Il programma di Abete per la C: "Progetto seconde squadre poco chiaro. Riforma Zola da finanziare"

Il programma di Abete per la C: "Progetto seconde squadre poco chiaro. Riforma Zola da finanziare"TMW/TuttoC.com
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di Sebastian Donzella

La Lega Pro come componente strategica, la Riforma Zola pienamente da sostenere: coordinamento con la Serie D, riforma dei campionati, più soldi da mutualità e diritti TV. Le seconde squadre, invece, un progetto non chiaro e senza una programmazione pluriennale. Questo, in sintesi, il programma di Giancarlo Abete per la Serie C. L'aspirante presidente della FIGC, già a capo della Federazione dal 2007 al 2014, analizza in più punti la situazione della Lega Pro in una delle 26 pagine che compongono il documento ufficiale della candidatura: 

"È evidente, nel riprendere le riflessioni circa le difficoltà di dar luogo a un progetto di riforma dei campionati, un dato oggettivo. I Club professionistici inglesi sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36. Nel rispetto del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti Club che sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata - senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito - di giungere ad un ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione aveva presentato pochi mesi orsono un prima ipotesi di lavoro.

La Lega Nazionale Dilettanti riconosce da sempre il ruolo centrale della Lega Pro e manterrà sempre il massimo livello di coordinamento e di unità di interventi sulle decisioni che dovessero riguardare tale strategica componente come avvenuto recentemente per la riforma Zola, le regole per i ripescaggi, la posizione sulle seconde squadre.

[...]

L’impianto professionistico nel nostro Paese ha determinato in periodo di commissariamento nel 2018 la nascita delle seconde squadre.

È un progetto risultato sempre poco chiaro in termini di utilizzo dello strumento, di punti di caduta collegati al numero delle seconde squadre legittimate ad entrare nei campionati professionistici di Serie C, di utilizzo di giovani italiani in un numero insufficiente rispetto agli obiettivi del progetto, al meccanismo delle promozioni/retrocessioni.

È un percorso che va chiarito e definito con una programmazione adeguata nel rispetto delle esigenze della serie B, della Serie C e della Serie D che navigano a vista nel recepire in uno spirito di sistema, ma di non condivisione, un progetto che non ha mai avuto programmazione pluriennale e che determina al momento più opportunità per le società interessate che non utilità per il sistema calcio e per tutte le Componenti di B, di C e D, all’interno delle quali si registrano o si possono registrare situazioni modificative degli equilibri esistenti prive di un significato strategico.

Nell’ultimo report pubblicato dalla Federazione, che consolida e valuta i risultati a fine stagione 2024, si evidenzia una perdita del sistema professionistico di circa 730 milioni di euro.

Ma andando oltre il dato complessivo, si evidenzia che tale perdita è riferita per circa 370 milioni alla Serie A per un valore di produzione di 3miliardi e 850 milioni, alla Serie B per circa 240 milioni su un valore di produzione di 480, alle Società di Serie C per una perdita media di 2.700.000, su un valore di produzione di 4milioni e 700.000.

Ciò sta a significare che la perdita media del comparto è di poco più del 9,5 % in Serie A, del 50% in Serie B e del 57% in Serie C ; peraltro in Serie A 7 società su 20 hanno chiuso in attivo, testimoniando che in tale categoria è possibile con gestioni oculate (auspicabilmente diminuendo il costo degli agenti che complessivamente oggi è pari a 300 milioni) avere esercizi positivi, fattispecie impossibili in Serie B e in Serie C.

Nel rapporto fra le componenti occorrerà rivedere la cosiddetta “stanza di compensazione” fra le Leghe relativa al calcio mercato al fine di favorire l’acquisto di giocatori nel mercato domestico.

Gli interventi che sono richiesti alle forze politiche debbono concentrarsi sulla tutela del calcio di base e del calcio professionistico che soffre se si vuole salvaguardare la base del calcio e si vogliono valutare con professionalità e rispetto le difficoltà degli equilibri economici delle società che non hanno la possibilità, anche attraverso gestioni attente, di poter sostenere un impegno economico importante quale quello presente in alcune categorie.

La definizione e il completamento delle misure relative al Contratto di apprendistato e la defiscalizzazione dei primi anni di contratto in relazione al primo contratto professionistico potrebbero essere strumenti importanti con finalità condivise nell’interesse del sistema calcio.

[...]

La Federazione dovrà operare per rispettare l’impegno assunto con la Lega Pro per il finanziamento delle Riforma Zola, che costituisce opportunità da sviluppare per la crescita dei vivai e per la nascita di giovani talenti setezionabili per le squadre nazionali.
I pilastri della Riforma Zola— crescita delle premialità per l’utilizzo di ragazzi provenienti del proprio settore giovanile e il miglioramento degli impianti e il riconoscimento del lavoro dei formatori— sono pienamente condivisi.

[...]

Per quanto attiene la mutualità - ferma restando la centralità derivata dai diritti televisivi della Serie A - giova ricordare che il 10% di detta mutualità- diviso fra Lega di B 6%, la Lega Pro 2%, la Lega Dilettanti 1%, FIGC 1%- deriva da una legge dello Stato e non da decisioni assunte autonomamente da parte della Lega. È senza dubbio una cifra importante anche per te Componenti interessate ma giova a questo riguardo ricordare che la mutualità presente in altri paesi europei risulta percentualmente di gran lunga superiore. In Germania è pari al 20%, in Francia è pari al 9%.

Nell’ambito della mutualità di sistema giova ricordare l’aspettativa presente nelle Leghe di poter acquisire una percentuale superiore a quella attualmente esistente. Peraltro, rispetto alla vecchia Fondazione per la Mutualità, il provvedimento di legge del 2016 - che è alta base della ripartizione del 10% dei diritti televisivi prodotti dalla Lega di serie A- vede compartecipe la stessa Federazione per una quota dell’1% ; tali somme opportunamente potrebbero esseredestinate a Leghe che operano direttamente a sostegno delle società finalizzandole a contributi per il calcio giovanile e femminile.

Peraltro la frammentazione nella vendita dei diritti televisivi determina percorsi differenziati per la Lega A, per la Lega B e per la Lega Pro. Sarebbe da valutare, trovando un terreno di approfondimento e di sintesi, l‘opportunità di procedere in modo organico da parte di tutte le Leghe professionistiche alla cessione dei diritti televisivi, anche al fine di contemperare una programmazione funzionale alle esigenze dell’intero sistema calcio professionistico".