Latina, Terracciano: "Non un pretesto il mancato bando, ma troppe criticità. E il Comune ci deve un milione"
Il presidente del Latina Calcio 1932, Antonio Terracciano, ha convocato una conferenza stampa nella Sala Stampa dello Stadio Francioni per fare chiarezza sulla vicenda della concessione dell'impianto, al centro da settimane di uno scontro con il Comune. Il presidente ha aperto l'incontro sottolineando come la richiesta di un confronto pubblico fosse arrivata dalla tifoseria e dalla città, e come fosse sembrato doveroso rispondere presente: "Ho ritenuto doveroso in questo particolare momento fare questa conferenza. Insieme a voi vogliamo ricostruire nel miglior modo possibile tutto ciò che è accaduto negli ultimi nove anni". Un bilancio che il presidente ha voluto legare anche al percorso societario, arrivato al decimo anno di gestione: "Siamo tutti quanti qui, e già questo per me è un risultato importante, perché significa che stiamo provando a costruire qualcosa che possa essere duraturo nel tempo".
Sul mancato coinvolgimento nel cosiddetto Bando Ponte, Terracciano ha respinto l'idea che si sia trattato di un pretesto: "Lo stadio per un club di calcio è la propria casa, sotto l'aspetto sportivo e sotto quello del patrimonio del club. La scelta di non partecipare è nata dal fatto che, leggendo e studiando il bando, abbiamo riscontrato una serie di criticità difficili da affrontare, parlando di un impegno ventennale". Il presidente ha ricordato come il club avesse già presentato in passato più progetti di investimento, tra cui uno finanziario di rilievo mai portato a compimento dall'amministrazione: "Ho manifestato più volte la volontà del club di fare investimenti importanti per il centro sportivo Fulgor Cavi e per lo stesso stadio, ma mi sono reso conto che era un passo che l'amministrazione non se l'è sentita di portare avanti". Prima della pubblicazione del bando, la società aveva già presentato un'istanza di annullamento in autotutela, indicando punto per punto le criticità riscontrate, ma "l'amministrazione ha fatto la sua scelta, cioè quella di non prendere in considerazione questa istanza e di andare avanti con il bando di gara".
Il presidente si è poi soffermato sul mistero legato a un altro soggetto che avrebbe manifestato interesse per la struttura, pur non avendo una prima squadra: "È una domanda che ci siamo fatti un po' tutti, perché è molto strano. Uno stadio è deputato a ricevere le gare di calcio, soprattutto quando c'è la squadra della città. Una società che non ha nemmeno una squadra, che non ha un titolo, la vedo dura: non capisco quale possa essere l'interesse, anche se si parla di un possibile utilizzo per eventi musicali. La natura stessa dello stadio è quella sportiva, in particolare del calcio, e parliamo di una struttura pubblica deputata a un servizio pubblico".
Sulla possibilità di una ricomposizione con il Comune, Terracciano si è detto pienamente disponibile, ricordando come la disponibilità del club risalga a documenti agli atti fin dal luglio 2017: "La società non chiede favoritismi, chiede qualcosa di normale, di legale, di legittimo, che possa supportare il club nel progetto di crescita calcistico e strutturale. Da allora l'amministrazione non ha mai avviato le procedure per l'assegnazione pluriennale dello stadio, nonostante fosse previsto già entro l'ottobre di quell'anno". Il presidente ha ripercorso anche gli otto anni di rapporti con l'amministrazione, fatti di concessioni rinnovate di volta in volta e sempre legate al pagamento immediato, pena il mancato rilascio del nulla osta per l'iscrizione al campionato: "A un certo punto, dopo essermi consultato legalmente, ho detto a questa amministrazione: io non firmo più nulla di questo genere, la norma prevede bandi pubblici, o fate le cose bene o io non aderirò più".
Il presidente ha voluto anche anticipare le possibili accuse di morosità che potrebbero arrivare dal Comune, respingendole con fermezza: "Aspettatevi che diranno che il Latina Calcio è moroso. Ma non ha pagato qualcosa non significa che non paga da otto anni: ci sono stati momenti in cui non ho versato quanto richiesto perché ritenevo non fosse dovuto, sulla base di autorizzazioni che non esistono in nessun codice di procedura amministrativa". Secondo Terracciano, il Comune stesso ha certificato nel proprio piano economico-finanziario per il bando ventennale che la gestione dello stadio e del centro sportivo richiede una spesa di circa 700mila euro l'anno, oltre al canone: "Questi soldi, negli ultimi nove anni, li ha messi sul tavolo soltanto il Latina Calcio. Mentre da un lato diranno che il club è moroso, dall'altro il Latina Calcio è creditore di fatture per lavori di agibilità per oltre un milione di euro, documentati e mai saldati. Mi sono reso disponibile più volte a sedermi con loro per trovare una soluzione condivisa, e lo ribadisco ancora oggi: se non resterà che la strada legale, la seguiremo, ma preferirei un confronto in via amichevole".
Il presidente ha infine rivendicato con orgoglio il lavoro svolto per portare lo stadio ai suoi attuali diecimila posti, sottolineando come in passato l'impianto fosse agibile solo per cinquemila spettatori per mancanza di agibilità: "Per ben due anni ho portato avanti tutto ciò che era necessario. Sono agli atti quindici commissioni di vigilanza, convocate con prefettura, questura, vigili del fuoco e Comune, prima di arrivare all'agibilità completa. Ogni volta il Comune, in qualità di proprietario, si sedeva al tavolo, ascoltava le richieste degli organi competenti, firmava un verbale e tornava a casa, sapendo perfettamente che i lavori li stava facendo il Latina Calcio". Chiudendo sul nodo delle chiavi dello stadio, legato alla scadenza della concessione ponte all'11 giugno, il presidente ha spiegato di aver scelto di non consegnarle immediatamente, temendo che l'amministrazione non fosse in grado di garantire la disputa della prima gara di Coppa Italia, fissata per il 16 agosto: "So perfettamente che questo non sarebbe stato possibile, perché l'amministrazione ha scritto nero su bianco, in più provvedimenti dirigenziali, di non avere le competenze, le risorse né la voglia di gestire queste strutture".
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