Pro Patria, Lamazza a TLP: "Prima Divisione? Mi stupirei del contrario"

Pro Patria, Lamazza a TLP: "Prima Divisione? Mi stupirei del contrario"TMW/TuttoC.com
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mercoledì 25 maggio 2011, 17:55Interviste TC
di Massimiliano Marino

TuttoLegaPro ha deciso di intervistare in esclusiva l’ex direttore sportivo della Pro Patria, Francesco Lamazza, per ripercorrere brevemente l’andamento di una stagione decisamente articolata e conoscere le sue impressioni sull’esito dei play-off e sul futuro di questa squadra.

Partiamo da un campionato che ha sentenziato la Pro Patria al quinto posto. Una realtà singolare oppure veramente la squadra meritava appieno questo risultato?

“Io ho sempre creduto nelle potenzialità di questo gruppo, non ho mai avuto dubbi sul fatto che la Pro Patria potesse ambire a qualcosa di molto importante nonostante il contorno decisamente macabro che si è venuto a creare. I ragazzi hanno sempre dimostrato grandissima professionalità, giocando con il cuore e con la volontà di vincere contro tutto e contro tutti”.

Nemmeno le cessioni di Ripa e Sarno le hanno fatto cambiare opinione?

“No, anche se potevano indebolire ancor più le qualità di una squadra che ha invece retto l’urto riuscendo a fare di necessità virtù. Anzi, sono state proprio le loro cessioni sommate alla squalifica di Pacilli a creare i presupposti per dar l’opportunità ad altri giocatori di mettersi in mostra. In questo senso, i vari Bertin, Benedetti, Aloe e Dell’Acqua sono diventati in poco tempo giovani assolutamente interessanti sui quali nessuno avrebbe probabilmente mai scommesso prima”.

Un ruolo importante è stato ricoperto dal tecnico Raffaele Novelli, il quale ha saputo metter ordine alle cose e tenere i ragazzi concentrati solo sul campionato…

“Novelli è stato fantastico però la squadra ha avuto anche un’altra persona eccezionale: mi riferisco a Carlo Regalìa. Entrambi non hanno mai perso la cognizione, riuscendo persino a trasmettere al gruppo quell’entusiasmo che ha portato loro al raggiungimento di un obiettivo importante. In questa stagione, si è tanto parlato di questioni che esulano dal campo eccetto la cosa più meritevole: la prestazione. Tutto questo ha contribuito a nascondere quelli che sono stati e che sono tutt’ora i meriti dei ragazzi”.

Che domenica scorsa hanno schiantato la Pro Vercelli 5-2. Stupito da un risultato del genere?

“No, non ho mai dubitato delle potenzialità di questa squadra e il 5-2 è la diretta conseguenza di tutto quello che ho pensato fino a quel momento. Cioè, il fatto che la Pro Patria ha valori e qualità tecniche importanti e anche quando in campionato ne è uscita sconfitta ha sempre creato problemi a chiunque. Tanti credono che questa sia una società molle e vulnerabile e tanti, probabilmente, pensando erroneamente a tutto ciò, l’hanno sottovalutata. Credimi, non è così”.


Ora la finale è veramente ad un passo…

“Francamente, non mi stupisco più di tanto. Ho sempre pensato che l’avversario della Pro Patria fosse la Pro Patria stessa: questo per dirti che se non perde la concentrazione, è una squadra che dà filo da torcere a chiunque. Non parlo per supposizione: ha dimostrato sul campo cosa può fare e fin dove può arrivare”.


Cosa pensa succederà in estate? Crede che un palcoscenico quale la Prima Divisione riesca ad invogliare l’imprenditoria locale e non assicurando dunque la permanenza della Pro Patria nel professionismo?

“Questo è il vero dilemma di tutti coloro che gravitano nel pianeta Pro Patria, dai giocatori ai dirigenti e ai tifosi. La squadra è in mano alla sua proprietà: sono loro che devono decidere e valutare ogni eventualità. Del futuro non ne vogliamo parlare, nessuno vuole più parlare di quello che potrà succedere: di parole ne sono state dette tante; di fatti, invece, neanche l’ombra. Ormai, si pensa solo al calcio giocato”.