Intervista TC

Morrone: "Bisogna lavorare sui settori giovanili. Playoff? Livello alto"

Morrone: "Bisogna lavorare sui settori giovanili. Playoff? Livello alto"TMW/TuttoC.com
Ieri alle 21:00Interviste TC
di Laerte Salvini
fonte Intervista a cura di Raffaella Bon

Il futuro della FIGC, il ruolo dei dirigenti sportivi e i verdetti tra promozioni, playoff e crisi societarie: Alfonso Morrone, presidente dell'ADICOSP, analizza i temi caldi del calcio italiano, tra campo e politica, con uno sguardo rivolto alle riforme necessarie per rilanciare il sistema.

Week end che ha visto Barletta e Folgore Caratese approdare in Serie C, mentre altre realtà salutano il professionismo. Che bilancio si sente di fare?
"Innanzitutto vorrei congratularmi con le società del Barletta e della Folgore Caratese per la meritatissima promozione in Serie C. Lodevole il lavoro del presidente Michele Criscitiello, che ha saputo coniugare il successo sportivo con la realizzazione di un impianto bellissimo, già pronto per il professionismo e ricco di servizi. Per il Barletta un plauso particolare al direttore Vincenzo De Santis, tra l'altro nostro associato, che ha contribuito al ritorno nel professionismo di una piazza con grandi tradizioni calcistiche".

Come finirà la corsa tra Arezzo e Ascoli per la promozione diretta?
"Ad una giornata dalla fine l'Arezzo ha il vantaggio del gol negli scontri diretti, che può risultare decisivo. L'Ascoli ha fatto un girone di ritorno eccezionale e meriterebbe il salto di categoria. In ogni caso parliamo del ritorno in B di una piazza importante, sia che si tratti di Arezzo sia che si tratti di Ascoli".

In ottica playoff cosa dobbiamo aspettarci?
"I playoff saranno come sempre un campionato a parte e la condizione fisica farà la differenza. Il livello è altissimo: club come Catania, Salernitana, Brescia, Crotone, Cittadella, Casertana, Ravenna, Cosenza dimostrano che il roster non ha nulla da invidiare alla Serie B. A volte però emerge anche la sorpresa, come accadde con il Lecco di Foschi".

Il caso Ternana tiene banco: cosa può accadere?
"Al momento a Terni non è stata staccata la spina dell'ossigeno che consente di finire la stagione. Se si trova un imprenditore capace di acquisire la società dal Tribunale di Terni e coprire i debiti sportivi, non perderemo una piazza prestigiosa nel professionismo. Altrimenti si potrebbe ripartire dall'Eccellenza, come previsto dalla normativa federale, come già accaduto per Lucchese e SPAL. Sarebbe un epilogo doloroso, anche per la passione dei tifosi delle Fere".

Passando alla politica sportiva: la corsa alla presidenza FIGC tra Malagò e Abete. Cosa serve davvero al calcio italiano?
"Parliamo di due persone diverse tra loro ma entrambi con un grande pedigree istituzionale nello sport e con profonde competenze sulla materia sportiva e calcistica. Credo che oltre alla persona dovremmo capire però i propri programmi per rilanciare il nostro calcio. Secondo me la persona è importante ma è il sistema attuale che imbriglia le riforme e le politiche di rilancio del nostro calcio. Ho apprezzato come atto di responsabilità le dimissioni (merce rara in Italia) del Presidente Gravina ma chiunque sale a Via Allegri deve imporre una politica di riforme partendo dallo Statuto e dalle NOIF e dal rapporto con le Leghe. Una cosa mi preme molto da Presidente di Adicosp che ricordo rappresenta in Italia i Direttori e i Collaboratori della Gestione Sportiva. Non ho sentito richiami all’elevazione culturale e professionale dei dirigenti sportivi che ogni giorno sono impegnati nelle gestioni dei club a tutti i livelli. Bisogna insistere sulla formazione che deve servire a creare una nuova classe dirigente per il futuro. Questo vale anche per il management dei club professionistici e non. Bisogna premiare la competenza e la professionalità certificata. Non si possono vedere ottimi Dirigenti a casa e persone prive di basi professionali ai vertici dei club. Bisogna educare i presidenti a dare valore ai curricula e non alle amicizie e relazioni clienterali. Il management sportivo, specialmente quello italiano apprezzato in tutto il mondo, è una risorsa e non un costo. Pertanto anche se non abbiamo per ora rappresentanza al Consiglio Federale, sentirò i candidati che si presenteranno alle elezioni del 22 giugno per capire quali progetti hanno per la classe dirigente del calcio che è il vero volano del movimento. Sto lavorando anche in altre vesti politiche affinché venga rivista la Legge Melandri perché è doveroso dare la possibilità di voto e di rappresentanza dei dirigenti sportivi nelle governance dello sport".

Quali misure concrete per rilanciare la competitività della Nazionale?
"Credo che bisogna lavorare assiduamente sui settori giovanili perché il talento italiano c’è ma lo disperdiamo poi durante la crescita. Mi fermo per sintesi su due punti. Il primo è che molti club professionistici, specialmente quelli della serie C che era una vera focina di campioni, danno in gestione a persone esterne perché il proprio settore giovanile lo considerano un costo e non una risorsa soprattuto per la sostenibilità economica visto che far salire un proprio ragazzo cresciuto in casa in proiezione futura costerà molto di meno. Intensifichiamo i controlli irrogando severe sanzioni. Il secondo punto è che c’è una situazione incancrenita della famiglia ricca che pagando fa giocare il proprio figliolo scarso rubando il posto ad un ragazzo che merita ma che ha la sfortuna di avere una famiglia non ricca. Inoltre bisogna agevolare le famiglie meno abbienti con concessioni di voucher per poter consentire ai propri figli di praticare lo sport perché pagare le rette alle scuole calcio sta diventando un lusso per gli alti costi. Se non adottiamo simili misure allontaneremo molti bambini dal movimento. Chiudo con una proposta da destinare alla politica. Bisogna introdurre lo Ius Soli Sportivo per i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Il giovane più forte del mondo Lamine Yamal se fosse nato in Italia sicuramente non avrebbe indossato la maglia azzurra perché le legge italiana ti consente di richiedere la cittadinanza solo al compimento della maggiore età.  Al’estero sono più furbi e bravi perché non mi sembra che oltre alla Spagna anche nelle nazionali francesi e tedesche ci sono calciatori autoctoni. La politica non dovrebbe occupare lo sport ma deve occuparsi di sport".