Tutti contro gli arbitri? Play-out con fischietti di A e B. Una retrocessione può far saltare il banco. Serie D: lo tagliamo un girone?
Ansia e stress: le infermerie devono pensare a questo, altro che strappi e contratture. Gli ultimi 180 minuti di stagione rischiano di diventare casi-studio per psicologi, soprattutto in 2^ Divisione. Tutti vogliono andare in Lega Pro unica, non tutti ci riusciranno. E visto che per diverse società il filo sottile che divide i Pro dai Dilettanti significa sopravvivenza (tradotto, chi scende non è detto che si iscriva), le paure si moltiplicano e paralizzano soprattutto chi scende in campo, rischiando di compromettere stagioni vissute interamente sul bilico dell'ottavo (ma anche nono, decimo, undicesimo e dodicesimo) posto.
Mai i play-out sono stati così vitali nella storia della Lega Pro.
Non mi piacerebbe trovarmi nei panni dei direttori di gara che si troveranno con un fischio a favore o contro a decidere le sorti di un'intera stagione. Anche per loro la pressione sarà altissima, con l'aggravante che nei loro confronti le accuse di incompetenza o, peggio, di malafede, si sprecano. Ormai è diventato lo sport nazionale del lunedi: sparare a zero contro l'arbitro. E' comodo, il diretto interessato non può ribattere (sogno il giorno in cui gli arbitri avranno l'autorizzazione a spiegare su giornali/tv/siti/radio le loro decisioni) e compatti i tifosi contro un bersaglio comune. Non importa se di fronte hai un uomo (o una donna) che ha avuto il coraggio di svolgere il ruolo più difficile ed importante del nostro mondo.
Sarebbe bello, quindi, se per la prima volta i play-out di 2^ Divisione, ma anche i play-off più spinosi nella categoria superiore, venissero affidati a direttori di gara di Serie A e B. So che la mia è una provocazione, ma immaginate quante bocche verrebbero tappate a tutti quei dirigenti e addetti ai lavori che amano scaricare i propri errori sulle giacchette nere. Chi avrebbe il coraggio, da semi-sconosciuto direttore (o mister, o presidente) di provincia, di prendersela con un fischietto di fama nazionale?
Non mi piacerebbe nemmeno trovarmi al posto di quei giocatori che retrocederanno nell'inferno dei dilettanti. In primis perché molte società, vigliaccamente, potrebbero decidere di non pagare gli ultimi stipendi in caso di retrocessione. Poi, perché con meno squadre la possibilità di ingrossare le fila dei disoccupati aumenta a dismisura. Infine perché la certezza del contratto in Serie D è una chimera.
Proprio sul massimo campionato dilettantistico italiano concedetemi un piccolo appunto: Nove gironi e una miriade di squadre, molte delle quali senza solidità economiche che nella maggior parte dei casi non mantengono gli impegni, basterebbero in altri Paesi per mettere in cantiere una riforma. Ma a noi invece non basta. Così come non basta veder disputare un campionato in cui vince solo chi arriva primo, in cui non si sa fino all'ultimo istante se i play-off abbiano valore o meno (due anni fa zero ripescaggi, quello seguente ben cinque!), in cui ci si ostina a parlare di piccoli rimborsi spese nonostante realtà sia ben diversa. Bisogna darci un taglio, simile a quello della Lega Pro: se in Terza Serie andrà via un'intera categoria (quella 2^ Divisione per tanti anni patria del semi-professionismo) perché in Serie D non si può fare a meno di un girone?
Buona Pasqua.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
