Ferrarese: "Floro Flores come Biancolino, è entrato in empatia col gruppo"
Claudio Ferrarese, esperto direttore sportivo ex Lucchese, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61 per un'analisi approfondita del campionato di Serie C.
Il nome comanda, in tutti i sensi. Dopo aver analizzato con rammarico la situazione della Triestina – e in attesa di notizie forse ancora peggiori da Trapani – torniamo al calcio giocato. Ti chiedo una valutazione complessiva su questo campionato di Serie C: hai la sensazione di un torneo in crescita, che magari sta dando più spazio ai giovani, o siamo in una fase di stallo?
"Io tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno. È un buon campionato, dispiace però per le situazioni che si sono verificate: squadre fallite come il Rimini quest’anno, problemi con Triestina e Trapani. Sono vicende che mi rattristano perché falsano i campionati, lasciano a casa giocatori e creano situazioni delicate. L’anno scorso con la Lucchese l’ho vissuta in prima persona e non la auguro a nessuno: è quasi drammatico. Purtroppo ogni anno succede qualcosa, non si trova una quadra e bisognerebbe farsi delle domande serie per dare risposte, anche per rispetto dei tifosi".
L’anno scorso con la Lucchese avete toccato forse uno dei punti più bassi, con problemi economici spaventosi ma un gruppo che faceva miracoli in campo.
"Esatto, è un altro aspetto che dà fastidio e dispiacere: una problematica economica enorme, ma una squadra che stava facendo qualcosa di straordinario".
Passiamo al calcio vero. Partiamo dal girone meridionale, che mi sembra il più incerto, equilibrato e quindi divertente. Al momento è un testa a testa per la promozione diretta tra Catania e Benevento. Cosa ti piace di queste due squadre?
"Sono contentissimo per il mio ex compagno Antonio Floro Flores, che sta facendo qualcosa di straordinario al Benevento. Insieme al Catania stanno disputando un girone bellissimo ed entusiasmante. La Salernitana è un po’ dietro – 6 punti se non sbaglio – ma non va considerata morta. Benevento e Catania hanno perso pochissime partite, segnato tantissimo e subito poco: sono due squadre toste, con attacchi importanti. Sarà un campionato fino alla fine spettacolare, anche nella lotta salvezza c’è grande bagarre".
Tornando al vertice: la scelta del Benevento di puntare su Floro Flores a inizio stagione – sostituendo l’allenatore precedente dopo una vittoria – ricorda un po’ l’operazione Biancolino all’Avellino dell’anno scorso, che poi ha funzionato. Cosa ti ha colpito di Floro Flores?
"Hai detto bene: capita spesso che giovani allenatori, magari dalla Primavera, ex giocatori che conoscono l’ambiente, impattino benissimo con la prima squadra. L’anno scorso è toccato a Biancolino, quest’anno ad Antonio. Conosce l’ambiente, lavora lì da anni e questo ha facilitato le cose: è entrato subito in empatia con il gruppo".
Catania e Benevento hanno bacini d’utenza che possono tranquillamente sostenere la Serie B, con un ambiente forse più favorevole rispetto a Salerno, reduce da due retrocessioni consecutive che hanno lasciato ferite.
"Venire da due retrocessioni consecutive è durissimo a livello mentale. Cambiare tanto non è sempre garanzia di risultati. La Salernitana sta facendo un po’ peggio di Catania e Benevento, che non sbagliano quasi una partita, ma non sta facendo disastri. È un ambiente più tosto, con meno pazienza – nel calcio la pazienza spesso non esiste nel vocabolario. Dopo due retrocessioni è comprensibile, ma lì c’è un grande direttore, una struttura solida: non gli manca nulla".
Altre realtà del girone meridionale che ti piacciono?
"La Casertana sta stupendo tutti con un campionato importante. Il Cosenza è un’ottima squadra, anche se un po’ in ritardo sulle prime tre e con problemi di contestazione in piazza da digerire dopo la retrocessione. È una piazza importante con poco seguito e entusiasmo al momento, ma spero torni a essere quella che merita: ha sempre fatto la Serie B, io ci ho giocato tantissime volte da calciatore. Il Crotone non sta andando benissimo per la piazza che rappresenta, il Cerignola sta tornando su, il Casarano (neopromossa) fa bene. Dall’Atalanta ci si aspettava forse qualcosina in più, ma impattare nel girone C non è mai facile – ricordiamo la Juventus l’anno scorso. Il Foggia ha ritrovato entusiasmo e tifosi allo stadio: può succedere di tutto, anche se l’obiettivo è salvarsi. È un girone con piazze storiche e importanti".
Saliamo al girone centrale. A inizio stagione Arezzo era indicata da tutti come la squadra di riferimento. Sta confermando quel ruolo, con qualche piccola incertezza ma anche la spinta per il nuovo stadio e un movimento che vuole vincere. Cosa ti piace dell’Arezzo?
"È una grandissima squadra, allenata bene da Cristian (Bucchi, ndr). Nello (Cutolo, ndr) è un direttore sveglio e intelligente, hanno disponibilità economica – anche nel mercato invernale stanno dimostrando di non voler perdere opportunità. Era la squadra da battere all’inizio e lo sta confermando. Il Ravenna sembrava poter stare lì, è ancora vicino ma si è allontanato un po’. L’Ascoli ha perso punti. Rispetto all’anno scorso il girone si è indebolito e Arezzo è talmente forte che per me vincerà il campionato".
Il Ravenna, però, ha reagito bene dopo la sconfitta contro l’Arezzo: per una neopromossa con proprietà ricca e rosa importante poteva essere un contraccolpo, invece no. Oggi sembra l’unico competitor credibile.
"Esatto, la corsa è ancora lunga e la reazione del Ravenna è stata positiva".
Altre piazze in difficoltà, come Perugia o Ternana (che però è in semifinale di Coppa Italia).
"Il Perugia è l’emblema: classifica difficile, cambi di allenatore, ripescaggi di vecchie glorie come Gaucci o Walter Novellino come consulente. Si prova ad agganciarsi a qualcosa, ma la Serie C non è semplice. Bisogna conoscere bene i giocatori, scegliere con cura, essere preparati. Ci sono società piccole che lavorano benissimo con continuità – cito il Pineto di mister Tisci, straordinario. La Vis Pesaro dà continuità a Stellone, il Campobasso fa un buon campionato. Altre blasonate come Livorno hanno maretta con società e tifosi: non è facile scendere in campo con tranquillità, anche se non è una scusante".
Chiudiamo col girone A, dove c’è una dominatrice: il Vicenza. Ti aspettavi un dominio così netto dopo due assalti falliti alla B, cambio tecnico e cessione di pilastri?
"Non me lo sarei aspettato così importante. Fabio Gallo è un buon allenatore, Zamuner un bravo direttore: hanno fatto le cose per bene. Stanno dominando un girone in cui all’inizio pensavamo che Lecco, Brescia e Cittadella dessero più filo da torcere. Invece il Vicenza ha scavato un solco clamoroso – 12 punti sulla seconda, cosa rarissima negli ultimi anni in Lega Pro. Cittadella ha pagato la retrocessione con un inizio disastroso, Brescia la fusione (che nel tempo darà frutti ma ha richiesto tempo di assorbimento) e il cambio allenatore. Chi sottovaluta la Serie C rischia grosso: finisce in D come il Milan Futuro o fallisce gli assalti perché non trova l’alchimia".
Ultimo tema: l’Alcione, terza squadra di Milano che si ritaglia un ruolo tra due giganti facendo calcio vero.
"Conosco poco la realtà, ma ci ho giocato contro quando ero in Serie D da direttore: ho sempre parlato bene di questa società. Sta lavorando bene – credo sia al terzo o quarto anno in Lega Pro. Ho sentito il presidente parlare di un possibile assalto alla Serie B nei prossimi anni: c’è solidità economica, progetto e volontà. Vincere in Lega Pro è sempre duro, ma all’Alcione non c’è pressione e questo può aiutare. Quando ti scontri con realtà diverse, però, si fa più fatica".
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