maniera coerente la propria battaglia di diritto convinta di essere nel giusto, c'è un Lecco che dopo aver conquistato meritatamente sul campo la promozione in B inseguita da 50 anni se la vede sottrarre per una firma arrivata con qualche ora di ritardo col paradosso di dover ripartire addirittura dalla D. Per carità, a rigor di legge non fa una piega: le norme vengono scritte per essere rispettate, sia pur in tempi particolarmente compressi come quelli che la dirigenza bluceleste si è trovata costretta a fronteggiare, ma in contingenze del genere principi come quelli di buona fede e buonsenso dovrebbero prevalere. Se poi si sceglie di adottare la via della tolleranza zero va benissimo, però che sia sempre così senza distinzioni di sorta. Peccato che la storia dica altro.
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