Ginestra: "Ko Catania? Può essere campanello d'allarme che fa crescere"
Ciro Ginestra, ex attaccante e attualmente allenatore, reduce dall'esperienza sulla panchina del Guidonia, è intervenuto come ospite di 'A tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, per un'analisi approfondita della prima giornata di Serie C.
Ciro, oggi ti faccio svestire i panni dell’allenatore e tornare in quelli dell’attaccante. Ieri il Catania ha annunciato Massimo Coda: può essere il colpo della Serie C?
«Sicuramente Coda è un giocatore straordinario, uno dei migliori marcatori della storia della Serie B. Parliamo di un attaccante che ha sempre fatto non solo la Serie C, ma anche la Serie A. È un colpo straordinario, sperando che stia bene fisicamente, perché la Serie C richiede uno sforzo importante. Ho visto Catania‑InterU23: alla fine ha vinto la gioventù, perché questo è un campionato dove la gamba fa la differenza. Giocatori come Coda sono un toccasana ovunque: finalizzatori così in Italia ce ne sono sempre meno. Conosco il direttore Natino Varrà, grandissimo professionista: sicuramente hanno fatto una valutazione generale. Coda può essere la ciliegina sulla torta di una squadra importante che se la giocherà fino alla fine. Il Catania non c’entra niente con la Serie C: per città, blasone e storia dovrebbe stare in B o in A».
Hai citato Natino Varrà. In un anno complicato, con la questione fideiussione e la possibile penalizzazione, lui ed Emilio Longo possono essere le figure giuste per tenere la barca dritta?
«Sono scelte diverse rispetto al passato. Emilio è un allenatore importante, molto bravo e preparato: è uno che fa giocare bene la squadra, costruisce, non gestisce. Ha bisogno di tempo per lavorare. Con Natino formano una coppia perfetta: anche lui è uno che costruisce. Catania deve vincere, ma deve anche crescere: queste due idee devono andare insieme. Va dato tempo alle persone: il Catania è da troppi anni in Lega Pro, e uscire da questi campionati è sempre difficile. Ho fatto tanti anni di C da calciatore e da allenatore: è un campionato complicato, serve criterio, serve un mix giusto, perché si corre tanto, c’è aggressività e cattiveria sportiva. Auguro tutto il bene a Natino e a Emilio: sono bravissime persone e grandi professionisti. Il primo risultato non ci voleva, ma è solo l’inizio: a volte sono campanelli d’allarme che ti fanno crescere. Il Catania è sulla strada giusta».
Un campionato di vertice che però deve essere fatto anche da Bari e Salernitana?
«Sì, teoricamente sono le tre favorite. Il campionato ha sempre dimostrato che le favorite non esistono, ma per blasone, società e storia, Bari, Salernitana e Catania sono le tre squadre più attrezzate. Ieri la Salernitana ha fatto fatica, il Bari ha vinto nettamente con la Cavese: l’inizio conta poco. Alla fine le ritroveremo a lottare per vincere».
Ti riporto al tema attaccanti: Ronaldinho a Ravenna. Presentato in città il 20 agosto. Come vedi questa operazione? Può spostare equilibri o rischia di distrarre?
«Credo che siano state fatte valutazioni attente. Parliamo di una società che sta investendo tanto, visionaria. Mandorlini è un allenatore esperto. Sotto l’aspetto del marketing è un’operazione meravigliosa: Ronaldinho è stato un grandissimo campione. Poi bisogna vedere quanto sia funzionale al gioco del calcio. Se hanno valutato tutto in maniera corretta, ne trarranno qualcosa di positivo, soprattutto per la squadra. Sono professionisti: ogni dettaglio sarà stato considerato. Poi sarà il campo a dare giudizi, positivi o negativi. Per chi ama il calcio, Ronaldinho è sempre bello da vedere: il talento resta. Anche solo per un minuto, mi piacerebbe rivederlo giocare».
Deve raggiungere il trecentesimo gol in carriera, lo ha detto anche Cipriani. E Ravenna‑Perugia sarà su Rai 2: potrebbe essere l’occasione per vederlo?
«Sì, potrebbe essere. Poi sarà una scelta della società e dell’allenatore. Se hanno pensato di farlo giocare, prima o poi qualcosa sul campo lo farà. Magari proprio quella domenica. Se c’è Ronaldinho in campo, ci sarà da divertirsi: i giocatori forti restano forti, al di là dell’età».
Ultima domanda: è partito molto bene l’Union Brescia. Dopo lo schiaffo della finale playoff, è la candidata alla promozione diretta nel girone A?
«Assolutamente sì. Credo che non ci siano dubbi: l’Union Brescia è la squadra candidata. Il girone A, dei tre, forse è il meno difficile, ma non è mai facile giocare. Il Cittadella è una buona squadra, ma l’Union Brescia ha qualcosa in più: viene dalla finale persa con l’Ascoli, ha rinforzato la rosa con giocatori funzionali, ha un allenatore bravo, un pubblico straordinario. Ha tutti i presupposti per vincere il campionato di Lega Pro».
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