ESCLUSIVA TLP - Mister Leonardo Bitetto: "Con il Melfi si è volato sulle ali della libertà"

ESCLUSIVA  TLP - Mister Leonardo Bitetto: "Con il Melfi si è volato sulle ali della libertà"TMW/TuttoC.com
Leonardo Bitetto
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
sabato 17 maggio 2014, 14:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI

Parlando con Leonardo Bitetto il primo pensiero che nasce è la differenza che intercorre tra la sostanza e la forma. Il tecnico del Melfi basa infatti la sostanza su una forma che porta ad un contenimento dell'avversario che si ha di fronte, sfruttandone le debolezze e cercando al contempo di esaltare le proprie. I risultati, in queste due stagioni (e un quarto) a Melfi, gli hanno dato ragione e l'intenzione sembra essere quella di continuare, come ci confessa: "Ci incontreremo settimana prossima. Dopo due anni stupendi, ci siederemo in maniera serena e fare le nostre valutazioni. La prossima stagione si prospetta molto stimolante".

Non ama molto esporsi, però, il tecnico dei lucani ed è raro leggere sue interviste. E anche con TuttoLegaPro.com, in questa intervista esclusiva, fa - come detto - della sostanza la base del suo interloquire. E' soddisfatto di ciò che ha costruito a Melfi e non si sente per nulla arrivato, ma ama vivere le sfide che il calcio gli mette di fronte con la tenacia di chi ha i mezzi per poter dire la sua.

Mister, parliamo del recente passato, se così vogliamo chiamarlo, visto che la stagione per voi è terminata da meno di due settimane: è andata meglio del previsto?

"E' andata meglio di quanto pensassimo ad inizio campionato".

I numeri del suo Melfi da marzo 2012 ad oggi sono interessanti: 76 partite di campionato giocate, 68 gol presi ad una media di 0.84 a partita. L'unica volta che avete perso con tre gol di scarto è stato contro il Chieti quest'anno: 1-4.

"Anche questo è un dato positivo, molto positivo. A dimostrazione del fatto che una squadra ben organizzata alla fine prende sempre pochi gol".

Proviamo a provocarla: le dovessimo dire che è un italianista convinto e fautore del primo non prenderle, lei come reagirebbe?

"Io penso sempre che l'aspetto positivo ed anche più facile da imparare è la fase difensiva in un contesto di una squadra di calcio. Essendo anche più schematica rispetto a quella offensiva".

Cosa intende per "fase difensiva schematica"?

"Intendo dire che se uno si esercita molto bene sulla fase difensiva, i movimenti sono molto più coordinati, perché stiamo parlando di un non possesso palla, avendola gli avversari ed il compito è quello di non dare loro spazio. In questo modo, senza il controllo della sfera, ci si può muovere meglio sia individualmente che di squadra. Viceversa, nella fase offensiva, non solo hai la gestione della palla e tecnicamente devi essere bravo a saperla gestire e tranne due-tre movimenti sistematici che uno può affrontare, hai sempre l'avversario di fronte che se ben organizzato ti può togliere l'opportunità di fare l'undici contro zero, la solita esercitazione che si usa durante la settimana".

La prossima stagione rimarrà a Melfi?

"Non lo so, ci devo parlare settimana prossima. E' chiaro che dopo tre anni vissuti intensamente con ottimi risultati, ci sarà da parlare con molta serenità su quello che vogliamo realizzare insieme".

La prossima stagione dovrete rinforzarvi in vista di un campionato che vedrà delle corazzate, come la neoretrocessa Reggina.

"E' bellissimo e sarà ancora più motivante".

Esiste secondo lei un ingrediente fondamentale per essere un buon allenatore?

"Deve essere prima di tutto uno competente e su questo ormai le basi sono facilmente acquisibili. Deve avere in primis una buona capacità di comunicazione, con la squadra in particolar modo. Deve avere un metodo per lavorare sul campo ogni settimana e infine deve essere coerente e perseverante".

Si ferma ogni tanto a pensare agli errori commessi durante un allenamento o nel corso di una partita?

"Dopo la partita fino al martedì penso e ripenso agli errori, rivedendomi la stessa più e più volte e sugli sbagli della domenica cerco di allenare la squadra durante la settimana, pensando soprattuto all'avversario che andremo ad affrontare la domenica successiva".

Avete trovato un avversario che vi ha messo particolarmente in difficoltà questa stagione?

"Il Foggia è stato l'avversario più ostico. Posso dire che i rossoneri, sia in casa che in trasferta, hanno saputo crearci dei problemi".

A Foggia perdevate 2-0 e nella ripresa avete reagito fino al 2-2.

"Loro non avevano fatto molto prima del gol, facilitato da un nostro errore. Diciamo che in quella partita non abbiamo giocato come sappiamo. Se devo dirle che c'è una squadra che ci ha messo sotto, tra andata e ritorno, questa non c'è stata".

Lei ha chiuso la sua carriera da giocatore giovanissimo a causa di un brutto infortunio.

"Avevo 24 anni".

Ci pensa spesso a ciò che poteva essere se non fosse infortunato oppure l'ha rimosso dalla sua mente?

"Ci penso spesso e cerco di trasmetterlo ai miei giocatori sul campo ogni giorno, in special modo la grande voglia sul campo".

Con Ricciardo quest'anno avete giocato con una prima punta mobile, con Cruz e Tortori che gli giravano intorno.

"Sono abituato a giocare con le tre punte e quest'anno abbiamo utilizzato, nelle ultime undici partite, il 4-3-1-2, ma sempre con tre attaccanti là davanti".

Con Ricciardo e Cruz appunto, avete utilizzato due punte molto mobili.

"Preferisco che i miei attaccanti sia mobili per non dare particolari riferimenti ai difensori avversari".

Parlando di difensori non possiamo non notare il miglioramento di Kastriot Dermaku.

"E' molto migliorato in questi due anni a Melfi. Gli ho dato fiducia e l'ha ripagata in pieno. Dermaku ha i piedi di un centrocampista nonostante sia un difensore".

Questo significa che può ambire ad un ruolo davanti alla difesa come primo uomo che fa partire l'azione?

"Sì, ha le qualità per farlo".

Pensa che la Lega Pro stia stretta al giocatore albanese?

"Sì, penso che possa puntare a qualcosa più della Lega Pro".

Spesso nelle nostre interviste parliamo delle soluzioni alla crisi del nostro calcio, ma non ci domandiamo mai da dove nasce.

"Un po' da questa nuova generazione che ama avere tutto e subito, che non ama sacrificarsi. Il mio può sembrare un discorso da genitore, ma è la realtà. Sono anni che scommetto sui giovani, con rose piene di ragazzi di belle speranze e ho notato che sono pochissimi quelli che, al di là dell'impegno quotidiano, sanno aspettare. Questo è un primo aspetto. L'altro è più sull'impiantistica: siamo carenti di strutture e dove ho lavorato nella mia carriera da allenatore ho sempre trovato difficoltà nel reperirle e questo alla lunga diventa un problema per allenarsi in modo adeguato".

C'è un momento della sua vita in cui ha detto: "Mi sento arrivato"?

"No, anche perché io non sono arrivato. Ho sempre allenato in Serie C. Devo dire che forse ho più vinto che perso, parlando delle annate. So benissimo che chiuso un campionato con ottimi risultati, il sistema calcio è capace di demolirlo in pochissimo tempo".

Ritiene sia una difficoltà?

"No, fa parte della cultura del nostro calcio. Anche a me è capitato quest'anno: dopo quattro partite del girone di ritorno - dopo aver girato a 26 punti a fine andata - hanno messo in discussione il mio operato. C'è poco da fare: in Italia contano i risultati e quello che hai fatto può essere spazzato in pochissimi giorni".

L'ultimo libro letto?

"Sono un amante del dizionario. Trovo che sia sempre interessante".

L'ultimo film visto?

"Bruttissimo. Una commedia italiana, ma non ne ricordo il titolo: l'ho rimosso subito".

Uno dei film più bello che ha visto?

"Per me è sempre Le ali della libertà".

Uno dei libri più belli che ha letto?

"Niente e così sia di Oriana Fallaci".

Quale il suo ultimo pensiero prima di andare a dormire.

"Mi chiedo cosa ho fatto oggi, se sono stato utile. Alcuni giorni mi capita di non essere soddisfatto".