Foggia, Sau a TLP: "Grazie a Zeman sono diventato un altro. Cagliari: io sono qui"

Foggia, Sau a TLP: "Grazie a Zeman sono diventato un altro. Cagliari: io sono qui"TMW/TuttoC.com
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mercoledì 1 giugno 2011, 17:15Interviste TC
di Massimiliano Marino

Destro, sinistro, testa, petto, tacco… Per Marco Sau il come è solo un dettaglio. Conta solo il quanto. Ed i numeri, in questo senso, parlano forte e chiaro. Venti i gol complessivamente segnati nell’arco dell’intera stagione, in tutta la Lega Pro terzo solo a Paulinho (24) e Gaeta (21) che, però, hanno rispettivamente calciato sei e quattro rigori. TuttoLegaPro ha voluto intervistare in esclusiva il capocannoniere del Foggia nonché il vincitore della speciale classifica marcatori del girone B di Prima Divisione per ripercorre le tappe di una stagione davvero memorabile. Almeno, a livello personale.

Zeman non si è detto soddisfatto dei risultati conseguiti. Quello del Foggia è stato veramente un campionato al di sotto delle aspettative?

“Non credo affatto. Abbiamo costruito la squadra in pochi mesi partendo addirittura in ritardo con la preparazione. Eravamo un gruppo giovane con tutti i pro e i contro che questo fatto comporta. L’esperienza non ci ha certo aiutati in questo senso però io credo che, tirando le somme, il nostro cammino si debba considerare positivo”.

Che tipo di allenatore è Zeman? Come ti sei trovato a condividere fianco a fianco questa esperienza?

"Zeman è Zeman: una persona vera, schietta, diretta che non si nasconde dietro a nulla. Anche se i suoi allenamenti…"

Faticosi, vero?

"Devo dire che sotto questo aspetto è migliorato, stando al passo con i tempi: anche se non ci ha risparmiato i famigerati gradoni, l’intensità con i quali li abbiamo affrontati è stata certamente minore rispetto a quella che il tecnico esercitava in precedenza. E’ fissato sulla tenuta fisica e i suoi allenamenti sono principalmente basati sullo sforzo, sulla corsa, sugli scatti e sui tagli veloci”.


Alla luce del tuo straordinario rendimento, quanti meriti attribuisci a Zeman?

"Tanti. Il suo calcio iper-offensivo ha certamente incrementato la mia pericolosità sottoporta e il suo tipo di gioco ha notevolmente influito su quello che alla fine è stato il mio rendimento. Credo che ogni attaccante possa andare a nozze con un tecnico come Zeman, capace di metterti a tuo agio, a spronarti quando serve e a sviluppare le singole qualità".


Cosa hai appreso dal suo insegnamento?

"Mi ha insegnato a muovermi sempre e comunque, sollecitandomi a imparare a prendere il tempo al mio marcatore e a tagliare gli spazi con maggior continuità. Con lui mi sono veramente trovato bene anche perché rispecchia completamente quella che è la mia idea sul come deve essere e sul come deve muoversi un attaccante".

Se escludiamo i calci di rigore sei il capocannoniere di tutta la Lega Pro. Sorpreso da questo risultato?

"Assolutamente sì, non me l'aspettavo. Però non mi sento completamente esploso sebbene 20 gol in 33 presenze siano effettivamente tanti. Va benissimo così".

Quale reputi sia stata la rete più importante?

"Penso a quella contro l’Atletico Roma, data anche l’importanza in sé della partita. Ci giocavamo una gran fetta dei play-off e, alla fine, abbiamo superato la prova in maniera convincente".

E quella più bella?

"Credo quella contro il Benevento, di tacco".

Quella più particolare?

"Quanto a stranezza, il gol di petto contro l’Andria".

Quella, invece, più difficile?

"La doppietta contro il Lanciano, fuori casa, subito alla terza giornata. Poi, purtroppo, abbiamo perso 5-3".

Ora il calciomercato. Cosa pensi possa accadere?

“Non so veramente nulla. Il mio desiderio è vestire la maglia del Cagliari: per un sardo doc come lo sono io, credo sia il massimo della vita. Ma, ripeto, non sono a conoscenza di nulla”.