INTERVISTA TC - Armonia: “Da nano a capitano: vi racconto il mio Spanò”

04.08.2020 12:45 di Sebastian Donzella Twitter:    Vedi letture
INTERVISTA TC - Armonia: “Da nano a capitano: vi racconto il mio Spanò”

Una storia che ha fatto il giro d'Italia e che, a distanza di giorni, non smette di stupire. L'addio al calcio, da giovane e vincente, di Alessandro Spanò, non ha però sorpreso chi lo ha conosciuto bene. Come Mariano Armonia, attuale Responsabile Scouting del Pisa ed ex di Pro Patria e Reggiana, le due squadre dell'ormai ex capitano granata. TuttoC.com lo ha intervistato in esclusiva.

Spanò si è ritirato, a sorpresa. Che effetto fa?
"Non mi meraviglio che abbia preso una decisione così forte. Ha sempre inseguito i suoi sogni e dopo aver avverato quello della B con la Reggiana, ha semplicemente deciso di inseguirne un altro. Per noi può sembrare folle tutto ciò ma vi assicuro che la sua scelta è stata razionale. Perché Alessandro ha sempre riflettuto bene, non è mai stato un impulsivo. Avrà sicuramente avuto le sue buone ragioni. Del resto aveva 30 anni mentalmente quando ne aveva 15 fisicamente. Non ha mai sbagliato un atteggiamento, mai una parola. E mai un errore, né in campo né fuori".

Eppure il suo approdo tra i professionisti non fu affatto scontato.
"Per nulla. La Pro Vercelli, dopo il prestito in Primavera, non l'aveva riscattato e lui tornò dove era cresciuto, alla Pro Patria, con il direttore Raffaele Ferrara che lo conosceva bene e lo portò subito in prima squadra. Lì ebbe la fortuna di poter disputare un campionato in cui non c'erano retrocessioni, favorendo così l'utilizzo di tanti giovani, e l'ancor più grande fortuna di incontrare Alberto Colombo come tecnico della prima squadra. Ricordo nitidamente che il mister, alla sua prima panchina tra i grandi, scelse senza esitazione di puntare su di lui. E Alessandro piano piano, dopo aver iniziato da terzino, trovò spazio da centrale di difesa e non si schiodò più da lì, al punto da indossare anche la fascia di capitano in un'occasione".

Nemmeno il passaggio alla Reggiana fu semplice.
"Tanti bustocchi passarono in granata con l'arrivo di patron Vavassori in Emilia. Lui fu uno di quelli ma fu tra gli ultimi: la società stava riflettendo sul da farsi ma il mister, sempre Colombo, spinse tantissimo per averlo. E appena si creò l'occasione giusta, lo fece tesserare. E lo mise subito titolare in un anno rivelatosi poi spettacolare: si fondevano due squadre che arrivavano da un terzultimo e da un penultimo posto. La maggior dei giocatori erano ragazzini. Che arrivarono in semifinale playoff, perdendo solo ai rigori col Bassano. Il più grande lì dietro in difesa, aveva 22 anni, per intenderci".

E Spanò? 
"Mise insieme così tante presenze come mai in carriera. Sorrido pensando ai commenti sui social e dal vivo di qualche tifoso che, appena lo videro al campo d'allenamento, gli diedero del "nano". Si chiedevano come potesse giocare in mezzo alla difesa un ragazzino che non era alto nemmeno un metro e ottanta. Ebbero la risposta appena lo videro giocare. E lo hanno anche visto alzare, da capitano, la Coppa che vale la Serie B".

Quella Reggiana, adesso, dovrà giocarsi la permanenza in una cadetteria monstre, viste le neopromosse...
"Sarà una gran bella Serie B, altamente competitiva. Son contentissimo che la Reggiana sia salita in cadetteria, ho passato due anni bellissimi in granata. Quando vado a vedere una partita da loro è sempre emozionante. In ogni caso, tra quelle che scendono e quelle che salgono sarà una B incredibile. Monza, Vicenza e Reggina non possono essere etichettate semplicemente come neopromosse e la Reggiana giocherà sulle ali dell'entusiasmo con un tecnico emergente. E incontrerà tanti dei suoi ex calciatori: Bartolomei, Andreoni, Vacca, Bruccini, Perilli, Siega, sono tutti giocatori transitati in quella Reggiana di qualche anno fa e adesso stabilmente in cadetteria".

E c'è anche Armonia, che li ritroverà in Pisa-Reggiana...
"Sarà ancor più emozionante. Sarà una bella sfida tra due compagini forti, sia in campo che fuori. La mia attuale società guarda sempre avanti, con un direttore ambizioso come Gemmi. È faticoso ma stimolante, allo stesso tempo. Per me, in ogni caso, rappresentare il club nerazzurro è soltanto un orgoglio".