ESCLUSIVA TLP - Modena, patron Caliendo: "Con la città non ho né debiti né crediti. Sono felice di andarmene"
Il calcio a Modena è a rischio, e la giornata di oggi ha segnato una triste pagina di storia che probabilmente è accaduta per la prima volta nella storia del calcio mondiale: la gara contro il Mestre non si è giocata, e il club emiliano, sfrattato dallo stadio "Braglia" si troverà uno 0-3 a tavolino e le incertezze che seguiranno al non avere una casa.
Ai microfoni di TuttoLegaPro.com, è patron Antonio Caliendo a commentare la giornata.
In una delicata giornata per il Modena, ha fatto rumore la sua assenza. Perchè non era presente allo stadio?
"Io, per rispetto delle forze dell'ordine, che mi avevano anche interpellato per eventuale scorta, non sono venuto; non volevo creare pericoli in più, non volevo dare ulteriori giustificazioni a chi è male informato sulle cose. Tanto è ovvio ed evidente che l'obiettivo ero io".
Certo è che intanto la squadra ci ha rimesso, una gloriosa società ha subito un'umiliazione senza precedenti...
"Per quanto riguarda altri obiettivi, si, tra questi c'era pure la squadra. Io lascio agli altri il buon senso di giudicare il tutto: di certo c'è che Caliendo ha sempre pagato gli stipendi in tutti gli anni della gestione, mai avuto un punto di penalizzazione per queste situazioni, se poi ci sono contenziosi con fornitori e altri...possono capitare a tutte le aziende. Sono solo semplici ritardi, possono veramente capitare a tutti. Su di me c'è stata una campagna denigratoria senza precedenti".
Ma anche quello che è accaduto oggi è senza precedenti, come detto: non sembra mai essere successo nel mondo che una squadra professionistica sia messa nella situazione del Modena.
"Quello di oggi è stato un esempio al mondo del calcio, veramente a livello mondiale. L'istituzione, quella che avrebbe dovuto curare la prima squadra di calcio cittadina, ha affondato il Modena. Se io avessi un'azienda la affiderei al sindaco Muzzarelli, con la sua oculata gestione ha fatto proprio gli interessi dei cittadini: ditemi voi se per 70mila euro di debito deve saltare il tutto".
Il Modena è però a ora un morto che cammina. Pensa che la cessione delle quote, che come detto ieri avverrà nei prossimi tre giorni (QUI), possa cambiare le sorti di un dramma?
"La definizione è sbagliata, il Modena non è un morto che cammina. Si possono adottare tutti i mezzi che la legge consente, ma Taddeo devono lasciarlo lavorare. In queste situazioni si creano alleanze per far fallire la società e metterci poi le mani sopra: ci sono complici, e noi lo sappiamo. Vedremo presto cosa faranno".
Detta così, sembra già scontato che Taddeo non riuscirà a lavorare.
"No, non intendo questo, ma a esempio che ci saranno contestazioni o illazioni, falsità circa la persona di Taddeo che di certo non è una mia testa di legno: neppure mi sarei prestato a una cosa così, io sono sempre stato trasparente e ho sempre scelto se stare dentro o fuori. Ora sto fuori, consapevole che tutto quello che la città mi ha dato lo ha riavuto: con Modena non ho né debiti nè crediti. E sono anche felice di andare via".
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