ESCLUSIVA TLP - Mister Petrone a ruota libera: "Voglio portare Ascoli in B. Alleno da quando avevo 25 anni: vi racconto i miei record e gli obiettivi futuri"

ESCLUSIVA TLP - Mister Petrone a ruota libera: "Voglio portare Ascoli in B. Alleno da quando avevo 25 anni: vi racconto i miei record e gli obiettivi futuri"TMW/TuttoC.com
© foto di Giovanni Evangelista/TuttoLegaPro.com
giovedì 20 novembre 2014, 00:00Interviste TC
di Nicolò SCHIRA

L'arte di vincere. Nella mente di Mario Petrone c'è un pensiero fisso ad accompagnarlo ventiquattro ore su ventiquattro: la vittoria. Dalle nove del mattino quando si sveglia e reca al campo sino ad un secondo prima di addormentarsi ogni sua azione è finalizzata al successo. Questione di mentalità e ambizione. La stessa che gli fa cullare il desiderio di arrivare un giorno ad allenare in Serie A. A quarantun'anni può vantare un'esperienza che hanno pochi eguali: quindici stagioni di panchine. Da mister ha iniziato quando era un giovane calciatore venticinquenne di Serie D. Troppo forte il richiamo della panchina e delle lavagnette, sulle quali disegnare moduli e schemi tattici. Dopo San Marino e Bassano cerca ad Ascoli la terza promozione negli ultimi quattro anni. Esige moltissimo da se stesso in primis e proprio per questo motivo prende tantissimo anche dai suoi calciatori. Petrone è convinto che il trionfo si costruisca tramite il lavoro quotidiano sul campo, giorno dopo giorno. Nulla è lasciato al caso e ogni aspetto è studiato e valutato minuziosamente. Respira calcio trecentosessantacinque giorni l'anno. Il tutto finalizzato all'unica cosa che nello sport conta davvero, De Coubertin ci perdonerà, ossia la vittoria. TuttoLegaPro.com l'ha intervistato in esclusiva.

Mister, a un terzo del campionato siete già primi in classifica. Niente male per chi è arrivato da pochi mesi in una società nuova e un parco calciatori rivoluzionato in sede di mercato...

"Stiamo facendo bene e ne siamo orgogliosi. Non era facile arrivare in una piazza così importante e riuscire subito ad inserirsi in questa maniera. Siamo tutti nuovi, ma uniti dal medesimo desiderio comune: riportare la piazza di Ascoli ai fasti del passato. La gente era delusa e disamorata dopo le ultime tribolate stagioni. Vedere questi ragazzi di nuovo appassionati alla maglia bianconera è stato il nostro primo successo".

C'è un segreto dietro questo suo impatto così positivo in terra ascolana, tanto da essere già diventato un beniamino della tifoseria?

"Nessun segreto. Solo una grande passione per questo mestiere. Lavoro dalle 9 del mattino del lunedì alla mezzanotte della domenica per centrare la vittoria. Chi mi conosce sa che sono una persona umile e semplice. Non ho ricette o formule magiche per i risultati".

Giù la maschera: puntate al salto in cadetteria?

"C'è stato un grande lavoro d'equipe con Lovato e Crovari in sede di allestimento e costruzione della squadra. Posso confermarle che il nostro obiettivo è la Serie B e cercheremo di dare il massimo per raggiungere questo obiettivo nel più breve tempo possibile. Già quest'anno? Certamente...".

Il primato autorizza i sogni di gloria...

"Ci godiamo il primato in classifica ma mancano due terzi di campionato, perciò non ci culliamo sugli allori. Dobbiamo continuare così e alimentarci ogni settimana. L'automotivazione a fare sempre meglio è il metodo migliore per continuare ad avere fame di punti. Io sono venuto ad Ascoli per vincere, il resto non mi interessa...".

E' vero che poteva salire di categoria in estate?

"Confermo tutto quanto avete raccontato in estate. Ho rifiutato la B per Ascoli".

Come mai?

"C'era stato un contatto con il Carpi per il post Pillon, ma avevo già dato la parola all'Ascoli. Voglio ringraziare pubblicamente Giuntoli per la stima e la considerazione che mi ha manifestato. Per me la parola vale più di tutto e avevo già dato il mio impegno ai dirigenti ascolani...".

Poteva essere primo in B ora...

"Ci arriverò con l'Ascoli".

Rivali per la promozione: chi teme?

"La classifica sta rispecchiando i veri valori. Speriamo che le posizioni non mutino sino a maggio (risata ndr). E' un po' attardato il Grosseto, ma risaliranno sicuramente. Ci giocheremo la cadetteria con Spal, Pisa, Teramo, L'Aquila, Reggiana. Il lotto delle pretendenti è questo. Rispetto di tutti, ma paura di nessuno".

In questi anni ha lanciato tanti calciatori importanti: da Troianiello a Emerson, passando per Mancosu, Baldanzeddu e Ligi. A chi è rimasto più legato?

"Ha citato tutti ragazzi che stanno facendo carriera e con i quali si è creato un rapporto speciale. Tuttavia mi sento più con chi ha avuto meno fortuna: non tutti possono sfondare, ma il rapporto umano per me rimane lo stesso...".

L'obbligo dei giovani in campo per i contributi sta abbassando il livello della categoria e rischia di creare una fabbrica di illusi. Il calcio non è per tutti: che ne pensa?

"Condivido. Già sei anni lo dissi e sposo in pieno la sua analisi. Con l'obbligo dell'età media si illudono tanti ragazzi che vengono sfruttati finchè hanno l'età, dopodichè sprofondano nelle categorie inferiori o rimangono a spasso".

Lei da ragazzo era una promessa...

"Da giocatore a sedici anni giocai quindici partite con la Puteolana in cui il più giovane dei miei compagni aveva ventinove anni. Una volta c'era la meritocrazia...".

Ad Ascoli trovano spazio due giovani come Addae e Dell'Orco. Il primo classe '92 e il secondo classe '94.

"Giocano perchè meritano. Sono bravi e avrebbero spazio anche se avessero trentasei anni".

Ha smesso presto di giocare ed è diventato allenatore giovanissimo: come mai?

"A Capri Goveani mi prospettò un progetto ambizioso nei Dilettanti e lo sposai la sua causa. Avevo venticinque anni e mi sentivo l'allenatore in campo. Non mi divertivo più da calciatore e chiesi di poter allenare la Juniores. Sentivo dentro di me la passione per la tattica e la gestione della squadra. E' stata una vera vocazione".

Sono tre lustri che allena...

"(sorride ndr). Non sono vecchio: ho 41 anni anche se sono quindici stagioni che faccio l'allenatore. Sono orgoglioso della gavetta che ho fatto. E' stata formativa e mi ha fatto benissimo. Se sono arrivato sin qui il merito è degli anni spesi nelle categorie inferiori".

Permetta una provocazione: mica come Inzaghi che fresco di patentino allena già in A il Milan...

"Pippo ha fatto il master con me e sapevano già che era predestinato al Milan. Montella e lui sono un po' l'eccezione in una panorama che molto spesso lancia tecnici inesperti. I risultati alla lunga si vedono...".

Sfiderà un giorno Inzaghi o Montella nella masima serie?

"Sono convinto che arriverò anche io in alto e darò il massimo per arrivare in Serie A. E' il mio obiettivo, non lo nascondo".

Se un giovane aspirante tecnico le chiedesse un consiglio, quale sarebbe il suo insegnamento?

"Bisogna conoscere le caratteristiche e le potenzialità dei giocatori. L'Importante è far dare il massimo ai calciatori a tua disposizione, poi il modulo viene da sè...".

La sua filosofia di calcio?

"Amo fare un gioco propositivo e studio per essere sempre più competente in materia".

La chiamano il Mourinho della Lega Pro...

"E' colpa di un vostro editoriale, comunque è solo motivo di soddisfazione un parallelo del genere. Non amo le persone ipocrite, quando vedo ciò mi arrabbio. Preferisco lo scontro e il confronto, purchè sia sincero. So che la verità fa male in un mondo come quello del calcio, ma vado avanti con i miei princìpi. Non accetto l'ipocrisia. Sono una persona vera e amo dire tutto in faccia".

A proposito di schiettezza: il suo addio è stato tumultuoso e Rosso Jr non la prese bene...

"La verità fu che non seppero come gestire la vittoria di un campionato e il post successo. L'unica persona che gli ha dato una gioia del genere non l'hanno saputa valorizzare e legare a sè. Così quando mi ha chiamato l'Ascoli, ho accettato il loro corteggiamento. Le polemiche lasciano il tempo che trovano. Le parole del figlio del patron sono problemi suoi, non mi hanno toccato perchè non rispecchiavano la verità nè il pensiero comune di calciatori e dirigenti. Ha esagerato e non ci si comporta così. Ho una educazione e un rispetto per gli altri. Nessuno a Bassano pensa quello che lui mi disse in quella circostanza...".

Come vi siete lasciati?

"Non porto rancore nella vita. Ormai è acqua passata. Appena posso vado a Bassano a salutare i tanti amici che conservo in quella piazza e auguro loro di continuare a vincere".

Se il film "Sliding doors" fosse realtà, quale momento della sua carriera vorrebbe ridisputare?

"L'unico che vorrei rivivere è quello di Lumezzane. Saltarono alcune componenti societarie e si ruppero gli equilibri. Era una squadra tutta nuova che avrebbe potuto fare molto di più. Col senno del poi quell'esperienza mi ha insegnato tantissimo".

Un'istantanea che conserva nel suo cuore del campionato vinto a San Marino?

"Ricordo ancora nell'ultima partita di aver preso per mano il presidente De Biagi, accompagnandolo a salire gli scalini dello spogliatoio a Borgo a Buggiano per festeggiare la promozione, giunta dopo una rimonta incredibile".

E a Bassano?

"Abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Ero convinto già ad ottobre che avremmo vinto il campionato e che ci fosse la possibilità di aprire un ciclo, riportando entusiasmo nella proprietà abbiamo gettato le basi per gli attuali successi".

Con sincerità cosa pensa dei suoi colleghi che portano sponsor per allenare?

"Tempo fa ho visto un film che ripercorreva la storia di un pilota di formula 1. In quello sport molti protagonisti portano finanziamenti per disputare le corse e rendere più competitive le macchine. Nel mondo del calcio una possibilità la danno a tutti e tanti cercano scorciatoie. Per fortuna esiste alla lunga la meritocrazia e i risultati non si possono comprare...".

Nell'anno solare 2014 è stato l'allenatore più in vetta alla classifica: meglio anche di Conte e Iachini...

"Non conoscevo questa statistica e l'ho appresa proprio oggi dal vostro portale. Voglio condividere tale traguardo con chi ha creduto in me e i miei staff tecnici di queste stagioni a Bassano ed Ascoli. I veri protagonisti sono stati i calciatori e  due società forti con proprietà serie e importanti. Io ho cercato di fare solo il mio mestiere".

Nel tempo libero cosa distrae Petrone dal calcio?

"Come vedo che la squadra sta raggiungendo gli standard prefissati e repisce i miei insegnamenti, divento più sereno e gioco a tennis".

A che punto è l'assimilazione del metodo Petrone da parte dei giocatori bianconeri?

"Ci siamo quasi...".

E' più un Federer o un Nadal?

"Magari fossi semplicemente accostabile a giocatori di questo calibro. Quando gioco a tennis, punto semplicemente a mandare la pallina al di là della rete...".