INTERVISTA TC - Avv. Maglione: "Caso Rieti chiuso nel migliore dei modi"

21.11.2019 12:30 di Redazione TC Twitter:    Vedi letture
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com
INTERVISTA TC - Avv. Maglione: "Caso Rieti chiuso nel migliore dei modi"

"Credo che alla fine la vicenda si sia chiusa nel migliore dei modi". L'avvocato Francesco Maglione, in passato dirigente di club come Avellino e Catanzaro, ne ha viste tante nel corso degli anni. Ai microfoni di TuttoC, commenta così il caso Rieti: "Io credo che sia doveroso spendere una parola di riconoscimento al grande lavoro fatto, da un anno a questa parte, sia da Gabriele Gravina come presidente della FIGC che da Francesco Ghireli come presidente della Lega Pro".

È una loro vittoria?

"Sì. Abbiamo visto la controprova che ora ci sono le contromisure normative e legali per evitare casi come quelli dell'anno scorso, tra cui quel famoso 20-0 che è rimasta la pagina più nera del calcio italiano nell'ultima stagione. Casi che, ricordiamo, erano stati l'eredità dell'ammissione ai campionati di quelle società seguendo il sistema di rilascio delle licenze nazionali della gestione commissariale".

Quest'anno la farsa è stata impedita.

"Merito appunto delle norme più rigide, stilate già dal consiglio federale dello scorso dicembre, di cui è stato promotore Gravina. E poi della loro rigida applicazione da parte del presidente Ghirelli: la dimostrazione che le regole ci sono e che non sono più concesse deroghe. Ha saputo lavorare in perfetta sinergia con le altre componenti federali, riuscendo a ottenere che venisse correttamente applicata la norma sulla concessione delle deroghe agli allenatori. E poi, se posso, c'è dell'altro".

Prego.

"Nel caso Rieti si vede come le norme possano funzionare non soltanto per evitare una sceneggiata come quella dell'anno scorso. Nello specifico, hanno infatti consentito a Ghirelli di agire tout court come presidente della continuità nella corretta gestione delle società: appena 48 ore dopo la mancata disputa della gara, c'è stato il ritorno della società a Curci che permetterà di portare il Rieti fino all'anno scorso. Nella scorsa stagione l’impossibilità di intervenire portò poi a varie esclusioni, a partire proprio dal Pro Piacenza. Invece in questo caso l'intervento tempestivo ha consentito che venissero isolati i cosiddetti furbetti e che si tornasse alla proprietà originaria".

Non è possibile intervenire prima dell'inizio della stagione?

"Su questo punto credo ci voglia chiarezza. Tutte le società iscritte lo hanno fatto secondo le regole, molto più rigide e restrittive emanate dal consiglio federale, e quando hanno avuto la licenza nazionale erano in perfetta regola. Poi, sono stati introdotti degli strumenti di controllo per eventuali cambi di proprietà: la FIGC pretende e prevede che chi rileva un club debba provvedere a depositare una nuova fideiussione a copertura di tutta l’esposizione debitoria della società rilevata. Le norme ci sono. Il Rieti di Curci era in perfetta regola, poi c’è stato questo tentativo di cessione. Una cosa che a livello civilistico non si può. Si possono invece mettere degli sbarramenti che garantiscano i passaggi di proprietà. La norma c’è, però intervenendo con lo 0-3 si è anche garantita la continuità aziendale e societaria, cosa che non è potuta avvenire l’anno scorso con i vari casi visti durante la stagione. Pro Piacenza e Matera, dove invece alla quarta assenza si dovette procedere alla esclusione del campionato. L’opera meritoria, lo voglio sottolineare, riguarda anche il grosso risultato politico avuto dalla Lega Pro l’anno scorso: con le quattro riammissioni si è riuscito a dare il giusto riconoscimento a quelle squadre che erano retrocesse sul campo, ma che avevano avuto una gestione virtuosa, a scapito di quelle che erano riuscite a salvarsi sul campo ma poi non erano riuscite a iscriversi".

Uno sguardo in casa Avellino. Come andrà a finire?

"È una piazza a cui sono particolarmente legato, ci sono stato per tre anni vincendo due campionati, seppure più di un decennio fa. Lì la situazione è un po’ diversa: la decisione riguarda una procedura giudiziaria. Anche loro erano in perfetta regola quando hanno avuto il rilascio di licenze nazionali e si sono iscritti, poi ci sono state le note vicende legate alla Sidigas. In questo momento Lega Pro e FIGC non possono fare altro che controllare e verificare le decisioni che verranno prese da qui al 3 dicembre dal Tribunale. Conoscendo la piazza di Avellino mi sento più sereno e tranquillo: se verrà consentita la ristrutturazione del debito alla Sidigas sono sicuro che questa garantirà la continuità. Viceversa, se dovesse essere ceduta a questo gruppo, so che è una cordata in grado di dare garanzie".

Ci salutiamo con una riflessione sul futuro. I tanti casi della Lega Pro fanno pensare sempre alle 60 squadre: non sono tante?

“No, finché non ci sarà una riforma radicale all’interno del sistema calcio. Bisogna ridisegnare la delimitazione del professionismo, riuscendo ad addivenire quantomeno a una diversa forma di riconoscimento semiprofessionistico. Fino a quel momento, credo che la Lega Pro stia dimostrando di poter garantire la sostenibilità delle 60 squadre. Questo non vuol dire che il tempo non sia maturo per sedersi a un tavolo e preparare una riforma dei campionati in cui restringere il numero di squadre professionistiche e creare la fascia intermedia del semiprofessionismo".