Marchetti: "Ripartire dal DNA del Cittadella. Fatte scelte difficili, ma necessarie"

Marchetti: "Ripartire dal DNA del Cittadella. Fatte scelte difficili, ma necessarie"TMW/TuttoC.com
Stefano Marchetti
© foto di Federico Serra
Oggi alle 12:20Primo piano
di Valeria Debbia
Ripartenza, identità e scelte coraggiose: il Cittadella di Stefano Marchetti ritrova la sua anima.

Stefano Marchetti, direttore generale del Cittadella, ha fatto il punto in casa granata dopo la chiusura del mercato estivo.

Direttore, è stata un’estate di scelte difficili e radicali. Sono andati via giocatori importanti e ne sono arrivati altri che stanno facendo molto bene. Si aspettava un inizio così?

«Ci speravo. È stata un’estate complicata, perché prendere certe decisioni non è semplice, soprattutto in un ambiente come il nostro. Ma il mio lavoro è anche questo: ho cercato di ricreare una situazione di ripartenza, di entusiasmo nuovo. Alcuni giocatori erano qui da anni e avevano bisogno di stimoli diversi. Credo che la scelta sia stata giusta. Sono arrivati elementi interessanti, il gruppo sta crescendo e l’allenatore sta facendo cose importanti. Per me non sono scelte controcorrente: sono scelte naturali, giuste. Quando le penso così, le faccio».

Sbaglio se dico che il miglior acquisto è stato Roberto Musso?

«Me lo auguro. Lo vedo entusiasta, positivo, con idee chiare. È tornato lo spirito dei vecchi tempi: dovevamo ritrovare l’anima che avevamo perso, cosa quasi fisiologica dopo una retrocessione. Musso è stato determinante nel ritrovare quell’identità, perché lui ce l’ha dentro».

Nella sua presentazione ha parlato spesso di “ripartire” dal DNA del Cittadella. Cosa le è piaciuto e dove si può migliorare?

«Il DNA del Cittadella è non mollare mai, essere tignosi, dare fastidio. Mi piaceva quando dicevano che eravamo una squadra difficile da affrontare: magari non con qualità eccezionali, ma con anima, forza, aggressività. Quella l’avevamo un po’ persa. Il primo anno di C l’abbiamo preso male, con la testa sbagliata, e abbiamo pagato dazio. Ma si impara anche da questi campionati. Abbiamo fatto tesoro degli errori e oggi spero di portare avanti ciò che stiamo costruendo».

Il mercato è finito. C’è stata una scelta che le è pesata più delle altre?

«Ce ne sono state tante. Dopo tanti anni, salutare Salvi, Vita, Pavan… ragazzi che hanno dato tantissimo. E poi Manuel Iori: è stato mio giocatore, mio allenatore, abbiamo fatto una vita insieme. Sono scelte che fanno male, non ti fanno dormire. Ma vanno fatte. L’importante è che restino stima e rapporti: il calcio è una parentesi della vita. Il Cittadella ha dato tanto a loro e loro a noi. Lasciarsi con i valori giusti è una questione morale».

Ha sottolineato che in rosa ci sono cinque ragazzi del settore giovanile, più Zilio.

«Sì, è un esempio. Qui si sta crescendo davvero».

Vorrei spendere una parola su Paolucci: lei lo ha citato con grande affetto.

«Andrea è un ragazzo molto bravo, farà carriera. Abbiamo subito creato un rapporto sincero e forte. Sono orgoglioso di ciò che sta facendo».

Parlando dei nuovi, nella foto di presentazione lei ha abbracciato Antonucci.

«È un ragazzo sensibile, con grandi qualità tecniche. Ha bisogno di sentirsi voluto bene, apprezzato, di percepire fiducia. Mi è piaciuto molto perché ha fatto di tutto per tornare a Cittadella. Sono segnali che apprezzo. Non sopporto chi va via in modo sbagliato: puoi essere un bravo giocatore, ma se perdi la stima, non vai da nessuna parte».

Le piace il nuovo stadio? E aggiungo: ripartenza sì, ma ora bisogna riempirlo.

«Oltre allo stadio, c’è un impianto di grandissima professionalità. Dopo tanti anni di B, anche retrocedendo, è rimasta la mentalità. Qui c’è tutto a livello altissimo: campi d’allenamento, terreno di gioco perfetto, tribune. Continueremo a crescere. Il Cittadella c’è, indipendentemente dai risultati. Abbiamo fatto qualcosa di bello che resterà nella storia».

Bisogna riempirlo.

«Sì, ma dobbiamo essere noi a dare segnali. Stiamo cercando di farlo. Vedere le tribune piene sarebbe straordinario. Serve un calcio che riporti la gente allo stadio, che faccia tifare per questa società straordinaria».

Siete sulla buona strada? 

«Me lo auguro. Sto sempre con i piedi per terra: non mi esalto e non mi abbatto. Ma sono felice e contento».