Arezzo, Bucchi: "Vincere dopo 15 anni di carriera è bellissimo. Sono ripartito dalla C dopo la A e la B"
Cristian Bucchi, allenatore dell'Arezzo, ha ricevuto il Trofeo Maestrelli in seguito alla promozione in Serie B con i toscani. Il tecnico ha analizzato la trionfale stagione in Serie C e ha tracciato gli obiettivi futuri del club in vista del prossimo e impegnativo campionato cadetto, ricordando anche la sua particolare carriera. Queste le parole raccolte dai colleghi di TuttoMercatoWeb.com.
Un premio importante che corona una grande cavalcata. È solo l'inizio del suo percorso in Serie B, magari sognando in grande per il futuro?
"Lo spero davvero. Anche perché, guardando l'anagrafe, ho quasi 49 anni ma alleno già da 15. Vincere dopo così tanto tempo è stato meraviglioso e ha ripagato un cammino lungo e bellissimo, a tratti complicato o nebuloso. Nella mia carriera ho toccato la Serie A, ho fatto tanta Serie B e una sana gavetta in Serie C. Ripartire quest'anno da Arezzo e riuscire subito a vincere ha rappresentato per me una vera rinascita, vissuta con una maturità diversa. Mi piacerebbe molto ritornare sul palcoscenico della massima serie, e spero che questo traguardo sia il primo passo per un nuovo salto di categoria".
Quali saranno le prospettive dell'Arezzo in vista del prossimo torneo di Serie B? È una categoria che lei conosce molto bene.
"Sarà un campionato molto tosto, caratterizzato da un grandissimo ritmo e da un'elevata qualità tecnica. Quest'anno ho seguito molto la categoria e mi sono divertito parecchio, vedendo esprimere un ottimo calcio. Spesso ho preferito le gare cadette a quelle della massima serie. Ci attende un percorso difficile, ma l'Arezzo dovrà affrontarlo con lo stesso grande coraggio che ci ha contraddistinto finora. Non dobbiamo assolutamente snaturarci. Sappiamo di essere tra i più piccoli della categoria, ma saremo anche i più vogliosi. Vogliamo tenerci stretta la Serie B giocando a viso aperto, senza speculare o adottare una mentalità puramente difensiva che non ci porterebbe lontano".
Condivide quindi il pensiero di chi sostiene che in Serie B si sia giocato un calcio migliore rispetto alla Serie A?
"Sì, sono d'accordo. Ho visto diverse partite e molte squadre esprimevano un gioco eccellente, come stiamo vedendo anche in questi entusiasmanti play-off. In Serie A spesso prevale il tatticismo esasperato a causa del peso dei punti in palio, mentre in Serie B si riesce ancora a unire lo spettacolo al risultato. Questo è il grande merito di tanti tecnici preparati: penso a Massimiliano Alvini, che ha fatto qualcosa di straordinario, ma anche a Stroppa, Calabro, Aquilani e molti altri che stanno elevando lo spessore del panorama calcistico italiano, preparando al meglio le squadre anche per il salto successivo".
In passato ha avuto una grandissima occasione sulla panchina del Sassuolo. Quell'esperienza, seppur conclusa negativamente, l'ha aiutata a diventare l'allenatore di oggi?
"Assolutamente sì, anche se ci ho messo un po' di anni per metabolizzarla. Quella di Sassuolo è stata una parentesi straordinaria, ma è arrivata quando ero molto giovane, a soli 39 anni, e subito dopo la chiusura di un ciclo lungo e importante come quello di Di Francesco. In quel preciso momento storico probabilmente la società aveva bisogno di una guida più strutturata. All'epoca avevo tanta voglia di imporre le mie idee, mentre il gruppo necessitava di una gestione diversa. L'esperienza però insegna e la scelta di ripartire da Arezzo in Serie C è nata proprio dalla volontà di riconquistarmi tutto un passo alla volta. Ora torniamo in Serie B con un entusiasmo immenso e tanta voglia di sognare, mettendo in campo qualità, orgoglio e coraggio".
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