Espinal e i fischi alla Casertana: "Comprensibili, delusione legittima. Mi assumo responsabilità"

Espinal e i fischi alla Casertana: "Comprensibili, delusione legittima. Mi assumo responsabilità"TMW/TuttoC.com
Vinicio Espinal
Oggi alle 19:45Primo piano
di Valeria Debbia
L'allenatore rossoblù guarda avanti: “Il mio compito è tirare fuori il massimo dai ragazzi. La Cavese è intensa e pericolosa in ripartenza, servirà un approccio completamente diverso”.

Reduce dal primo ko stagionale, quello interno contro il Catania, la Casertana cercherà di riprendere il proprio cammino domani nel derby di Cava de' Tirreni, contro una squadra rinfrancata dal rotondo 4-2 imposto al Savoia. Alla vigilia è quindi intervenuto mister Vinicio Espinal per presentare l'impegno. 

La sconfitta maturata nel finale ha lasciato parecchia amarezza. Come l'avete vissuta durante la settimana?

«È stata una settimana intensa, caratterizzata da rabbia e voglia di riscattarsi. Perdere una partita all'ultimo minuto fa ancora più male e ha lasciato tanta delusione. Proprio per questo abbiamo lavorato con grande determinazione per cancellare quella sconfitta e prepararci nel migliore dei modi alla prossima gara. C'è voglia di reagire, di fare bene e di dimostrare quello che siamo riusciti a esprimere solo a tratti nell'ultima partita».

Che tipo di approccio si aspetta dalla squadra contro la Cavese?

«L'approccio sarà fondamentale e dovrà essere diverso. Non possiamo permetterci di farci condizionare dagli episodi o da eventuali difficoltà che si presentano durante la gara. Dobbiamo essere forti mentalmente, credere nelle nostre qualità e affrontare la partita con personalità, grinta e determinazione».

A che punto è il percorso di apprendimento dei concetti di gioco che state portando avanti dall'inizio della stagione? Quanto può incidere un episodio negativo sulla fiducia della squadra?

«È una domanda pertinente. Il gioco che proponiamo si basa molto sulle relazioni tra i giocatori, sulla partecipazione collettiva e sulla capacità di ragionare tutti nella stessa maniera. Quando si verifica un episodio negativo, può capitare che qualche giocatore perda una parte delle proprie certezze e si rifugi in automatismi precedenti. Questo può compromettere alcuni meccanismi collettivi. Quando una parte della squadra continua a portare avanti un certo tipo di proposta e un'altra invece arretra o si chiude maggiormente, si creano delle distanze e la squadra si allunga. È proprio quello che cerchiamo di evitare. La cosa positiva è che nel secondo tempo abbiamo visto una reazione importante. Ed è proprio questo che genera rammarico: sappiamo di poter esprimere un calcio di alto livello e lo abbiamo dimostrato in diverse occasioni. Il mio cruccio è proprio questo. So bene quanto questa squadra possa essere forte».

Quindi il problema principale è legato più alla crescita mentale che a quella tattica?

«Assolutamente sì. Dal punto di vista dell'esecuzione dei principi di gioco i ragazzi stanno crescendo. Quello che richiede più tempo è far entrare questi concetti nella personalità dei giocatori, nel loro coraggio e nella loro capacità di credere insieme in un'idea. Il nostro è un calcio che richiede relazioni continue tra tanti giocatori, capacità di leggere le situazioni, coraggio, gestione della pressione e dell'ansia. Questi aspetti richiedono tempo per essere assimilati completamente».

I tanti cambi di formazione possono rallentare questo processo?

«In una logica puramente teorica potrebbe essere così. Tuttavia il mio obiettivo è portare tutti i giocatori allo stesso livello di conoscenza del sistema di gioco. Se a un certo punto hai bisogno di un calciatore che non si sente coinvolto o che non conosce bene i meccanismi, rischi di ripartire da capo. Ho sempre considerato queste prime partite fondamentali anche per conoscere i giocatori. E l'unico modo per conoscerli davvero è vederli all'opera nelle gare ufficiali. Abbiamo una rosa composta da tanti giocatori importanti per la categoria e voglio metterli tutti nelle condizioni di dimostrare il proprio valore. Poi, col tempo, emergeranno leadership, gerarchie e uno zoccolo duro più definito».

Come è stata preparata la sfida contro la Cavese e che partita si aspetta?

«Non ho la sfera di cristallo, ma mi aspetto una reazione forte da parte della squadra. Subire una rimonta e una sconfitta nel recupero è qualcosa che fa male e che non voglio più vedere. Non voglio più deludere le persone che ci seguono e sostengono. La Cavese è una squadra molto intensa, che attacca bene la profondità, dispone di attaccanti molto disponibili al sacrificio ed è particolarmente pericolosa nelle transizioni. Dovremo essere bravi nella gestione del possesso e soprattutto evitare di allungarci, perché altrimenti concederemmo gli spazi ideali per il loro gioco».

Qual è la situazione dell'infermeria?

«A parte Junior (Ayaji, ndr), gli altri sono a disposizione. Dopo la partita scorsa avevo parlato di una possibile frattura alla mano perché quella era l'indicazione ricevuta immediatamente dal campo, ma successivamente gli accertamenti hanno escluso problemi seri. Per quanto riguarda Jontek, si trattava soltanto di una lieve contrattura: ha recuperato e si è allenato regolarmente durante la settimana. Anche gli altri ragazzi hanno lavorato senza particolari problemi».

La squadra sembra avere grandi qualità, ma continua a pagare qualche disattenzione negli approcci e nei finali di gara. Su cosa state lavorando?

«Stiamo lavorando soprattutto sull'aspetto mentale. Bisogna imparare a difendere ciò che si costruisce durante la partita. Per ottenere certe prestazioni occorrono fatica, sacrificio e grande dispendio di energie fisiche e mentali. Non possiamo permettere che un episodio comprometta tutto il lavoro svolto. Tutti riconosciamo le qualità di questa squadra, ma le qualità da sole non bastano. Servono temperamento, fame, grinta e personalità. Se riusciremo ad aggiungere questi aspetti alle qualità tecniche che già possediamo, allora faremo un ulteriore salto di qualità».

I fischi arrivati al termine dell'ultima gara l'hanno infastidita?

«No, li considero comprensibili. La frustrazione dei tifosi è legittima. Anche a me dispiace perdere punti in quel modo, perché significa vanificare parte del lavoro svolto e deludere tante persone. Non posso però scaricare questa frustrazione sui ragazzi, sui giornalisti o sui tifosi. Fa parte del mio ruolo assumermi le responsabilità. Se il pubblico ritiene di manifestare il proprio disappunto, è giusto che possa farlo. Questo non cambierà il mio giudizio su Caserta, sulla società, sui tifosi o sulla stampa. La vita è fatta di momenti. Io so soltanto che devo continuare a lavorare per tirare fuori il massimo da questi ragazzi e continuerò a farlo finché sarò qui».