ESCLUSIVA TLP - Christian Chirieletti: "L'Aquila, un grazie a mister Perrone e alla squadra, ma amareggiato per il comportamento del club. Il Daspo? Si colpisce gli innocenti..."
Un caso raro, se non unico, in Italia, un calciatore che viene sottoposto a Daspo e poi allontanato, con rescissione contrattuale dal club di appartenenza, L'Aquila in questa circostanza: il tutto dopo un’aggressione subita. Il caso di Christian Chirieletti è balzato su tutte le cronache locali, ma i contorni della vicenda non sono mai stati chiariti. E così TuttoLegaPro.com contatta il terzino ex Salernitana per capire la dinamica di quanto accaduto, e come si è arrivati all’insolito procedimento penale che comunque non gli impedirà di poter tornare sui campi di calcio ormai a partire dalla prossima stagione: da giocatore, vestendo la maglia di un club, potrà partecipare alle partite della sua squadra.
Facciamo un salto indietro, e arriviamo al 17 aprile, giorno che ha cambiato, non in meglio, la tua attuale stagione calcistica. Nel post partita, quella persa tra le mura del “Fattori” contro la Robur Siena, sei stato aggredito da alcuni tifosi: cosa è successo esattamente?
“Al termine della gara contro la Robur Siena, la seconda che io giocavo dopo un lungo infortunio che mi aveva tenuto lontano dai campi di gioco, io e Sandomenico, usciti dagli spogliatoi, ci siamo recati in un’area limitrofa allo stadio per salutare mia madre, mio padre e due amici venuti a L’Aquila per vedere la partita, ma, una volta scesi dalla macchina, una decina di tifosi rossoblù ci hanno accerchiato iniziando a spintonare Sandomenico e prendendo per il collo me sbattendomi più volte con la mia auto, urlando anche la frase “ma chi cazzo sei” visto che neppure, pensate, mi avevano riconosciuto. Mio padre è intervenuto per cercare di dividerci e calmare la situazione, ma per tutta risposta, lo stesso che spintonava Sandomenico, ha iniziato ad aggredire mio padre non solo fisicamente ma anche verbalmente, e pure togliendosi la cinghia dai pantaloni, con frasi che spaziavano dal “Vi veniamo a cercare” al “Vi taglio la gola”; lo hanno persino scaraventato giù da un muretto, con mia madre inerme e impaurita che cercava aiuto piangendo. Credo che chiunque, visto come si stavano mettendo le cose, avrebbe cercato di difendersi, ed è quanto abbiamo fatto io e mio padre, anche per proteggere chi era con noi. Ci tengo comunque a precisare che poi, dei 10 tifosi, solo due hanno continuato a fare cose indescrivibili, come prendere a calci la mia macchina arrecando anche danni a una fiancata, gli altri si sono messi in disparte, anche perché nel frattempo era arriva in loco la polizia. Il fatto però è che tutto è degenerato perché in quel momento sono arrivati anche altri tifosi, credo chiamati dai primi, che hanno poi avuto altra rabbia verso di noi, probabilmente perché a conoscenza di una situazione che non era quella reale: ripeto che noi ci siamo solo difesi, ma nessuno, società e forze dell’ordine, si è chiesto come sarebbe andata se non ci fossi appunto difesi. La situazione ha poi portato a un Daspo di un anno per me e mio padre, ma anche di otto tifosi: provvedimento che reputo ingiusto perché noi siamo stati attaccati, 6 degli 8 tifosi dovranno star lontano dallo stadio per aver creduto alla versione dei fatti di due personaggi senza senso. Chiaramente però il dispiacere più grosso è per mio padre, un uomo che lavora dalle 5:30 del mattino alle 8 la sera e in 52 anni di vita non ha mai avuto problemi con nessuno, ed è stato trattato come un delinquente solo perché ha difeso la sua famiglia: vorrei però vedere chi non lo avrebbe fatto. E per fortuna che mio fratello, che ha una bambina di 4 anni e la moglie incinta, non era presente, già che mia mamma non ha dormito una settimana ed è tutt’ora in terapia per lo shock subito. Anche poi per quanto riguarda me il dispiacere è grande, dalle giovanili della Lazio alle squadre nelle quali ho giocato dopo non ho mai avuto un problema, mai un diverbio con tifosi, compagni o allenatori, figurarsi se mi sarei messo a dar problemi qua a L’Aquila, che mi aveva pure dato un’opportunità, e di questo la ringrazio. Ancora ripenso alla Digos che mi precisò, quando mi chiesero i documenti, che i tifosi erano già tutti segnalati: anche questo dovrebbe far riflettere. Chi avrà mai attaccato chi?”.
Tu da quel momento non ti sei più allenato con la società: stavi male o ti era impedito?
“Io di prognosi avevo solo 5 giorni, ma chiaramente non sono andato più ad allenarmi e non uscivo più per la città perché temevo per la mia incolumità: mi avessero trovato anche a far la spesa sarebbe successo un putiferio. Non mi sembrava la situazione adatta per allenarmi. E se fossero poi degenerate le cose in modo ben peggiore, la società che avrebbe fatto? Questo non se lo sono chiesti. Per colpa di due scellerati si è scatenato un inferno, ha avuto dell’incredibile il fatto che si siano scagliato contro di noi, con me poi che ho giocato una partita e mezzo: ma che colpa hanno gli attuali giocatori se scontano una posizione di classifica dovuta a una penalizzazione nella quale loro non c’entrano niente? La società ha raccontato solo cose a loro conveniente, quando invece a me dicevano di star tranquillo perché avevano parlato con i tifosi e chiarito il tutto, poi mi hanno invece comunicato che il mio contratto era rescisso, senza spendere una parola, senza chiarire mai niente, quando invece sarebbe bastato un reale colloquio con i tifosi. Ma hanno solo pensato alla loro immagine, quando io mi aspettavo tutela e almeno un comunicato stampa che chiarisse la mia posizione”.
Appunto. L’unica cosa arrivata è la rescissione del contratto, che ti lascia di nuovo svincolato…
“Non ho avuto la minima tutela da parte del club, nonostante fossi arrivato in Abruzzo per dare il mio contributo, ero li per onorare per quanto mi era possibile la maglia: chiaramente la situazione con la penalizzazione è difficile, ma non è colpa della squadra se qualcuno lo scorso anno ha fatto determinate cose giuridicamente sanzionabili. Ma qualcuno ha fatto in modo e maniera di trascinare per le lunghe la faccenda, spostando il tiro e l’ira dei tifosi, ha fatto in modo che non mi allenassi per poi arrivare alla rescissione appigliandosi a quel cavillo. Sostanzialmente hanno colpito la parte più debole, come a far vedere che sono anche dalla parte dei tifosi”.
Posizione diametralmente opposta, o comunque differente, quella che il club ha preso con Sandomenico. Non hai ravvisato una certa disparità di trattamento?
“Ci tengo innanzitutto a precisare che io con Sandomenico ho un ottimo rapporto, ci siamo stati vicino e tutt’ora lui si interessa anche alla mia famiglia, comunque sotto shock per l’accaduto, e approfitto per ringraziare la squadra e i miei compagni perché son stato bene con loro. La disparità di trattamento sta nel fatto che la società ha deciso di colpire l’ultimo arrivato per cercare di calmare le acque, la mia rescissione a livello di organico non avrebbe cambiato quasi niente: è stato un contentino da dare al pubblico, nulla più. Ma io sono felice davvero per la permanenza di Sandomenico, è un giocatore e una persona che vale”.
Un’ultima domanda: tu con mister Perrone, nonostante adesso sia stato richiamato in panchina, avevi giocato a Salerno, ed è stato lui a volerti a L’Aquila. Non è che anche il suo esonero, essendo tu un suo uomo come si dice nel gergo calcistico, ha pesato nel computo totale della vicenda?
“Quando è stato mandato via sicuramente ho pagato il suo allontanamento, poi con la rissa del post Siena era dura rimettere le cose a posto, anche se lui è tornato. Comunque, a mister Perrone, una persona umile, schietta e anche professionalmente molto preparato, devo tanto, un grazie va anche a lui. Sono rimasto allibito solo per l’atteggiamento della società”.
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