ESCLUSIVA TLP - Monopoli, Tangorra: "Possiamo essere una mina vagante. Sette partite in ventun giorni: un tour de force, ma ci faremo trovare pronti"
Con una preparazione studiata per la serie D ed una campagna acquisti mirata ad un campionato dilettantistico, il Monopoli nell'arco di un paio di mesi ha vissuto una metamorfosi inaspettata. Dalla rinuncia del Sestri Levante alla Lega Pro: un viaggio senza freni che ora sembra giungere al suo culmine.
Monopoli assaggia nuovamente il professionismo dopo cinque anni, partendo da un nuovo allenatore: Massimiliano Tangorra, ex calciatore che ha indossato anche la maglia del "gabbiano".
Debuttante nei professionisti, l'ex difensore non si è scomposto: "Abbiamo iniziato a giocare in questo campionato senza aver disputato la Coppa Italia che ci sarebbe stata utile per conoscere la categoria", ha dato un'anima alla sua squadra e dopo le rimonte incassate con Messina e Catania, a Rieti contro la Lupa Castelli Romani ha rotto gli indugi con la vittoria, bissata ieri nel derby contro il Martina con un gol di Gambino.
TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva uno degli allenatori più in vista dopo i recenti risultati.
Dopo le rimonte di Messina e Catania nel finale, a Rieti contro la Lupa Castelli Romani avete rischiato di crollare definitivamente. Invece...
"Dopo i risultati delle prime due partite: raggiunti dal Messina al 92' e il Catania al 93', si poteva creare un circolo vizioso che avrebbe gettato nello sconforto il gruppo. Ho puntato sull'entusiasmo, sul trasmettere quella convinzione delle prestazioni che stavamo facendo. La squadra la vedevo in crescita, che mi seguiva, nonostante il lavoro fatto in ritardo per le vicende riguardanti il ripescaggio, con alcuni elementi nuovi arrivati in corsa, tutte queste vicissitudini, unite alle due rimonte subìte, avrebbero potuto creare instabilità, dando la sensazione di difficoltà anche maggiori rispetto a quelle che realmente abbiamo incontrato. Direi che alla fine, grazie all'equilibrio che ho cercato di trasmettere, siamo venuti fuori. La dimostrazione è venuta dal secondo tempo di Rieti, quando la squadra ha tirato fuori il carattere. Ed è questo l'aspetto fondamentale che ho cercato di inculcare al gruppo fin dal primo giorno di ritiro. Come neopromossa, con la squadra tutta rinnovata, con tanti debuttanti in questa categoria, chiaramente era la priorità. Puoi affrontare un campionato con qualità tecniche e tattiche, ma se dal punto di vista caratteriale e agonistico non si mette qualcosa in più dell'avversario, si andrebbe a fare un campionato di sofferenza. Questo aspetto mi ha soddisfatto più di altri e su questo terreno che dovremo continuare a giocarci le partite successive".
Come qualità di gioco il Monopoli c'era, quello che mancava erano i risultati: alla lunga potevano diventare un handicap dal punto di vista psicologico. Alla fine del primo tempo di Rieti contro la Lupa Castelli Romani, sotto 2-1, cosa ha detto alla squadra?
"Quello che mi piace di questa squadra è l'idea di gioco che c'è, finora non è mai mancata. Ho chiesto al gruppo di essere propositivo sempre. Sono del parere che potremo essere una mina vagante e questo mio pensiero deriva dalla costruzione della rosa, dove tutti hanno la voglia e l'interesse di fare bene in questo campionato. A Rieti a fine primo tempo ho semplicemente puntato sull'orgoglio da parte di tutti, perché non avevano seguito quello che avevo chiesto durante la settimana, nello stesso tempo ho cercato di trasmettere quella serenità e convinzione che ci avevano fatto disputare due ottime partite contro Messina e Catania, senza per questo perdere il lume della ragione visto che ci trovavamo sotto. Nella ripresa siamo scesi in campo con un altro piglio e un altro atteggiamento".
La sua squadra tende ad uscire fuori nei secondi tempi. Dei sei gol finora segnati, cinque sono arrivati nei secondi quarantacinque minuti.
"Grazie alla collaborazione del mio staff, abbiamo una condizione atletica invidiabile e la squadra riesce a correre tenendo i ritmi alti. Quello che dico alla mia squadra è di aver pazienza perché nei secondi tempi avremo sempre una marcia in più rispetto agli avversari".
La sua idea di gioco era in partenza il 4-3-3, mentre ora vi siete stabilizzati su un 4-4-2 con Gambino che ruota intorno alla prima punta Croce, che non lavora da classico centravanti, ma va ad attaccare la profondità, svariando su tutto il fronte d'attacco. Non giocate molto in verticale, puntando tutto sulle manovre in orizzontale sulle fasce che crossano in mezzo per Croce o chi viene da dietro.
"Diciamo che il modulo conta fino ad un certo punto, quello che conta è l'atteggiamento. Avendo esterni come Luciani e Pinto, due punte come Croce e Gambino, cerchiamo di sfruttarli, andando maggiormente sugli esterni per mettere cross con le due punte che vanno ad incrociare, essendo queste ultime molto abili nel gioco aereo, ma non solo e questo ci permette di variare sia col gioco palla a terra che con i cross dagli esterni".
Mercoledì avete la trasferta ad Agrigento nel recupero di campionato contro l'Akragas che ieri ha vinto ad Ischia.
"Ho visto l'Akragas a Matera e ieri ad Ischia. Sono una squadra ben messa in campo, dotata di una buona fisicità, con i due attaccanti non solo fisicamente dotati, ma anche potenti. Hanno giocatori di qualità come Di Piazza, Madonia, Almiron, Vicente, Sabatino: corrono tutti, mettendo molta pressione sul portatore di palla, sono una squadra scorbutica che potrebbe metterci in difficoltà se non l'affrontiamo con il piglio giusto".
Dopo Agrigento, domenica prossima a Benevento.
"Intanto pensiamo all'Akragas, poi penseremo al Benevento, come d'altra parte stiamo facendo da inizio campionato. Abbiamo fatto tre partite in una settimana, ieri la quarta. In ventuno giorni andremo a giocare sette partite, che, per una rosa come la nostra, non attrezzata ad un tour de force simile, può sicuramente pesare".
Lei è debuttante in questo campionato. Se l'aspettava così?
"No, anzi non potevo prevedere quello che mi avrebbe aspettato. Il fatto di essere partiti con tante incognite poteva riservarci più di qualche problema. La vera difficoltà che va sottolineata e non va assolutamente sottovalutata, checché se ne possa pensare, è quello di non aver avuto alcun confronto con la categoria, sia in Coppa Italia e neanche con amichevoli di un certo livello, siamo partiti con un organico per la serie D, con un programma di lavoro per un campionato dilettantistico, non ho avuto insieme alla squadra la possibilità di confrontarmi con queste compagini e questa era già di per sé una grossa incognita. Abbiamo inserito in corsa elementi come Gambino, Gosheh, Esposito. Fortunatamente la squadra ha mostrato la massima disponibilità con una preparazione studiata per bene, non avendo avuto grossi intoppi come infortuni e questo ha facilitato il nostro lavoro. L'inserimento di questi nuovi giocatori su un'intelaiatura di gioco che stava iniziando a formarsi, ha sicuramente favorito il mio lavoro. Le mie impressioni, guardando le altre squadre in attesa di poter debuttare in questo campionato, erano quelle di poterci stare in questa categoria. Conosciamo le difficoltà che potremo incontrare, però va rimarcato che fino a questo momento, stiamo seguendo quella che è la nostra linea, che è quella di mantenere il professionismo".
Sarebbe come vincere un campionato.
"Pensando alle difficoltà riscontrate in queste settimane, con la proprietà debuttante anch'essa nei professionisti che ha dovuto fare i salti mortali per mettere tutto in regola e organizzarsi in un campionato diverso dai dilettanti, fa capire quanto impegno e volontà da parte di tutti per fare il meglio. Chiaro che siamo lontani dall'ideale, ma quando c'è l'impegno si può ottenere qualunque risultato".
Lei si è ritirato recentemente: questo può rivelarsi un vantaggio nel rapporto quotidiano con i suoi giocatori, conoscendo le dinamiche che ci sono e possono crearsi in uno spogliatoio?
"Sicuramente. Credo che per un allenatore siano fondamentali due aspetti: il passato calcistico che forma e crea un bagaglio di conoscenze che non ti può dare nessuno. Ho avuto dei maestri come allenatori come lo stesso Carlo Ancelotti, che mi hanno insegnato l'importanza del rapporto umano. E' vero che sono l'allenatore di una squadra, che devo guidarla, ma se perdo di vista l'aspetto della comunicazione con le persone, per quante conoscenze tattiche e tecniche io posso avere, non creo un legame con i giocatori, va poco lontano. Nel secondo caso ho sempre pensato che per poter allenare, iniziando un certo tipo di esperienza, il percorso deve passare attraverso la gavetta. Ho allenato per cinque anni gli Allievi del Bari e credo che quella sia la scuola fondamentale per un allenatore. Con gli adolescenti che hanno continui cambiamenti umorali e di prestazioni, è lì che si vede se un allenatore riesce a trasmettere qualcosa ai suoi ragazzi, perché la crescita si vede da un anno all'altro. Per me è stato fondamentale aver acquisito quel tipo di bagaglio, oltre a quello di ex calciatore. Su quello ho cercato di imbastire il mio lavoro, non solo quello tecnico e tattico, ma soprattutto umano".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
