ESCLUSIVA TLP - Vigor Lamezia, Costantino: "Vi racconto le mie prime cento panchine nei Pro"
Se c'è un ruolo nel mondo del calcio che è di fondamentale importanza, questo è proprio quello dell'allenatore. Devi essere sul pezzo, aggiornarti sempre, senza mai lasciare nulla al caso, perchè ogni piccolo particolare, anche il più irrisorio, può essere fondamentale per vincere una partita. Le serate passate a vedere e rivedere le partite degli avversari divengono il passatempo di ogni allenatore, mettendo a repentaglio rapporti familiari per una soluzione tattica capace di ostacolare l'avversario, con il corollario di notti insonni perse dietro quell'esperimento che il giorno dopo verrà provato dalla squadra sul campo di allenamento.
Massimo Costantino ha 39 anni, ma sembra che alleni da una vita. Domenica pomeriggio, alla ripresa del campionato contro il Gavorrano al "Guido D'Ippolito" di Lamezia, festeggerà le sue prime 100 panchine nei Pro (comprese le partite di Coppa Italia, ndr). Tutte alla guida della Vigor Lamezia. In tempi di crisi, trovare un tecnico così longevo su una panchina di Lega Pro, è una cosa inedita di per sé, vista la volatilità degli allenatori in questi campionati. A queste vanno aggiunte le 200 nei dilettanti sulle varie panchine di club calabresi minori, come la Rossanese (riportata in D dall'Eccellenza, dopo essere subentrato con la squadra in zona play out) e i settori giovanili di Cosenza e Vigor Lamezia stessa.
Mister, chi si sente di ringraziare per queste sue prime cento panchine?
"Sicuramente la proprietà in primis e il Direttore Sportivo Fabrizio Maglia, perchè se domenica si festeggia questo traguardo, il merito è anche il loro che mi hanno voluto su questa panchina".
Comincia così la nostra intervista esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com da Massimo Costantino. Ci tiene molto a ringraziarli. Nella nostra chiacchierata la gratitudine verso la dirigenza biancoverde è un riferimento che tornerà spesso. Figlio di questa terra (nonostante sia nato a Milano), il tecnico biancoverde non sente il peso di allenare in una città dove ormai vive da tanti anni. Al punto che se gli fai notare il motto: "nemo propheta in patria", lui non accetta di buon grado, rivendicando il suo buon lavoro svolto finora.
Costantino infatti non viene dal calcio, almeno non del tutto. Laureato in educazione fisica, ha sì giocato, ma nel mondo dilettantistico. Prima di cominciare ad allenare si è documentato guardando partite su partite, studiando tutto quello che occorreva. I risultati fin qui ottenuti hanno dimostrato la sua tenacia e la sua voglia di apprendere. La sua umiltà nell'esporre i suoi pensieri fanno pensare ad un predestinato, ma dinanzi a queste affermazioni si schernisce un po'. Vive giorno dopo giorno, senza mai alzare lo sguardo oltre l'immediato, pensando che il domani arriva in base al lavoro quotidiano.
Mister, lei ricorda la sua prima panchina nei Pro?
"Certamente! Era un caldissimo 29 agosto 2010: Vibonese-Vigor Lamezia 1-3".
Quali sensazioni provò quel giorno, lo ricorda?
"Ero tranquillo. Per fortuna sono una persona che non si lascia quasi mai travolgere dalle emozioni, così fu una giornata speciale, questo sì, ma l'ho vissuta bene, conservando un ricordo molto bello di quella partita".
Le persone che la conoscono la descrivono come una persona molto sulle sue, difficilmente si lascia trasportare dagli eventi. Mai ha perso la pazienza in queste prime 99 panchine?
"Certo, alle volte capita che la foga della partita ti faccia vivere in maniera diversa alcune situazioni che nella vita di tutti i giorni non faresti mai, però sono fortunato perchè non ho mai subìto espulsioni nella mia carriera professionistica".
Magari non si faceva scoprire dall'arbitro?
Gli scappa una mezza risata prima di rispondere: "Mettiamola così: ho sempre trovato terne arbitrali buone".
Prima di passare all'aspetto prettamente tecnico del suo ruolo, vogliamo chiederle una partita che ricorda con più piacere e viceversa una che invece ancora oggi non dimentica per il motivo opposto.
"Guardi, ho un ricordo particolare di una singola partita per entrambi i motivi che lei mi ha posto. Vigor Lamezia-Paganese, semifinale di ritorno dei play off dello scorso campionato. Quella domenica abbiamo giocato un calcio davvero bello, ma tre pali e due rigori sbagliati ci impedirono di raggiungere la finale per la promozione in Prima Divisione. E' stata la classica partita stregata che poi è il rovescio della medaglia della sua domanda".
Quanto le piace questo lavoro?
"Molto perchè ci sono vantaggi enormi: ti fa conoscere tanta gente, ti dà visibilità non solo come professionista ma come uomo. Cresci in mezzo a tante persone che possono sempre insegnarti tanto".
Quale è il segreto di un bravo allenatore?
"Credo sia quello di creare un gruppo che ti segue sempre. Devi saper gestire le dinamiche del gruppo e per fortuna finora mi è sempre riuscito abbastanza bene. Ho la fortuna di essere coadiuvato da uno staff tecnico che ringrazio, a partire da Alessandro Quarta e Giuseppe Saladino. Grazie anche al loro contributo poi arrivano questi risultati".
Quanta passione ci vuole?
"Tantissima, senza non potrei mai farlo. Se ogni giorno non avessi quel fuoco dentro, farei altro. Per fare ciò che faccio c'è bisogno di voglia di imparare e come dice lei, tanta passione".
Una cosa che non le piace dell'essere allenatore?
"Sicuramente il fatto che spesso si pagano colpe non proprie. Magari la squadra va male e la società decide di dare una svolta alla situazione e piuttosto che licenziare venti giocatori, si fa fuori l'allenatore. Ma sono i rischi di questo mestiere e lo metti in conto".
Quanto sono importanti i dettagli nel suo lavoro?
"Non sono importanti, sono fondamentali. Senza quelli, chiunque potrebbe fare l'allenatore. Ma dietro una partita c'è passione, ore passate a visionare video degli avversari, a capire come fermare quel giocatore che fa quel determinato movimento. Ecco perchè è importante avere dei collaboratori validi che ti affianchino in tutto e per tutto".
Non le pesa un po' il detto "nemo propheta in patria"?
"Ci penso spesso a questo, ma non lo vedo come un peso. Vivo a Lamezia da tanti anni, i miei figli vanno a scuola qui, ormai mi sento lametino. Detto questo, è innegabile che qualcosa lo paghi a livello umano. Ad esempio non puoi uscire in piazza con la famiglia e fermarti a parlare con le persone, perchè il tuo ruolo ti impone un comportamento che sia al di sopra delle parti. Non nego che si possa chiacchierare di tutto con tutti, ma se si parla di calcio, non dimentico il ruolo che ho. Sono cose normali, soprattutto dove c'è bisogno di essere ponderati sempre. Alla fine però, io sono felice di vivere qui, perchè un'altra cosa bella di questo lavoro è l'affetto delle persone. Una cosa che ti gratifica tantissimo".
Torniamo all'attualità. Oggi comincia il mercato di riparazione. Cosa si aspetta?
"Con la società abbiamo stilato una strategia e vediamo cosa può riservarci il mercato. Contiamo di riuscire a portare a termine operazioni che portino giovamento alla Vigor Lamezia in primis".
Arrivato a cento panchine, la domanda nasce spontanea: Massimo Costantino cosa vuol fare da grande?
"Sono abituato a pensare giorno dopo giorno, che nel calcio significa pensare al prossimo allenamento, mettendoci la massima determinazione, il massimo impegno, non tralasciando nulla, come sempre. Poi, tornando alla sua domanda su cosa voglio fare da grande, io sono del parere che tutto vada conquistato volta per volta, senza bruciare le tappe. Ogni cosa ha il suo tempo. Intanto ho un contratto con la Vigor Lamezia anche per la prossima stagione e mi piacerebbe portarla a disputare il campionato di C unica. Sarebbe una bella soddisfazione. Quello che verrà dopo, ci penserò a tempo debito".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
