Longo, bordate alla vigilia di Catania-Crotone: "Siamo stati sontuosi. Basta avvelenare la città"
In serie positiva da tre turni, il Catania è atteso domani alla sfida contro il fanalino di coda Crotone, reduce dall'importante successo sulla Salernitana. Alla vigilia è quindi intervenuto mister Emilio Longo per presentare l'impegno di campionato.
Mister, la strada tattica intrapresa nelle ultime partite ha fornito risultati importanti, soprattutto con le due vittorie esterne. È un percorso che continuerà anche nelle prossime partite? E che tipo di gara si aspetta contro il Crotone, che conosce molto bene? Quali insidie può proporre al Catania?
"Ritengo che i nostri principi tattici siano abbastanza inalterati dall'inizio, a prescindere dalla sistemazione in campo. Quindi la risposta è sì: continueremo sui nostri principi, cercando di essere una squadra identitaria che si pone l'obiettivo di dominare l'avversario, per quanto significhi poi dominare una partita. Dobbiamo essere bravi ad avere la palla e a rendere pericoloso il mantenimento del possesso, ovviamente a discapito dell'avversario. Per quanto riguarda il Crotone, è una squadra che conosco molto bene e che ha dovuto ritarare i propri obiettivi, soprattutto in questa annata sportiva. È una squadra ben guidata, con un buon sistema e un buon flusso di gioco. Il 4-3-3 è molto dinamico e ci sono calciatori sicuramente di livello. L'insidia risiede nella qualità di alcuni giocatori specifici, come Zunno e Musso. C'è anche Tordini: hanno quindi un impatto nell'undici titolare con attaccanti molto bravi. Credo che la squadra vada affrontata con tutte le nostre migliori caratteristiche, con grandissima passione e altrettanta competenza".
Per quanto riguarda l'attacco, Gabriel Lunetta verrà confermato ancora al centro dell'attacco, visto che ha fatto molto bene a Caserta, oppure ci saranno delle novità in avanti?
"Abbiamo ancora un giorno di rifinitura e quest'oggi, per la prima volta, mi porto a casa qualche dubbio in più rispetto al solito. Più andiamo avanti, infatti, più la squadra, sia numericamente sia per la prestazione e per la capacità di tutti, mi sembra che mi metta in difficoltà nella possibilità di scegliere un undici base. I calciatori che sono arrivati più tardi stanno raggiungendo una condizione importante. Sono quasi tutti, dal mio punto di vista, vicini alla possibilità di essere scelti per scendere in campo dal primo momento. La rifinitura mi servirà ancora per fare qualche valutazione. In realtà anche la notte mi darà questa possibilità e poi vedremo domani quali saranno le scelte".
Si è parlato dell'attacco. Le chiedo di Matteo Di Gennaro, una figura che soprattutto nelle ultime uscite ha dato nuove certezze dal punto di vista difensivo. Quanto è importante averlo in campo, ma soprattutto fuori dal campo, considerando quanto senta la causa e la maglia e abbia vissuto nelle ultime due stagioni il sogno rossazzurro del salto di categoria? Come impatta la sua figura all'interno del sistema Catania?
"Per quanto riguarda la figura di Matteo, è un calciatore importante per noi, come lo sono tanti altri all'interno dello spogliatoio. Per quanto riguarda questa sua capacità di essere attaccato ai colori rossazzurri, devo essere sincero: all'interno del gruppo squadra, anche chi è arrivato nell'ultimo periodo mi sembra che vesta questi colori da tanto tempo. Mi sembra che l'abnegazione, lo spirito e la voglia di portare in alto Catania e i suoi tifosi siano qualcosa su cui poggia tutto lo spogliatoio. Quindi Matteo è bravo, come gli altri calciatori che sono qui da un po' di tempo, a rappresentare questa voglia di difendere al massimo i nostri colori. Ma non è il solo: il gruppo, devo dire la verità, mi sembra tutto orientato verso l'obiettivo".
Quanto manca, secondo lei, per vedere al top Michael Liguori con la maglia del Catania? Come lo ha visto e quanto manca per arrivare alla sua migliore condizione?
"Michael mi sembra un ragazzo che si sia messo subito a disposizione. Non è un caso che sia stato scelto tra i titolari nelle prime due uscite e quindi credo che possa ritagliarsi uno spazio importante. Ovviamente, in una squadra così profonda dal punto di vista numerico, tutti devono mantenere inalterata la loro capacità di performare quando vengono chiamati in causa. Lo dicevo proprio ieri ai ragazzi: non basta fare una buona settimana o due settimane. Probabilmente ci saranno calciatori che dovranno aspettare un po' di tempo per essere messi in campo, ma la capacità deve essere quella di fare in modo che, nel momento in cui darò loro la titolarità, siano bravi a non perderla più. Tutti sanno di far parte di un gruppo importante, con calciatori importanti. Pensare che ci sia un undici base che non venga mai modificato è molto difficile. Bisogna aspettare il proprio momento, ma per aspettarlo bisogna impegnarsi al massimo. Devo dire che Michael lo fa con grandissima professionalità e, oltre alla professionalità, trovo anche un uomo che si è posto nei confronti di Catania nel modo ideale".
A Picerno e Caserta abbiamo visto un Catania per larghi tratti dominante e bisogna fare i complimenti a lei e alla squadra per il potenziale che state riuscendo finalmente a esprimere. Però, in entrambe le partite, dal mio punto di vista, ci sono stati momenti di blackout. Lei, giustamente, dopo Caserta ha detto che c'è anche l'avversario in campo e che la Casertana ha aumentato il proprio ritmo a inizio secondo tempo. Non ritiene però che a volte la squadra conceda troppo all'avversario? E in queste due situazioni, Picerno e Caserta, c'è una radice comune?
"No, non sono d'accordo rispetto alla valutazione di quelli che vengono definiti blackout. Io rimango ancorato all'analisi staccata dal risultato, anche nelle vittorie. Ovviamente non mi piace dover ripercorrere situazioni passate, perché mi piacerebbe che poi foste voi stessi a guardare alcuni dati e alcuni numeri che escono dopo la partita. La partita di Caserta non è stata mai in discussione. Tutte le piattaforme che analizzano le partite, compresa Wyscout, che la società ci mette a disposizione, ci danno vincenti in quella partita con almeno due gol di distacco. Il concetto è molto semplice: spesso vorremmo partite nelle quali gli altri non esistessero e nelle quali si potesse portare a casa il risultato senza penare mai. Questo non è possibile. Ho sentito alcune considerazioni e mi fa piacere che il buon Pippo Sapienza mi stia facendo stare tranquillo e probabilmente mi esponga anche poco alla dialettica, ma pensare che quella partita sia stata definita da qualcuno come una partita sporca, o che abbiamo vinto ai punti o siamo stati fortunati, secondo me è un'eresia a livello internazionale. Va bene tutto. L'unica cosa che non mi piace è il fatto che si sappia che probabilmente con alcune affermazioni si può avvelenare una piazza che ha bisogno di sogno, di passione e di coerenza. Non mi piace quando si sparge veleno a discapito di un popolo che ha bisogno di esultare, perché la partita di Caserta è una partita nella quale tutti dovevano contribuire ad affermare che il Catania è stato veramente sontuoso sotto tutti i punti di vista. Poi c'è anche questa considerazione: Dini ha parato, ha fatto due parate e si è meritato la titolarità, ma io credo che De Lucia ne abbia fatte sei. Non evidenziare questo nella dialettica e nella cronaca successiva, onestamente, mi fa pensare che Pippo Sapienza faccia bene a non farmi parlare così tanto".
Dopo il rimprovero della settimana scorsa a Cavuoti, lo ha visto motivato questa settimana?
"Io credo che l'utilizzo del microfono per la leadership tecnica sia uno strumento che possa servire anche a far crescere i propri calciatori. Il fatto che io mi dilunghi o provi a documentare, a cercare di dare a tutti voi e al popolo la possibilità di spiegare, non è un fatto di giustificazione, bensì un modo per cercare di avvicinare la gente all'idea, a quello che noi vorremmo percorrere. Per quanto riguarda Cavuoti, sicuramente i miei calciatori ascoltano le mie conferenze stampa ed è giusto che qualche calciatore, qualche volta, se dovesse incominciare ad andare fuori da certe linee, capisca anche dall'esterno perché ci sia stata una sostituzione. Ho visto bene Nicolò. È un giovane, relativamente giovane, e credo che quella tirata di orecchie possa e debba farlo crescere e mettersi a disposizione con lo stesso entusiasmo di quando è arrivato qui. Torniamo sempre allo stesso discorso: Catania non è una piazza come le altre. Non bisogna far bene una volta, ma probabilmente bisogna far bene 38 volte se si rimane per un anno, o 38 in più e ancora 38 in più se si rimarrà per più anni. Quindi bisogna rasentare la possibilità massimale. Dobbiamo essere ossessionati dal dare il massimo e, se i miei calciatori non li vedo ossessionati dal dare il massimo, avranno qualche volta qualche tiratina d'orecchio. Sempre pubblica, ovviamente, però è giusto riprendere qualcuno se non penso che abbia l'ossessione di dare il massimo".
A Picerno e Caserta il Catania ha dominato. Quale può essere lo step per cambiare marcia anche al Massimino, a partire da domani? E a che punto è, a livello percentuale, il processo di crescita della condizione di Coda?
"Per quanto riguarda cosa manca, io credo che non ci manchi altro che continuare a fare le cose che stiamo facendo. Dobbiamo trovare continuità. Credo che la parola più giusta sia proprio questa e che ci sia da qui a qualche tempo, perché se vogliamo fare una bella classifica, migliorarla e poi giocarcela fino alla fine per il titolo, dobbiamo capire che non si risolverà in una sola partita questa possibilità. Questo gap iniziale si risolverà nell'arco di un mese o due mesi. Nel giro di sette-otto partite potrai rivedere un Catania primeggiare. Quindi la bravura deve essere quella di essere continui, di perseguire una strada e soprattutto di capire che, anche quando non si stava facendo bene, all'interno vivevamo quel periodo come una fase di costruzione, di istruzione. Sapevamo che stavamo costruendo il nostro futuro. Avevamo basi solide, principi e lealtà rispetto a questi principi. È normale che poi i risultati, nel breve periodo, stiano incominciando a darci ragione. Sappiamo però anche di essere ossessionati dalla voglia di vincere. Quindi tutto ciò ha valore se continuiamo a costruire la nostra migliore performance, la migliore identità, a costruire sui nostri principi. Domani, quindi, mancherebbe soltanto essere continui. Ma soprattutto mi piacerebbe che partite come quelle di Caserta e Picerno potessero essere godute dai tanti tifosi che vengono a vedere il Catania. Questa considerazione è l'unica parte che ancora mi rende un attimino nervoso, arrabbiato, perché il nostro popolo meriterebbe di vedere le prestazioni che stiamo facendo fuori casa. Mi auguro che domani la squadra sia consapevole della responsabilità, ma che viva questa responsabilità nel modo giusto. Mi auguro che tutti contribuiscano a far volare questa squadra e che i calciatori si sentano nella capacità di spiccare il volo. È inutile dirlo: ad oggi, al Massimino, non abbiamo fatto così bene come abbiamo fatto fuori casa".
E su Coda, mister?
"Per quanto riguarda Coda, io credo che Massimo stia crescendo e che abbia già una buona base di preparazione. E anche su questo lasciatemi dire una cosa. Ieri io non sono sui social, però mi hanno girato un articolo, non so di chi, che ho anche letto, ma non ricordo. Si parlava di Massimo Coda come di un calciatore che avesse tre o quattro problemi di natura fisica. Sono eresie. E quando parlo di veleno, è una considerazione che bisognerebbe correggere bene, perché poi succede che quel tipo di notizia scorra e continui a scorrere nelle vene delle persone che ci vogliono bene. Bisogna non buttare fuori veleno. Stiamo avvelenando e non capisco il motivo. Una piazza non ha bisogno di veleno, ha bisogno di far fluire la passione. Criticate l'allenatore che non fa le scelte giuste, che gioca male, tutto quello che volete. Ma dire bugie, bischerate, secondo me, è un modo per avvelenare gratuitamente una piazza che non lo merita. Lì si parlava di tre o quattro situazioni documentate, tra cui la pubalgia. Massimo non ha nessun tipo di problema. È un calciatore che non si è allenato con una squadra e ovviamente ha bisogno di raggiungere uno stato di forma. E le dico di più: in questo momento Massimo non viene scelto, o non verrà scelto, per una questione solamente tecnico-tattica. Non ha nessun tipo di problema, è integro, è un calciatore che mi sta dando il massimo rispetto alla passione con cui si allena. Quindi gradirei che l'onestà di cui abbiamo parlato all'inizio insieme fosse l'onestà di tutti, non fosse l'onestà di una sola parte. Dobbiamo essere tutti onesti per concorrere alla vittoria. Mi sembra che si sia più gratificati quando si deve parlare del male e non quando si deve parlare del bene. Questa cosa mi dà un po' fastidio. Però, ripeto, ve lo dico sempre con molta lealtà: Massimo, come tutti gli altri calciatori che sono arrivati, non ha problematiche di natura fisica. Un piccolo problema lo ha avuto, con una situazione che abbiamo gestito all'interno della nostra struttura sanitaria, per cercare di evitare al calciatore la possibilità di avere un risentimento su una precedente lesione. Ma parliamo di calciatori tutti quanti arruolabili e, se non vengono messi in campo, è perché l'allenatore ancora non ritiene che possano scendere in campo".
Abbiamo visto che, da quando ha schierato il 4-3-3 iniziale con gli esterni larghi, c'è stata qualche difficoltà, che lei ha cercato di modificare nel corso delle partite, fino ad arrivare alle gare di Picerno e Caserta con un atteggiamento molto più offensivo e una squadra 30 metri più avanti, che ha portato i risultati che speravamo. Questa situazione ibrida la sta valutando? Potendo cambiare cose che in passato non avevamo visto e che oggi invece vediamo, come l'utilizzo della difesa a tre?
"Sì, d'accordo. Ovviamente la considerazione è stata fatta, ma anche di questo avevamo ragionato all'interno. Non mi sarei fermato al mio modello di gioco e alla sistemazione geometrica della squadra. Secondo me era l'ultimo dei nostri problemi e ho sempre detto che avrei cercato di cucire addosso a questa squadra il vestito che la facesse stare più comoda. In questo momento il vestito più comodo è sicuramente lavorare a tre. Non ho terzini destri e non mi ha fatto nemmeno paura questo, perché nei 26 anni in cui alleno non ho mai lavorato a tre. Ma i principi sono assolutamente gli stessi che abbiamo posto in essere nelle precedenti gestioni. Quando saremo di nuovo al completo faremo altre valutazioni. Credo che questa squadra abbia la possibilità di lavorare in diversi modi sull'aspetto geometrico, ma assolutamente sugli stessi principi. L'ho detto dall'inizio: non sono ricattabili. La squadra mi sembra che nel tempo stia andando a dosare anche una pressione altissima. Rischia qualcosa, ma io credo che bisogna fare un gol più degli avversari per vincere le partite, non certo prenderne uno in meno. Su questo noi continueremo la nostra capacità di voler crescere e la nostra identità, a prescindere dai sistemi".
Domani affronta il Crotone, che è la sua ex squadra. Come sta vivendo questa emozione insieme allo spirito agonistico della squadra del Catania, fino al fischio d'inizio?
"Domani saluterò persone che con me hanno condiviso due anni importanti sotto tutti i punti di vista. Le mie passate esperienze calcistiche lasciano sicuramente un punto che è insindacabile: i rapporti umani che si creano sotto la mia gestione sono tali da rimanere duraturi nel tempo. Dovunque sono stato - a Picerno, a Carate, a Crotone - dirigenti con cui passiamo del tempo e viviamo momenti insieme rimangono comunque amici, persone che si rispettano e si vogliono bene. Quindi l'emozione domani sarà più quella di un amico che ritroverà, nello specifico, il direttore Raffaele Vrenna, con cui abbiamo condiviso praticamente tutto in due anni. Mi fa piacere riabbracciarlo. La famiglia Vrenna mi ha dato la possibilità e mi ha protetto nel momento iniziale della mia esperienza a Crotone, perché per 10-11 partite abbiamo fatto veramente male in termini di risultati e mi ha dato la possibilità di lavorare e di mettermi in evidenza. Quindi l'emozione risiede nella parte umana. Dal punto di vista professionale, sinceramente, oltre a guardare come gioca il Crotone, ho guardato la mia squadra, il Catania, e ho cercato di mettere nelle corde dei ragazzi la volontà e la possibilità di offendere contro una squadra allenata bene, che sa stare in campo. Noi domani sera abbiamo un solo scopo: regalare veramente una gioia ai nostri tifosi, che sono sicuramente in credito con noi. Da questo punto di vista abbiamo chiaro l'obiettivo".
Dalle ultime tre partite lei ha dimostrato eclettismo nelle sue scelte, schierando questa difesa a tre. Pensa di aver trovato una quadra? Le dà più sicurezza questa soluzione?
"Sì, oggi sì. Parliamo ancora del vestito, della cosa più giusta da fare. Più che adattare qualche calciatore, in modo specifico come terzino destro, ho cercato di mettere nelle condizioni ideali i tre difensori centrali. Quindi credo che questa sia un'ottima soluzione in questo momento. Ripeto, ho anche la convinzione che il sistema, da solo, non riesca a partorire vittorie. Probabilmente, con alcuni tipi di determinazioni, come nell'ultima partita, e con una crescita nelle competenze e nelle scelte tattiche e realizzative, qualche punto in più lo avremmo. Però credo anche che questa caparbietà di continuare sui principi, alla lunga, pagherà".
Lei è un allenatore che preferisce fare un gol in più dell'avversario. A Caserta abbiamo visto, secondo me, la migliore versione di questo Catania. Come intende ostacolare i cross dalla trequarti del Crotone e gli inserimenti da dietro?
"Mi hai prima ricordato l'eclettismo iniziale e poi mi hai stupito con la domanda, perché pensavo che saremmo andati su tutt'altre considerazioni e invece siamo scesi in campo. Mi piace questa formulazione, mi ha spiazzato, quindi è una bella cosa. Detto questo, io credo che la squadra avversaria abbia un blocco di idee molto consolidato. Cinque calciatori hanno ancora al loro interno una buona parte di quello che facevamo l'anno scorso e questo è sicuramente un aspetto positivo per loro. Leandro (Greco, ndr) ha messo altri concetti che, secondo me, stanno facendo diventare questa squadra sbarazzina e coraggiosa. La trovo una squadra coraggiosa. Noi dobbiamo essere bravi a impattare, perché i due sistemi di gioco non sono facili da affrontare né per l'uno né per l'altro: cozzano. Se io dovessi riproporre il 3-4-2-1 e lui riproponesse il 4-3-3, sono due sistemi che, quando non si ha la palla, portano comunque entrambi a dover fare delle scelte. Si possono fare scelte per andare a prendere un avversario, cercare di lasciare una superiorità e poi difendere in un certo modo. Quindi, sulla scelta strategica di chi si adatterà meglio nel non possesso, secondo me, vedremo la squadra vincitrice domani sera. Non svelo come voglio andarla a prendere perché, tendenzialmente, darei una mano al già bravo allenatore avversario. Ritengo però che questa caratteristica, questa funzione, domani sera sarà fondamentale".
Prima parlava di principi, di attaccare l'avversario e di fare un gol in più. Ricordo però che a inizio stagione, dopo la partita con l'Inter Under 23, parlava del modo di difendere sulle palle inattive e della difesa a zona che aveva sempre utilizzato nei precedenti quattro anni e che aveva portato a soli tre gol subiti. Adesso, dopo due mesi dal suo arrivo, sono sempre tre i gol subiti. Aveva detto che avrebbe potuto parlare con la squadra ed eventualmente cambiare. Crede che sia stato un problema fino a ora? E quindi cambierà o continuerà con la difesa a zona?
"Anche su questo non diamo vantaggi agli altri, però mi piace ragionare su un principio iniziale. Non credo che un allenatore debba lavorare per essere fondamentalista. Qualora delle cose non andassero bene e nella struttura di quello che si sta facendo bisogna cambiare qualcosa, bisogna avere la capacità di vedere le cose che non funzionano e migliorarle. Detto questo, questa settimana abbiamo lavorato tanto sulle disposizioni e tanto su questa modalità di marcatura che io utilizzo dal 2004. Nel 2004-2005, il mio primo campionato di Eccellenza, ho incominciato a marcare a zona. In questi 21 anni ho marcato a uomo una sola volta, quando sono subentrato per la seconda volta a Carate, avendo trovato una squadra che nel periodo precedente alla mia conduzione tecnica lavorava a uomo e ho lasciato quella soluzione. Quell'anno è stato l'anno in cui ho preso più gol su palle inattive. Quindi, se venissi qui dopo una prima esperienza e mostrassi la caparbietà di lavorare a zona senza numeri e senza dati statistici, potrei dire che posso essere un neofita. Invece i numeri sono questi: nelle precedenti esperienze, sugli angoli, non abbiamo subito così tanto quanto abbiamo subito quest'anno. Assicuro che stiamo attenzionando questa situazione e assicuro che stiamo prendendo dei provvedimenti".
Vorrei fare una domanda su Caturano. Lo abbiamo ascoltato nella conferenza stampa precedente alla partita scorsa e ha detto che sta benissimo. Lei ha confermato che i ragazzi stanno tutti bene. Dal punto di vista dell'impiego in campo, a che punto siamo con questo ragazzo che, dopo l'infortunio di Russo, diventa importante? Sta giocando Lunetta, che può giocare tranquillamente quel ruolo e lo ha fatto in maniera eccezionale a Caserta. C'è Coda, che è un giocatore che non possiamo assolutamente discutere, ma c'è anche Caturano, che ha segnato caterve di gol in Serie C e che immagino aspetti la possibilità di dimostrare anche a Catania di poter essere utile alla squadra.
"Guardi, vorrei far sì che nel tempo si possa ritornare su alcune situazioni. Quando mi hanno chiesto, la settimana scorsa, dell'utilizzo di Lunetta a discapito di Coda e Caturano, ho fatto delle considerazioni. La considerazione è che, fortunatamente per me - ovviamente per il Catania e per il presidente di meno - vengo pagato per prendere decisioni e fare valutazioni. Se facessi solo valutazioni lineari probabilmente non starei a Catania. La scelta di Lunetta è assolutamente una scelta tattica e tecnica, che non ha in sé nessun altro tipo di situazione. Nel senso che Coda è schierabile e Caturano è schierabile. Le mie valutazioni sono a 360 gradi su quello che può accadere nell'undici, sulle relazioni che si possono creare, sul modo di attaccare. Sono queste le valutazioni per cui vengo pagato. Quindi mi piace pensare che la gente sappia che i calciatori stanno bene e che l'assunzione di responsabilità sull'undici la prenda l'allenatore rispetto a quello che vede".
Quindi è una questione tattica, non c'è nessun problema?
"Non c'è nessun problema. Giocheranno sia Caturano sia Coda. Saranno calciatori che ci daranno tantissimo e faranno anche tanti gol. Non vedo una problematica. Ripeto: una squadra che vuole vincere, come il Catania, con una rosa di 25 elementi e tre attaccanti, deve avere delle alternative. Potremmo anche scendere nel particolare di Lunetta. Se lo schiero da esterno, è un fuori ruolo. Se lo schiero da esterno d'attacco, è più o meno il suo ruolo. Da sottopunta non è il suo ruolo. Lunetta può giocare in modo efficace in tutte le zone del campo sulla trequarti avversaria. Punto. È normale che quando lo metto a fare il quinto sto dicendo alla mia squadra: oggi si gioca soltanto per vincere e per offendere. Tutto qua. Poi può sembrare strano: vinci una partita in modo esaltante e dominante a Caserta con un quinto che può essere un terzino, perché può essere un terzino macinato sulla sinistra, e non la vinci in casa con il Barletta, meritandola, con un esterno d'attacco. Il calcio è strano nella sua interpretazione, perché probabilmente gli equilibri e le relazioni che si creano sono particolari. Però voglio sgombrare il campo dal fatto che, se giochi con Lunetta centravanti, Caturano e Coda abbiano qualcosa che non va. Non hanno niente. Sanno benissimo che domani tutti e tre, a 30 minuti dall'inizio della rifinitura, concorrono per avere un posto nella squadra e nei tre attaccanti".
Come valuta le prestazioni di Bruzzaniti nel ruolo di esterno di centrocampo? Sicuramente è una scelta spiccatamente offensiva.
"Giovanni ha fatto ottime partite da tutta fascia e da riferimento avanzato. Tra l'altro, mi piace pensare che questa logica tattica voi la stiate riconoscendo. Noi giochiamo davvero a tre in difesa, nel senso che copriamo l'ampiezza del campo. Vi invito a ragionarci con me: con i nostri braccetti, con Gerardi e con Perrotta, ci apriamo su tutta l'ampiezza del campo. Noi realmente giochiamo a tre. Non è che giochiamo a tre e poi siamo con due terzini laterali, giochiamo a cinque e facciamo 5-4-1 quando ci difendiamo. Noi, stabilmente, al massimo facciamo abbassare un calciatore sulla linea opposta, sul lato opposto rispetto alla palla. Essere offensivi è un nostro dogma, tendenzialmente. Quindi Giovanni è vero che si sacrifica, ma è un calciatore che si deve sacrificare. È anche vero che è sempre nella possibilità di incidere. Anche domenica è andato vicino al gol, ha spinto tanto e quindi le sue caratteristiche non vengono depotenziate. Secondo me vengono potenziate a tutta fascia lineare, sia per la possibilità di cross e quindi di rifinitura, sia per entrare poi dentro al campo e, se lo fa ancora, migliorarsi. Anche domenica c'è stato un bel cross dalla sinistra, mi sembra proprio di Mascianoci, e lui è arrivato in chiusura sul secondo palo. Probabilmente vedremo anche tanti suoi gol quando andrà a chiudere in area di rigore, perché ha le caratteristiche. Poi ha dati organici da categoria superiore: ha dati metabolici e di forza da calciatore assimilabile geneticamente a un calciatore di Serie A, quindi può fare bene. Sono contento di lui, ma anche lui deve vivere con l'ossessione di potersi migliorare, come gli altri".
Il Catania in questo momento ha due giocatori imprevedibili e a tutto campo come Insigne e Lunetta. È un vantaggio poterli utilizzare nei momenti di difficoltà e avere questa imprevedibilità, considerando quello che abbiamo visto in avanti?
"È un vantaggio avere una rosa a disposizione come quella del Catania. Adesso l'abilità e la capacità devono essere quelle di essere leali tra di noi e di avere la capacità di far sentire tutti quanti importanti. Mi è piaciuto quando Roberto ha parlato ieri sera, ritenendo che i cinque, i dieci o i 90 minuti abbiano uguale dignità, perché tutti quanti concorrono alla vittoria. È un fatto reale che nelle mie ultime esperienze tutti i calciatori, a fine anno, possano dire di aver avuto una giusta titolarità. Non ci sono calciatori che vanno via dalla mia gestione senza aver fatto tante presenze. Ma questo non è per dare il contentino. Io ritengo che la squadra e la lunghezza del campionato debbano prevedere le giuste alternative e le giuste alternanze, soprattutto nei momenti in cui i calciatori hanno la migliore fase performante. Quindi, da questo punto di vista, la capacità adesso deve essere quella di fare in modo che tutti siano legati allo scopo, che tutti si sentano parte di quell'obiettivo. Avere la nostra squadra, la nostra rosa, nel momento in cui nessuno sarà scontento, probabilmente sarà un'arma in più, soprattutto nel periodo in cui poi si decidono i campionati, che sono marzo e aprile".
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