INTERVISTA TC - Coppola (AIC): "Le riforme non si fanno al bar"

27.05.2020 19:30 di Sebastian Donzella Twitter:    Vedi letture
INTERVISTA TC - Coppola (AIC): "Le riforme non si fanno al bar"

"Le riforme non si fanno al bar". Parole di Danilo Coppola, consigliere nazionale dell'Assocalciatori, che ai microfoni di TuttoC.com ha analizzato la delicata situazione della terza serie e del calcio italiano in generale.

Cominciamo dal presente: si gioca o no?
"Ce lo diranno i dati epidemiologici dei prossimi giorni. Sicuramente in Lega Pro ci sarà un grosso problema legato ai prolungamenti contrattuali, visto che nel progetto ci sono partite da recuperare a luglio e agosto. Nelle serie superiori sarà una questione più semplice da risolvere tra società e giocatori, un po' meno tra società e società, visto che alcuni prestiti sono in corso tra squadre che lottano per lo stesso obiettivo".

La Serie B sarà davvero a 40 con l'eliminazione della Lega Pro?
"In Federazione ufficialmente non si è mai parlato di questo ipotetico progetto. Inoltre le due Serie B di cui si parla tanto aumenterebbero a dismisura la distanza dalla Serie A. E creerebbero problemi nel rapporto con la D. Un club dilettantistico, al momento, fa già fatica a trasformarsi per partecipare alla Serie C. Figuriamoci se da dilettantistica diverrebbe addirittura professionistica in B in un colpo solo. Piuttosto che cancellare la C io inserirei nuovamente la C2: è sempre stato un gradino intermedio per società che non avevano le possibilità dei club di C1 ma che ne avevano più della D. La C2 aveva il suo ruolo e il suo appeal. Avere un gradino in più non è sbagliato, anzi. Guai alle scelte di facciata, le riforme non si fanno al bar. Bisogna contattare i soggetti interessati, ai club interessati.".

Anche per questo si potrebbe sfruttare l'idea del semiprofessionismo...
"Un'idea, appunto. Dev'essere chiaro: non esiste il semiprofessionismo. La legge, che risale al 1981, non lo prevede. Se non cambia la legge, insomma, chi parla di semipro non parla di profesionismo a metà ma parla di dilettantismo, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Le riforme vanno fatte con criteri lungimiranti e condivisi, che portino realmente benefici sul lungo termine evitando potenziali contenziosi. Non bisogna porre le basi per litigare ancor di più rispetto a quanto stiamo già litigando adesso". 

E quindi che si fa?
"Si aspetta. Le riforme non si fanno da un anno all'altro in periodi normali, figuriamoci durante una pandemia. Un passo del genere significherebbe fare 100 passi indietro senza ragionare sulle conseguenze. Se vuoi prevedere una riforma, devi dare un'annata di transizione per permettere a tutti di capire quale sia la propria categoria adatta. Le riforme non si fanno al bar. E non si fanno sui numeri ma sulle regole. Bisognerebbe continuare a migliorare le norme, non buttare via 10 anni di crescita per un'annata disastrosa. Dobbiamo metterci questa stagione alle spalle, non crearne altre peggiori". 

"Non si fanno le riforme sui numeri": in che senso?
"Una dimostrazione l'abbiamo avuta negli ultimi anni dalle società con un fatturato alto che però non rispettavano le regole. Penso a Parma, Palermo, Cesena e Bari prima della ripartenza. Non adottando un giusto criterio di gestione societaria, si sono ritrovate davanti al fallimento. Quindi il discorso di avere meno squadre per avere fatturati più alti non è segno di stabilità del sistema. Anzi, i problemi si trovano spesso in società di alto livello che hanno un indebitamento paradossalmente più alto dei club di C. E poi, come detto, i conti non possono essere fatti in un'annata di pandemia, prenderla come base per una riforma è una follia. È normale che i club professionistici siano in difficoltà adesso perché lo è tutto il Paese. Avere una ricetta per risolvere i problemi in tempo di pandemia significa che sei presuntuoso o incompetente. Vuol dire che non sei un vero uomo di calcio. Sento tanta gente parlare: purtroppo in tanti parlano senza conoscere il sistema. Prendere decisioni che non ledono nessuno oggi come oggi è impossibile. Devi scegliere al momento il contenzioso minore perché non averne è impossibile".

Quindi manterrebbe la Lega Pro così com'è? La Lega Pro starebbe pensando alle retrocessioni in D delle ultime.
"Al momento non cambierei nulla. Non dobbiamo rischiare riforme di facciata: guai a estromettere le squadre piccole che magari meritano di stare nel professionismo più di tante squadre blasonate ma dai conti in rosso. Quindi non basta avere le grandi squadre e stop: non è giusto tagliar fuori le minori. Per quanto riguarda le possibili retrocessioni, in un’annata così difficile sarebbe ancor meglio toglierle, ristabilendo i format nell’annata seguente". 

E l'AIC come si muoverà?
"La strada dell'associazione è sempre la stessa: rispetto delle norme e aumento dei controlli. In modo che il sistema sia sempre più garante. Non potrai mai evitare le difficoltà di uno o due club perché dipendono da fattori esterni. Ma se lavori sulle regole fai in modo che certe problematiche di una piazza non diventino una problematica per tutti: penso a quei club retrocessi per mano di club che non avevano pagato e che sono spariti subito dopo".