TUTTI, O QUASI, SCONTENTI. MA SAREBBE STATO COSÌ PER QUALUNQUE DECISIONE. I NUMERI PER I PLAY OFF C'ERANO, MA ALLA FINE C'È STATO CHI HA PREFERITO LASCIAR PERDERE. ORA SAREBBE IL CASO DI FARE AUTOCRITICA PER L'ENNESIMA OCCASIONE SFUMATA

13.05.2020 00:38 di Tommaso Maschio   Vedi letture
TUTTI, O QUASI, SCONTENTI. MA SAREBBE STATO COSÌ PER QUALUNQUE DECISIONE. I NUMERI PER I PLAY OFF C'ERANO, MA ALLA FINE C'È STATO CHI HA PREFERITO LASCIAR PERDERE. ORA SAREBBE IL CASO DI FARE AUTOCRITICA PER L'ENNESIMA OCCASIONE SFUMATA

Che la decisione di affidare al merito sportivo – e quindi premiare il Carpi – la scelta della quarta promossa (ammesso e non concesso che vi sarà una quarta promossa in Serie B) suscitasse polemiche, rimostranze e quant'altro era logica e scontata. Come lo sarebbe stata qualunque altra decisione che non passasse dal campo. In casi come quelli che stiamo vivendo ormai da oltre due mesi è normale che alla fine ci siano contenti e scontenti, ma certo se c'era la volontà di disputare quantomeno i play off i numeri sarebbero stati a favore di questa soluzione e invece su 28 squadre potenzialmente interessate solo 16 hanno votato per giocarsi il quarto posto sul campo, con l'incognita che comunque in campo prima del prossimo settembre non si potesse tornare. Del resto se la Serie A ancora non ha chiaro in mente quando e come ripartirà, né tanto meno se potrà arrivare a concludere la stagione senza intoppi, e impossibile pensare che in Serie C – dove i problemi sono immensamente più numerosi – la situazione potesse essere più chiara.

Si tratta comunque di una proposta, non di decisioni definitive, che dovrà passare al vaglio del Consiglio Federale che potrebbe anche respingerla rimettendo in gioco l'eventuale quarto posto in Serie B. Diciamo eventuale perché non è detto che la Lega cadetta decida di lasciare invariato il numero di retrocessioni (e promozioni) specialmente qualora non si potesse ripartire. Alla fine potrebbero essere tre le retrocessioni in Serie C e altrettante le promozioni in Serie B con buona pace di chi minaccia guerra nei tribunali. Anche questa, sia chiaro, non sarebbe una soluzione che tutti potrebbero digerire senza colpo ferire, ma probabilmente sarebbe meno attaccabile delle altre.

C'è poi chi spera di accedere in una Serie B extralarge a 40 squadre (e qui davvero bisognerebbe interrogarsi sul merito delle eventuali scelte da operare per raddoppiare il numero di club cadetti) che sarebbe un altro colpo mortale al mondo del calcio e andrebbe a rovinare due categorie in un colpo solo e creando un solco ancora più ampio fra seconda e terza serie che renderebbe ancora più arduo il salto di categoria. Non è travasando un terzo di un campionato in un altro che si risolvono i problemi di sostenibilità del sistema calcio o il taglio, oggi più che mai necessario, ai 100 club professionistici presenti in Italia. Tutti sappiamo che sono troppi, che va effettuata una sfoltita, lo sappiamo ormai da anni, ma poco di concreto si è fatto per trovare una valida soluzione a questo annoso problema a causa del solito individualismo del nostro calcio che raramente – per non dire mai – riesce davvero a pensare in maniera comunitaria e ragionare “di sistema”. Parola quest'ultima fin troppo abusata in questi lunghi mesi in cui ancora non si è arrivati a decisioni definitive su praticamente nulla e con la sola Lega Pro ad aver preso delle posizioni chiare seppur non definitive visto che manca l'ultimo passaggio.

Alla fine gli scontenti sono la maggioranza, o comunque più dei contenti, ma non possono che prendersela con se stessi vista l'incapacità di trovare soluzioni concrete. Ma si sa, spesso è più facile prendersela con gli altri, addossare a loro le colpe, che non fare autocritica e prendersi le proprie responsabilità.