Fano, Orlandi a TLP: "Solo la cultura del sacrificio ti può portare in alto"

Fano, Orlandi a TLP: "Solo la cultura del sacrificio ti può portare in alto"TMW/TuttoC.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
giovedì 15 dicembre 2011, 14:00Interviste TC
di Daniele Mosconi

Il suo, è il ruolo più difficile. Trovarsi sempre pronto, anche se per novanta minuti non hai visto un pallone stazionare dalle tue parti. La tua storia può cambiare in quell'istante. Se pari nessuno si ricorderà di te, con la squadra che esulterà per il gol di un giocatore in mezzo al campo. Tu, con quei guantoni tra le mani esulti, sapendo che se la tua squadra ha vinto, il merito è anche tuo. Mentre se l'attaccante segna, si impreca, trovando come primo capo espiatorio, proprio lui, il portiere, a seguire il destino e tutto il corollario. Ogni volta le loro gesta sono vivisezionate per poter dire "eh ma il portiere in questo caso poteva fare meglio...". Oppure, ancora peggio "ma questo portiere da dove viene, ma come si fa a farlo giocare". "Che papera quel portiere, io facevo meglio".

Spesso a dirlo è gente che questo ruolo, in casi ancor peggiori, il calciatore, non l'ha mai fatto. Allora ti ritrovi con un voto in pagella dato da chi di calcio conosce solo JuveMilanInter, il resto sono figurine panini da collezionare. E' il destino di chi decide di vivere fuori dagli schemi. Di solito nelle tattiche, il 4-3-3, 4-4-2 e tanti altri numeri che significano nient'altro che la disposizione in campo della squadra, lui, il 'numero uno' non c'è mai. Abbiamo avuto modo di incontrarne un rappresentante di questa categoria. Di quelli che conoscono la Lega Pro, come le proprie tasche.

Federico Orlandi, 30 anni compiuti, si mostra così com'è. Persona umile e squisita, che ci colpisce per la sua spontaneità, per le sue parole mai fuori dal contesto. Lo abbiamo intervista in esclusiva per TuttoLegaPro.com.

Ciao Federico, guardando la classifica del Fano, si resta increduli. La rosa a disposizione di mister Baldassarri ha poco da invidiare alle squadre che la precedono. Cosa vi sta mancando per spiccare il volo?

"Io penso che alla fine di un'annata, sono molte le componenti che si devono incastrare per far si che tutto giri per il verso giusto. Noi purtroppo abbiamo pagato i tanti infortuni, oltre alle penalizzazioni che hanno influito non poco sul morale del gruppo. Abbiamo dovuto far esordire gente che si è trovata da un momento all'altro catapultata in un contesto più grande di loro, pagando lo scotto dell'esordio. Quando torneranno gli infortunati, tutto sarà diverso, ne sono certo".

Riguardo al tuo ruolo, nel calcio di oggi, quanto conta il portiere?

"Sono sempre stato del parere che un buon portiere vale un buon 50% della squadra. Il nostro è un ruolo decisivo che nell'economia di un campionato vale dai 7 agli 8 punti. Come l'attaccante segnando può farti vincere una partita, così il portiere con una parata può salvarti un risultato".

Quanto vi penalizza la regola della chiara occasione da gol, con conseguente espulsione del portiere?

"E' una regola assurda, che non ho mai capito. Giusto dare il rigore, sia chiaro, però in questo modo si va a colpire lo spettacolo penalizzandolo. Rigore ed espulsione sono una punizione esagerata, perchè si tende a falsificare il gioco.".

A proposito di rigori: cosa si prova ad avere l'avversario a 11 metri?

"E' una scarica di adrenalina non indifferente. Credo che quello sia l'unico momento in cui il portiere non abbia responsabilità. Se l'attaccante segna è stato bravo, colpe il portiere ne ha poche. Mentre, se il portiere para, è un fenomeno".

Dando una sbirciata alla classifica attuale della serie A, balza agli occhi come le prime cinque della classifica attuale, hanno quattro portieri che sono di scuola italiana (unica eccezione l'Udinese che ha tra i pali Handanovic) E' la rivincita del Made in Italy dopo la sbornia esterofila degli ultimi anni?

"Credo che la cultura calcistica della scuola italiana dei portieri non abbia eguali in tutto il mondo. Se penso, ad esempio, a Julio Cesar e Handanovic, ci rendiamo conto di quanto sono migliorati con il passare degli anni. Sono molto forti atleticamente, ma con il nostro calcio sono migliorati tantissimo. Come dicevo prima: il nostro ruolo è fondamentale per la squadra, non solo perchè salviamo il risultato, ma anche perchè se la squadra sa di avere un portiere sicuro e pronto nei momenti topici, si sente più tranquilla. Il portiere trasmette ciò che ha dentro".

Ultima domanda: un consiglio che ti senti di dare a Beni che sta crescendo insieme a te nel Fano.

"Io e Ale stiamo lavorando molto bene insieme, il ragazzo ha ottime qualità. Lui è al suo secondo anno. Io credo molto nella cultura del lavoro. Perchè alla fine solo quella paga realmente. I giovani devono capire che senza l'impegno costante giorno dopo giorno non vai da nessuna parte. Devi mangiare tanto "pane e sudore". Può capitarti, per circostanze favorevoli, di trovarti in A, però poi devi saper meritare ciò che ti è arrivato. E se non sei capace di restare lì, piano piano ritorni da dove sei partito. Con più ferite di quanto pensi. Spesso quando si parla tra di noi, dico ai più giovani: ragazzi, io ho disputato 200 partite tra i professionisti, ma non mi ha mai regalato niente nessuno, conquistandomi ciò che mi sono conquistato, con il sudore della fronte e senza mai perdere di vista la mia umiltà. Molti giovani di oggi pensano che tutto gli sia dovuto. Ma poi quando si fanno veramente male, allora quello è il momento migliore per maturare in maniera completa. Riflettendoci, l'allenamento è un po come la scuola. Tu quando in settimana vai al campo e ti alleni, è come una sorta di studio che tu fai per prepararti al compito in classe che sono i 90 minuti. Se in campo non riesci a dare ciò che puoi dare, vuol dire che non hai "studiato"  bene durante la settimana. Ti può andare bene di copiare una volta dal compito degli altri, ma alla fine i risultati si vedono".

Si conclude qui la chiacchierata con Orlandi. Persona estremamente cortese con cui abbiamo chiacchierato più di un'ora e mezza. In questo lasso di tempo abbiamo imparato ad apprezzarne la sincerità e l'umiltà che contraddistingue la sua persona, dimostrandoci che l'uomo e il professionista non hanno differenze.