Catania, Longo: "Nessuna crisi, serve tempo quando cambi volto negli ultimi giorni di mercato"
Terzo risultato utile di fila per il Catania che quest'oggi ha espugnato il 'Pinto' di Caserta al terzo minuto di recupero, riportandosi avanti dopo il pareggio rossoblù. In sala stampa è quindi giunta l'analisi di mister Emilio Longo.
Mister, al di là del risultato, il Catania sembra aver meritato la vittoria soprattutto per quanto mostrato nel primo tempo. È d'accordo?
"Sì, credo che la vittoria sia meritata. È normale che alla fine rimanga impresso soprattutto il secondo tempo, ma se analizziamo l'intera partita il Catania ha meritato di vincere. Nel primo tempo non c'è stata praticamente partita. Se non sbaglio il conto dei tiri era 6-1, con cinque conclusioni nello specchio e almeno due o tre parate eccezionali di De Lucia. Il vero rammarico è non aver chiuso la partita in quella fase. Poi è chiaro che per venti minuti della ripresa la Casertana è venuta fuori. Stiamo parlando di una squadra che non aveva ancora perso, ben allenata e molto organizzata. Era normale aspettarsi una loro reazione. La cosa importante è che, dopo aver subito l'1-1, abbiamo avuto nuovamente la forza di creare occasioni. Penso a quella di Lunetta immediatamente dopo il pareggio. È vero che il secondo tempo è stato più equilibrato, ma se il secondo tempo è stato pari, allora la partita dovevamo vincerla noi per quanto fatto nel primo".
Il centrocampo del Catania ha dominato quello della Casertana. Era una situazione che avevate preparato?
"La cosa che mi fa più piacere è proprio questa osservazione. Noi giocavamo in inferiorità numerica a centrocampo e abbiamo fatto una scelta tattica piuttosto coraggiosa. Abbiamo portato un difensore, Perrotta, a seguire Piovanello. Qualcuno poteva pensare fosse una follia, invece Marco ha disputato una partita straordinaria. Vallocchia e Quaini hanno lavorato uomo contro uomo sui loro riferimenti e credo che tutto il reparto abbia interpretato benissimo la gara. Se avete avuto la percezione che fossimo sempre addosso ai loro centrocampisti significa che la strategia ha funzionato. Abbiamo mantenuto il possesso, occupato bene gli spazi e gestito la partita come volevamo".
A cosa attribuisce le difficoltà incontrate dal Catania in questo avvio di stagione?
"Le attribuisco semplicemente a un percorso di costruzione. Creare un'identità di squadra non è qualcosa che avviene dall'oggi al domani. Abbiamo cambiato radicalmente modo di giocare rispetto al passato. Non sto dicendo che prima fosse meglio o peggio, ma semplicemente diverso da quello che chiedo io. Inoltre la squadra ha cambiato molto anche negli ultimi giorni di mercato. Rispetto a quella che ha giocato a Vicenza, oggi erano rimasti pochissimi giocatori. È normale che serva tempo. Io non parlerei di difficoltà ma di percorso. Quando guardo gli allenamenti vedo una squadra che ha idee chiare, disponibilità al lavoro e una forte convinzione in ciò che sta facendo. Quello che avete visto oggi non nasce dall'improvvisazione, ma da un lavoro che stiamo portando avanti quotidianamente".
Quindi il mercato concluso molto tardi ha inciso sul percorso di crescita?
"Questo è un tema generale del calcio. Non è una questione di colpe o responsabilità. Se una società sceglie un allenatore come me, che ha determinati principi di gioco, è chiaro che avrebbe bisogno di lavorare il più possibile con la rosa definitiva. Se molti giocatori arrivano negli ultimi giorni di mercato, il lavoro inevitabilmente rallenta. Non è un alibi, è semplicemente una constatazione. Credo che si dovrebbe ragionare su finestre di mercato più corte, in modo da consentire agli allenatori di lavorare prima e meglio con i gruppi definitivi".
Si aspettava una Casertana così?
"Sinceramente no, almeno non dal punto di vista della disposizione iniziale. Avevamo preparato diverse soluzioni perché immaginavamo più scenari possibili. Mi aspettavo qualcosa di diverso soprattutto nel blocco difensivo. Per questo avevamo lavorato su più sistemi di pressione durante la settimana. Detto questo, la Casertana resta una squadra che rispetto molto. Oggi probabilmente è stata un po' meno dinamica del solito, anche per alcune assenze importanti, ma resta una formazione con idee chiare e buoni automatismi".
Ha avuto contatti con la Casertana in estate?
"Sì, ci sono stati dei contatti e ne sono stato molto onorato. La Casertana è una società importante e mi ha fatto piacere essere preso in considerazione".
Chi l'ha sorpresa maggiormente in questo avvio di campionato?
"Credo che il valore del girone sia altissimo. Onestamente non vedo grandi sorprese. Il Potenza sta raccogliendo i frutti della continuità del lavoro iniziato la scorsa stagione e proseguito con Tisci. Lo stesso discorso vale per il Picerno, che ha mantenuto una precisa linea tecnica. Ci sono tante squadre che giocano un calcio di livello molto alto: il Cerignola, il Sorrento e altre ancora. Per vincere questo campionato non basta il blasone o il nome della squadra, bisogna pareggiare la fame e l'intensità che tante altre realtà mettono in campo ogni domenica".
Nel secondo tempo il Catania è sembrato meno brillante. È stato un problema fisico?
"Più che un problema fisico, credo sia stata una questione legata alla bravura della Casertana. Loro hanno riempito meglio gli spazi e hanno vinto più duelli. Noi, in quel momento della partita, avremmo dovuto essere più compatti. Invece ci siamo un po' allungati, aprendo linee di passaggio e concedendo spazi. Dobbiamo lavorare meglio su queste situazioni. Quando una squadra avversaria cresce all'interno della partita devi essere capace di rimanere corto e compatto. La Casertana è stata brava in quella fase e noi abbiamo mostrato il fianco. È un aspetto sul quale dovremo continuare a lavorare".
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