ESCLUSIVA TLP - AIC, Calcagno: "Grandi e piccole piazze: ecco la bellezza della Lega Pro. Peccato per le violenze contro i giocatori"
L'Assocalciatori, in questo mese di agosto, non è andato in vacanza. Anzi, i responsabili del sindacato dei calciatori stanno incontrando in giro per l'Italia, in queste settimane, le 60 squadre che compongono la Lega Pro. Tra un incontro e l'altro TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva il vicepresidente vicario dell'AIC, l'instancabile Umberto Calcagno.
Qual è la situazione delle rose e dei club a pochi giorni dall'inizio del campionato?
"In questa fase è tutto tranquillo e c'è grande entusiasmo per esser tornati a 60 squadre. Sappiamo che la congiuntura economica non è delle migliori a livello nazionale e lo sport non vive un periodo florido. Ma sono convinto che una Lega a 60 squadre sia sostenibile grazie al nuovo sistema di garanzie e al nuovo codice di autoregolamentazione: la nuova governance si è impegnata molto e credo che i risultati si vedranno durante il campionato. In tal senso le penalizzazioni hanno migliorato il sistema dei controlli anche se ci auguriamo, il più presto possibile, di poterne fare a meno".
Come avete accolto il nuovo tipo di minutaggio?
"Crediamo sia una buona soluzione per due motivi: intanto perché le risorse vengono distribuite in maniera proporzionata e non più solamente in base all'utilizzo dei giovani. E poi perché, avendo eliminato l'obbligo degli under in campo, c'è maggiore meritocrazia e non ci saranno problemi nella scelta della formazione. Ogni squadra, insomma, potrà decidere se schierare più o meno ragazzi ma quello dipende dagli obiettivi di ogni club".
Quest'anno, con l'arrivo tra le altre di Parma, Venezia, Taranto e Reggina sembra di non essere in Lega Pro...
"Il campionato di Serie D prima e il ripescaggio poi hanno dato modo a piazze veramente importanti di ritornare in Lega Pro. Il livello tecnico si è alzato molto in questi anni. E le grandi piazze possono far aumentare il valore di una Lega che spesso, a livello politico, ha dovuto giustificare la sua esistenza. Una cosa che mi da estremamente fastidio, dal momento che la Lega Pro è il campionato professionistico con il maggior legame al territorio. E la bellezza sta anche nel vedere grandi squadre contro piccoli club che per la prima volta si affacciano così in alto. Ricordo che a Castrovillari, quando vincemmo il derby col Catanzaro, fu una festa che durò a lungo dato che si trattava di una realtà seria ma molto piccola".
L'avvento di un club come il Parma, che solamente due anni fa disputava la Serie A, può aiutare ad essere più professionali dentro e fuori dal campo?
"Avere molta più professionalità potrà servire a tutti i club su come effettivamente si possa organizzare una società. Poi non possiamo pretendere che le piccole possano avere gli stessi staff delle grandi sia per esigenze che per costi. Ma anche le grandi possono imparare dalle più piccole che spesso sono anche virtuose. Potersi confrontare sia a livello calcistico che a livello dirigenziale è una cosa veramente bella che accade solamente in Lega Pro".
Intanto, però, con gli scontri prima di Siracusa-Catania, sono già iniziate le violenze negli stadi: preoccupato visto il gran numero di derby in programma?
"Il problema esiste e non solo in Lega Pro. E non riguarda solo gli scontri tra tifosi. A settembre uscirà la nuova edizione di "Calciatori sotto tiro" che mostrerà come gran parte delle aggressioni subite dai calciatori sono opera dei propri tifosi. Questa è una cosa che mi rattrista molto: bisognerebbe migliorare i rapporti con la propria tifoseria, facendole capire come il nostro mestiere sia spesso valutato in maniera sbagliata. Serve, insomma, un salto culturale favorito dalle nuove generazioni".
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