Il programma di Malagò per la C: "Lega Pro questione complessa ma no a scelte calate dall'alto"
Competitività internazionale delle Nazionali, sostenibilità economica dei club, infrastrutture, giovani e modernizzazione federale. Questo, in sintesi, il programma di Giovanni Malagò per il calcio italiano. L'aspirante presidente della FIGC, nonché ex numero uno del CONI, analizza anche la situazione della Lega Pro in una delle 23 pagine che compongono il documento ufficiale della candidatura: "Lega Pro: stabilizzazione della categoria e sostenibilità industriale" il titolo. Che continua così: "La Lega Pro è il punto in cui il calcio professionistico incontra la realtà economica dei territori: qui serve la riforma più concreta, che non ne modifichi l’identità".
Nel testo, poi, la proposta di un tavolo dedicato alla stabilizzazione della categoria, con attenzione a sostenibilità, credibilità dei campionati, riduzione delle crisi, minutaggio qualificato dei giovani e seconde squadre dentro un percorso condiviso. Non c’è alcun riferimento alla Riforma Zola. Il limite del programma è l'essere troppo generico, sia sulle modalità di raggiungimento degli obiettivi sia sulla reperibilità delle risorse. Di seguito le proposte, integrali, per la Serie C:
"La Lega Pro rappresenta una delle questioni più complesse del calcio italiano. La Lega Pro custodisce piazze storiche, identità territoriali, settori giovanili, occupazione sportiva e un patrimonio di passione che non può essere disperso. Allo stesso tempo è la categoria in cui emergono con maggiore evidenza le tensioni tra status professionistico, ricavi limitati, costi organizzativi, obblighi infrastrutturali e capacità finanziaria delle proprietà.
Il tema non può essere affrontato con slogan. La stabilizzazione della Lega Pro richiede un progetto pluriennale che tenga insieme sostenibilità economica, credibilità dei campionati, tutela dei lavoratori sportivi e riduzione del contenzioso. Il primo obiettivo deve essere prevenire le crisi, non inseguirle. I controlli federali devono essere capaci di individuare tempestivamente situazioni di rischio, con percorsi correttivi graduati e trasparenti.
La riflessione sulla struttura della categoria deve essere condotta con serietà, senza scelte calate dall’alto. Numero di club, format dei campionati, criteri di ammissione, costi minimi di partecipazione, parametri infrastrutturali e sostegni alla formazione dei giovani devono essere valutati insieme. Una categoria troppo esposta a fragilità finanziarie produce danni a tutti: Club, calciatori, fornitori, tifosi, territori e credibilità federale.
La Lega Pro deve diventare anche il luogo di valorizzazione del talento. Per molti giovani italiani rappresenta il primo passaggio reale nel calcio adulto. Questo ruolo va incentivato con strumenti concreti: premialità legate al minutaggio qualificato, rapporti più ordinati con i club di Serie A e Serie B, sviluppo delle seconde squadre da individuarsi attraverso un condiviso percorso di sistema.
La Presidenza federale dovrà aprire un tavolo dedicato alla stabilizzazione della categoria, con Lega Pro, AIC, AIAC, e rappresentanti delle società. L’obiettivo non è ridurre il valore della Lega Pro, ma aumentarne credibilità, sostenibilità e capacità formativa".
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