INTERVISTA TC - Fiorin: "La Serie C deve avere il coraggio di rinnovarsi"
L'ex allenatore dell'Ascoli, Fulvio Fiorin, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com. Il tecnico lombardo, in questa stagione alla guida del Milano City in Serie D, ha detto la sua sulle squadre retrocesse dalla Serie B.
Mister, il Perugia è la quarta retrocessa in C. Se lo aspettava? Così come Juve Stabia, Trapani e Livorno?
"Quando ho visto il playout tra Perugia e Pescara, due squadre con blasone importantissimo, che sono state in Serie A, e dover una delle due scendere in C, mi son chiesto come società di questo tipo possano trovarsi in queste situazioni. Ho sentito di contestazioni borderline, chiaro che i tifosi non possono sapere tutte le ragioni che ci sono dietro a un incesso sportivo. Bisogna capire da cosa derivano questi risultati mediocri. Forse programmazioni sbagliate o una proposta di calcio che non funziona più. I settori giovanili vengono abbandonati dopo il covid e non si valorizzano le società di categorie inferiori che devono assolutamente puntare sui propri ragazzi. E così abbiamo visto retrocessioni eccellenti. Torniamo a una considerazione riguardante l'aspetto economico, bisogna avere piani finanziari certi. E devono avere progettualità e competenza. Non sempre bastano i soldi, che in realtà spesso si sprecano, non valorizzando le risorse a disposizione. In Serie C ci vuole un calcio propositivo per valorizzare i giocatori e conseguire i risultati, ma in realtà rimaniamo un po' bloccati in questo. Ci vogliono come detto strategie e competenze per portare avanti quelle che sono vere e proprie aziende".
Una Serie C sempre più in difficoltà con tre squadre non iscritte.
"La Serie C fa fatica a crescere, non tanto da un punto di vista di valori, perché negli ultimi anni abbiamo visto campionati di buona qualità, con la presenza di società illustri che hanno innalzato il valore tecnico. Ma la crescita del campionato e delle squadre di C va vista sotto un altro punto di vista. Tre non si sono iscritte ma non sono solo loro le società in difficoltà. Bisogna avere coraggio a innovare e rinnovare, creando basi solide. Altrimenti non si può intraprendere un discorso qualitativo e professionistico in Serie C".
Cosa pensa della lista a 22 giocatori?
"La ricerca di cambiamento, di innovazione, passa attraverso scelte di questo tipo. Qui secondo me è più un discorso di interpretazione e di cultura, che bisogna cambiare in Serie C. E poi bisogna interpretare queste scelte della Lega, in riferimento agli obiettivi che vuol raggiungere una determinata società. La lista a 22 vuol limitare le difficoltà alle quali si va incontro facendo tanti contratti. Sembrerebbe che questa idea possa valorizzare i giovani, soprattutto quelli cresciuti in casa, perché i 2002 non rientrano nella lista. Ma anche l'Assocalciatori interpreta in maniera diversa questo provvedimento, perché va a limitare i posti in Serie C. E secondo loro potrebbe sminuire il valore del campionato. Io presumo che se si fanno giocare i giovani di qualità e si ha il coraggio di portare avanti un certo discorso, si può andare oltre la norma. All'esterno c'è una concezione un po' più aperta riguardo l'impostazione delle liste e la valorizzazione dei giovani".
Il Lecco che stagione ha fatto e che stagione dobbiamo attenderci?
"Non conosco nel dettaglio le progettualità del club. Questo da poco concluso può essere considerato un campionato di transizione dopo la vittoria del campionato di Serie D. Oggi dopo la risalita e la salvezza deve ottimizzare questa permanenza e questo si può fare solo lavorando bene, puntando alla programmazione. Sono stato a Lecco tanti anni fa, una piazza importante e molto seguita, con i tifosi sempre attaccati alla squadra".
Qualche sirena dalla Serie C per lei?
"Purtroppo no, spero che nei cambiamenti, nel rinnovamento che avranno le società, si aggiungano dei criteri di valorizzazione di meriti e competenze. A buon intenditor poche parole".
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