INTERVISTA TC - Spaltro: "Pro Piacenza-Seleco, ecco cos'è successo"

19.02.2019 07:30 di Luca Bargellini Twitter:    vedi letture
INTERVISTA TC - Spaltro: "Pro Piacenza-Seleco, ecco cos'è successo"
TMW/TuttoC.com

Titoli di coda sull'avventura nel calcio professionistico del Pro Piacenza. Ieri è arrivata l'estromissione dal campionato di Lega Pro e successivamente anche la revoca dell'affiliazione da parte della FIGC. Una vicenda sportivamente drammatica che ha scandito tutta la prima parte di questa stagione, fino all'epilogo finale.
Chiusi i giochi dalle pagine di TuttoC.com prende la parola chi ha vissuto gli albori dell'avventura della Seleco, proprietà del club rossonero, a Piacenza. Stiamo parlando dell'avvocato Gerardo Spaltro, ovvero colui che ha trattato il passaggio di proprietà della società emiliana la scorsa estate.

Avvocato ieri si è chiusa l'avventura, drammatica, del Pro Piacenza nel calcio professionistico. Un'esperienza che era iniziata con ben altre aspettative. Com'è nato il legame con Seleco?
"L'estate scorsa il presidente Burzoni, persona perbene legata affettivamente al Pro Piacenza, decise di non proseguire la sua avventura nel calcio professionistico a causa dell'età avanzata e di valutazioni personali legate all'impegno economico necessario al mantenimento di una società di calcio. Attraverso la persona di Alfonso Morrone sono venuto a sapere di questa possibilità ed avendo contatti per motivi professionali con la Seleco, società già nota al mondo del pallone per la sponsorizzazione di un club di Serie A (la Lazio, ndr), ho segnalato questa opportunità. Da parte loro c'è stata una immediata manifestazione d'interesse e la macchina si è messa in moto".

Impossibile immaginare in quel momento l'epilogo che poi si è concretizzato.
"Assolutamente no, perché l'operazione è stata gestita nella maniera migliore, tra l'altro con una società come la Seleco che nel bilancio 2016 annoverava un attivo di oltre trenta milioni di euro. Abbiamo concluso le operazioni per il passaggio di proprietà venerdì 29 giugno e già dalle ore immediatamente successive ci siamo attivati per completare tutto l'iter per l'iscrizione al campionato di Lega Pro".

Compresa la famosa fideiussione targata Finworld.
"Esatto. Una fideiussione che, proprio in virtù della solidità della Seleco, era arrivata in poche ore. Tengo anche a precisare che in quel momento la Finworld era una società autorizzata ad emettere tali garanzie ed era accettata dalla Lega".

Diceva prima di Alfonso Morrone. Qual è stato il suo ruolo?
"Il direttore aveva il compito di dare il via al nuovo progetto tecnico. Un progetto che, stando alle indicazioni iniziali, prevedeva un anno di assestamento, con il contenimento delle spese e un monte ingaggi al di sotto del milione di euro. Dalla stagione successiva sarebbe dovuta, invece, iniziare la crescita".

"Stando alle indicazioni iniziali" fa immaginare che qualcosa sia cambiato successivamente.
"Morrone ha iniziato a subire pressioni atte a cambiare gli obiettivi del nuovo progetto tecnico. In poche parole, il Pro Piacenza avrebbe dovuto puntare in alto fin da subito. Avrebbe dovuto puntare alla Serie B integrando la rosa con giocatori più importanti. La proprietà aveva cambiato atteggiamento a fronte di un Morrone che voleva mantenere le linee guida iniziali, consapevole delle problematicità che una scelta del genere avrebbe comportato. Un discrepanza di obiettivi che poi ha portato all'esonero dello stesso direttore".

Come è stata presa da lei, allora membro del CdA del club, tale decisione?
"Sono rimasto sbalordito".

Da quel momento in poi cos'è cambiato nella quotidianità del Pro Piacenza?
"Tutto. Il dirigente chiamato a sostituire Morrone (non Massimo Londrosi arrivato a fine mercato con il mercato già chiuso, ndr) ha sposato la nuova progettualità, aumentando conseguentemente il numero di calciatori in rosa, molti dei quali provenienti da un medesimo mittente, con conseguente lievitazione del monte ingaggi. A quel punto tutto il CdA del club, me compreso, ha preso la decisione di rassegnare le dimissioni non condividendo più le strategie societarie".

In tutto questo nell'occhio del ciclone è finito Maurizio Pannella, presidente del Pro Piacenza, quale causa di tutti i mali.
"A mio parere Pannella ha rivestito il ruolo, suo malgrado, di capro espiatorio. Ha grandi colpe, sia chiaro, ma non è l’unico responsabile di una situazione evidentemente più grande di lui. E' stato abbandonato a se stesso dopo che gli sono state fatte fare cose che non era in grado di fare".

La drammatica fine arrivata ieri lei l'ha vissuta da spettatore: si è dato una spiegazione di quanto accaduto?
"Si è cercato in tutti i modi di evitare la radiazione di una società in evidenti difficoltà. E' stato un evidente caso di accanimento terapeutico".

E la Seleco come ne esce da questa vicenda?
"Quando presero il club volevano alimentare in maniera positiva la loro immagine nel mondo del calcio. Ne sono usciti con un fallimento totale".