Evergreen a TLP - Intervista doppia a Capecchi e Miano

Evergreen a TLP - Intervista doppia a Capecchi e MianoTMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com
martedì 15 gennaio 2013, 12:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI

La carriera di un giocatore mediamente si conclude quando si arriva a 35 anni. Dopo si decide di mollare la presa, gli stimoli vengono a mancare e la voglia di sacrificarsi comincia a scemare. Quello è il momento in cui ogni calciatore decide di appendere gli scarpini al chiodo.

TuttoLegaPro.com ha deciso di intervistare due evergreen dei campi di calcio, ancora pieni di furore e desiderio di divertirsi: Luca Capecchi, classe 1974, portiere attualmente al Fondi e Sebastiano Miano, difensore del Gavorrano, classe 1973. Dovremmo definirli i più vecchi della Lega Pro, ma alla fine la vecchiaia (sportiva) è solo un dato statistico, perché quando li vedi scendere sul manto erboso, sembrano due guerrieri, ancora con lo spirito dei ragazzini

In questa intervista esclusiva siamo usciti per un po' fuori dai canoni dell'attualità, per conoscerli in maniera approfondita e darne un'immagine diversa da quella che si vive ogni domenica sui vari campi della Lega Pro. Luca Capecchi, il più "giovane" (di circa un anno) ha giocato anche in A con il Cagliari (debuttando a "San Siro" contro l'Inter nel 2008), poi tanta B e Lega Pro (Cittadella, Ravenna e Spal tra le altre). Mentre il difensore Miano, ha cominciato nel Gravina (compagine pugliese) in Serie D nel 1994. La sua vita da professionista è iniziata nel 1996/97 con la casacca della Vis Pesaro (C2), per proseguire con tanta C (prima) e Lega Pro (poi). C'è anche una stagione in C1 (attuale Prima Divisione), con il Grosseto (2004/05) dove segna anche un gol (Grosseto-Spezia 2-1).

Due uomini di calcio, due personalità diverse, ma stesse domande per un'intervista doppia dal sapore nuovo.

> Quando qualcuno ti dice: ma chi te lo fa fare ancora di sacrificarti, tu cosa gli rispondi?

Capecchi: "Per fortuna non mi è mai capitato, anzi mi è stato detto il contrario, sul perché con tutta l'esperienza che ho nessuna società a luglio mi aveva cercato. A queste persone io rispondo che il calcio di oggi, almeno in Lega Pro, è cambiato molto, con questa regola sugli under che penalizza i giocatori di esperienza, salvo poi cercarli a stagione in corso quando le situazioni di classifica portano le dirigenze a cambiare strategia. Per fortuna dalla prossima stagione questa regola non ci sarà più, così si tornerà a premiare la meritocrazia".

Miano: "Sì, mi capita che me lo chiedano e io dico quello che penso ormai da qualche anno: spirito di sacrificio, passione, voglia di mettersi in gioco, questi sono gli ingredienti principale che mi spingono ad andare avanti".

> Se non avessi fatto il calciatore, cosa ti avrebbe riservato la tua vita?

Capecchi: "Bella domanda, davvero una bella domanda (sorride stupito, ndr)! Ma guarda, non ho mai pensato seriamente di fare il calciatore, è venuto tutto in maniera naturale con gli studi. Più andavo avanti e man mano si apriva questa opportunità".

Miano: "Credo che avrei fatto il fruttaiolo, visto che mio padre aveva un piccolo negozio di frutta. Alla fine penso sia andata meglio così, mi sono tolto le mie belle soddisfazioni e sono contento di ciò che ho fatto".

> Finale di Champions League, ma la sera stessa tua moglie vuole andare al cinema. Che fai?

Capecchi: "Vado al cinema senza ombra di dubbio. Ci sono cose nella vita, come le persone a cui vuoi bene, che vengono prima di tutto e tutti".

Miano: "Vedo la partita, gli dico che al cinema ci si va il giorno dopo. La finale è importante e non c'è replica, mentre magari lo stesso film lo proiettano anche il giorno dopo".

> L'avversario che maggiormente ti ha fatto impazzire che ricordi ancora oggi?

Capecchi: "Eh tanti, ma proprio tanti! Credo che non ce ne sia uno in particolare, anche se così a bruciapelo dovrei rifletterci un momento per darti una risposta. Nel mio ruolo diciamo che più dell'avversario, ciò che mi fa girare maggiormente le scatole sono quei tiri assurdi che partono in un modo e poi beffardamente si infilano alle tue spalle senza sapere né come né quando. Mi è capitato con Baccin del Napoli quando ero a Cittadella e ultimamente mi è successo contro il Borgo a Buggiano, quando un cross calciato male prende una traiettoria insolita e finisce sul palo interno e poi in rete".

Miano: "Ah, mamma mia! Due in particolare non dimenticherò tanto facilmente perché veramente forti. Uno era Gabriele Graziani, attaccante del Mantova e l'altro Christian Riganò. Ma non erano solo forti, sarebbe riduttivo, sapevano come metterti in difficoltà".

> Il giorno che appenderai gli scarpini al chiodo, hai già pensato che cosa vorrai fare?

Capecchi: "Prima di trovare una società con cui giocare, questa estate ho avuto l'occasione, tramite amici, di cimentarmi nel mondo dell'immobiliare. Attualmente mia moglie ha aperto da poco uno studio di pilates (sistema di allenamento), mentre io sono istruttore di questa disciplina. Vivo a Ferrara e non mi dispiacerebbe fermarmi qui e provare a mettermi in gioco, diventando imprenditore di me stesso. Alla fine, riflettendoci, anche nel calcio ho sempre fatto questo, perché metti a disposizione la tua persona per il bene del gruppo".

Miano: "Ancora non ci penso concretamente. Adesso sono concentrato sul Gavorrano ed è un'esperienza fantastica. Quando non sentirò più quel fuoco vivo della passione, allora comincerò seriamente a pensare cosa fare dopo. Ora come ora mi piacerebbe rimanere in questo mondo, magari allenando i bambini. Dai, vediamo cosa succede a giugno".

> L'ultima domanda, è una proposta: in caso di un tuo gol (Miano) o di un rigore parato (Capecchi), te la sentiresti di donare la tua maglia di quella partita, magari con una dedica all'associazione benefica "Live Onlus" (www.onluslive.org) , da mettere all'asta e il ricavato completamente in beneficenza?

Capecchi: "Lo farei volentierissimo (sorride al telefono, ndr). Ho avuto la fortuna di giocare in A contro l'Inter e quella domenica scambiai la maglia con Toldo, che poi la mise all'asta per beneficenza. Era solito scambiare le casacche con gli avversari, per poi metterle tutte in vendita e ricavarne qualcosa da dare a chi è meno fortunato di noi".

Miano: "Accidenti, ma certo! Ho il vostro riferimento telefonico, non appena faccio gol, la sera stessa vi chiamo e facciamo tutto. Potete contarci".