INTERVISTA TC - Vis, Banchini: "Del Gubbio temo la voglia di rivalsa"

INTERVISTA TC - Vis, Banchini: "Del Gubbio temo la voglia di rivalsa"
© foto di Gianmarco Minossi
venerdì 4 marzo 2022, 21:30Interviste TC
di Gianmarco Minossi

Alla vigilia dello scontro diretto contro il Gubbio in chiave play-off, il tecnico della Vis Pesaro Marco Banchini è intervenuto ai microfoni di TuttoC.

A Gubbio sarà un vero e proprio spareggio: come ci arriva la squadra, anche alla luce della vittoria sulla Virtus Entella?

"La squadra ci arriva molto bene, la nostra mentalità è sempre quella di essere ottimisti, indipendentemente dalla posizione in classifica. Sto cercando di portare ai miei giocatori questo tipo di cultura: affronteremo una squadra forte, che si è rafforzata dando continuità alla guida tecnica. Il Gubbio ha investito molto anche in termini economici, è una delle big del girone: oggi come oggi siamo in corsa per una salvezza tranquilla e dobbiamo prima raggiungere questo obiettivo. Dobbiamo migliorare questo percorso e per farlo dovremo andare a Gubbio cercando di determinare la partita, sia in fase di possesso, che in fase di costruzione e di possesso palla".

Cosa teme di più del Gubbio?

"Temo la voglia di rivalsa, perché all'andata vincemmo a Pesaro una partita maschia dal punto di vista agonistico: è bello che ci sia rivalità. Temo le loro individualità e le loro ripartenze, con cui hanno realizzato diversi gol".

Eravate partiti con semplici ambizioni di salvezza, ora siete in zona play-off: si aspettava di condurre questo tipo di campionato?

"Io sono abituato ad andare sempre passo dopo passo, senza crearmi aspettative: il mio obiettivo era quello di capire, con un gruppo tutto nuovo, di valutare i miglioramenti che si potevano fare. Oggi le aspettative uccidono mentalmente qualsiasi tipo di strategia, nel calcio come nella vita. Quel che conta è la voglia di arrivare all'obiettivo, noi avevamo quello della salvezza e abbiamo disputato tutto il torneo nella parte sinistra della classifica: l'importante è rimanerci fino alla fine".

Il lavoro più difficile sarà quello di cercare di non far sentire appagata la squadra una volta raggiunta la salvezza.

"Non penso alla quota 42 come una quota numerica, perché dietro ci sono squadre attrezzate, quindi non è detto che possa bastare: dobbiamo riconoscere l'opportunità che abbiamo, che è in funzione di quello che ti sei creato. Sta cambiando il nostro modo di stare in campo: dobbiamo pensare che se facciamo un non possesso aggressivo e lontano dalla porta diminuiamo il rischio di prendere gol e se riusciamo ad essere propositivi possiamo determinare il punteggio e il risultato della gara. L'evoluzione è stata forse quella di passare da un atteggiamento conservativo e meno rischioso ad uno che ci faccia giocare le partite più a viso aperto".