Ds Catania: "Chiusura Insigne alle 19.58 operazione più bella: record personale"
Fortunato Varrà, direttore sportivo del Catania, analizza in conferenza stampa il calciomercato degli etnei.
Direttore, come valuta il suo operato in questo mercato estivo?
«La valutazione personale deve essere positiva, ed è positiva. Il problema è che poi è il rettangolo verde a determinare tutto. Ma sono soddisfatto di ciò che abbiamo fatto in una sessione di mercato concentrata tra luglio e agosto: non era semplice, ma il lavoro mi ha convinto.»
Qual è l’operazione che l’ha soddisfatta di più? E come sono state le ultime ore di mercato?
«Non c’è una singola operazione: sono soddisfatto di tutte le 19 fatte. Naturalmente ci sono giocatori più rappresentativi e altri meno, ma a me non interessa il curriculum: conta la funzionalità. La più bella? La chiusura di Roberto (Insigne, ndr) alle 19:58: un record personale. Ma la cosa più significativa è stata l’unione vista in sede: eravamo tutti lì, comunicazione, segreteria, staff… tutti con una tensione importante. È stato un bel momento.»
Le 19 operazioni in entrata e le 18 in uscita hanno soddisfatto le richieste di Longo?
«Assolutamente sì. Quando si costruisce una squadra c’è un’unione tra società, direttore sportivo e allenatore. Non prendo giocatori che non siano funzionali alle richieste del mister: non lavoro per gusto personale.»
Il tema del Salary Cap interno: quali problemi ha comportato?
«Abbiamo deciso di abbassare il monte ingaggi e l’età media. Alcuni giocatori non erano funzionali a questa visione. Ma siamo soddisfatti: ci siamo riusciti. Come dissi il primo giorno, volevamo fare una squadra competitiva: secondo gli addetti ai lavori lo è, e per me lo è.»
Il Catania ha perso quattro gare consecutive tra Coppa e campionato. Quanto serve pragmatismo?
«Sul pragmatismo mi trova d’accordo: oggi dobbiamo fare necessità virtù. Dobbiamo fare risultati, è ciò che conta. I fischi del pubblico? Li accettiamo: sono giusti. Il pubblico di Catania è maturo: chiede solo prestazione e impegno. La maglia del Catania pesa, ma può essere anche una piuma: dipende da come la interpretiamo.»
Come ha vissuto un’estate complicata tra fideiussione, mercato e pressioni?
«Non ho avuto tempo per arrabbiarmi o pensare a dinamiche negative. Mi sono isolato: non leggo giornali, non guardo social. Lavoro e basta. So solo ciò che mi viene riportato in modo costruttivo. Ho cercato di fare il bene della società e della città: per me devono essere un’unica cosa.»
Lei ha criticato alcune notizie di mercato circolate. Perché le ritiene destabilizzanti?
«Scrivete ciò che volete su di me, non mi interessa. Il problema è che dietro i giocatori ci sono uomini: certe notizie destabilizzano loro, il tifoso e l’ambiente. Se dite che Di Gennaro è ceduto o rinnova senza che sia vero, create problemi. Chiedo solo di riportare cose reali: anche sbagliate, ma reali.»
Molte notizie arrivano da pagine social non giornalistiche. Come gestire questo fenomeno?
«È vero: alcune pagine social creano caos. Ma se esce qualcosa, è colpa nostra. Dobbiamo essere intelligenti e maturi. Le uscite e le entrate le gestisco io: non posso controllare la mente degli altri. Chiedo solo di distinguere tra giornalisti e pagine tifose.»
Avete ricevuto rassicurazioni dalla proprietà dopo il caso fideiussione?
«Assolutamente sì. Sono in contatto quotidiano con l’amministratore: una persona che lavora dalle 9 alle 21. Mi ha aiutato molto nei numeri. Viviamo un momento tranquillo, anche se i risultati non aiutano.»
La questione lista: chi resta fuori?
«Raimo è fuori lista. Abbiamo preso Cabianca e sostituito Dimarco con Vallocchia.»
Sul progetto giovani: chi resta aggregato?
«Catania resta in pianta stabile, Vitale è il quarto portiere. Gli altri torneranno in Primavera. Abbiamo due 2007 provenienti da Primavera 1: più pronti per reggere l’urto.»
Il Massimino può diventare un peso emotivo?
«No. Giocare a Catania è un lusso. Il Massimino deve essere un valore aggiunto. I fischi li ho sentiti al 90’, non al primo minuto: sono legittimi. Cambiando tanto, serve assestamento, ma dobbiamo fare risultato: è ciò che ci aiuta a vivere e lavorare meglio.»
La squadra sembra spegnersi quando va in difficoltà. Come invertire la rotta?
«Serve tempo per assemblare la squadra, ma non possiamo sacrificare il risultato. C’è una componente tecnica e una del cuore: ora serve il cuore. Quando saremo tutti in condizione, chiederemo molto di più.»
Può spiegare la dinamica dell’operazione Miai?
«Ho letto molte cose su Mihai. È un ragazzo di 23 anni arrivato dalla Romania. Ci sono dati sensibili e questioni personali che non posso divulgare. Non capisco perché si faccia polemica su un acquisto o una risoluzione di un ragazzo così giovane. Atteniamoci alle operazioni reali.»
È stato il suo primo acquisto: era una bocciatura tecnica o comportamentale?
«Non era una bocciatura. Ci sono dinamiche personali che non posso raccontare. Non è un caso da ingigantire.»
Le notizie destabilizzano più dei contratti in scadenza o delle parole del mister?
«I giocatori in scadenza hanno contratto fino al 2027: un professionista dà il massimo. Ho parlato con ognuno: chi non rinnova può andare via, chi resta deve dare tutto. Nessuno è incedibile: chi ha voluto andare via è andato via, chi non rientrava nel progetto è stato ceduto. Lo spogliatoio è sano e a favore dell’allenatore.»
Perché Leonardi è stato ceduto?
«Leonardi ha chiesto di andare via. È un giocatore forte, ma nel 4‑3‑3 iniziale non riusciva a esprimersi. Se c’era possibilità di uscita, sarebbe andato via: così è stato.»
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