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Marcolini: "Salernitana, forbice con Benevento dà impatto mentale negativo"

Marcolini: "Salernitana, forbice con Benevento dà impatto mentale negativo"TMW/TuttoC.com
Michele Marcolini
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Oggi alle 12:15Primo piano
di Valeria Debbia

Michele Marcolini, allenatore ex AlbinoLeffe, Novara e Lumezzane, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, offrendo un'analisi approfondita sulla situazione attuale della Serie C. 

Mister, una giornata di Serie C che si sta concludendo con tanti risultati interessanti, ma la vera attesa è per la gara serale del Vicenza. Come crede che reagirà la squadra di Gallo alla prima sconfitta stagionale?

"Non credo che abbia smosso particolari sentimenti negativi. Il cammino del Vicenza è sotto gli occhi di tutti: stanno facendo qualcosa di straordinario. Perdere non piace mai, dà fastidio, ma era fisiologico. Prima o poi doveva succedere, ed è successo anche in casa. Non penso però che questo possa scalfire la sicurezza del Vicenza".

Restando nel girone A, un’altra piazza che conosce bene è Novara. È una stagione un po’ in chiaroscuro per la squadra piemontese, ma gli ultimi risultati hanno rilanciato gli azzurri verso le zone alte. Riuscirà a confermarsi in zona playoff secondo lei?

"Gli ultimi risultati sono stati buoni. Effettivamente quest’anno il Novara ha avuto troppi pareggi per un periodo prolungato, che non gli hanno permesso di fare il salto di qualità. Ora però ha inanellato quattro risultati utili consecutivi, quindi sembra sulla strada giusta. La classifica è molto più tranquilla rispetto a prima, ci sono tutte le condizioni per provare a rimanere il più in alto possibile".

Una stagione un po’ in chiaroscuro anche per l’Albinoleffe, un’altra compagine che lei conosce bene. Al momento i seriani devono puntare a consolidare la categoria e poi eventualmente pensare ai playoff, ma è una squadra che comunque c’è, al netto dei risultati.

"L’Albinoleffe è anni che lavora bene, non solo dal punto di vista tecnico ma anche organizzativo. Credo sia l’unica in Serie C ad avere un centro sportivo di così buon livello, con lo stadio all’interno: è una società fiore all’occhiello per la terza serie. Io ci sono stato, è un posto dove si può lavorare con tranquillità, puntando sempre di più sulla valorizzazione dei giovani, anche di quelli del proprio settore giovanile. Se non sbaglio due o tre partite fa ha giocato titolare un ragazzo di 17 anni. Questo è il percorso che stanno portando avanti. Ci sta avere qualche alto e basso, ma credo sia l’idea giusta. L’Albinoleffe può fare un percorso tranquillo: anche se la classifica non le consente di stare completamente serena, per valori e ambiente può continuare a lavorare in grande tranquillità".

Scendiamo nel girone C, dove c’è una Salernitana che forse non vorrebbe perdere, ma è in una crisi ormai aperta. È evidente che pagherà l’allenatore, perché nel calcio funziona così – giusto o sbagliato che sia – e probabilmente Giuseppe Raffaele si prenderà tutte le responsabilità, che a mio avviso andrebbero invece divise tra più parti. Come analizza la situazione dei granata, reduce da due retrocessioni in due anni che li hanno portati dalla A alla C?

"Quello è uno dei problemi più grossi di questa squadra: le stagioni dopo le retrocessioni sono sempre difficili da affrontare, soprattutto in piazze calde come Salerno. Il pubblico ha sempre cercato di dare il proprio apporto, lo stadio è spesso pieno, quindi sotto questo aspetto ci sarebbero tutte le condizioni per ripartire forte. La Salernitana per buona parte della stagione l’ha fatto, ma ora zoppica da un po’, non riesce a ritrovare la continuità dell’inizio. Ha qualche sconfitta di troppo e la distanza dal vertice è diventata veramente troppa. C’è anche un impatto mentale negativo per questa forbice con il Benevento che appare ormai insormontabile. La squadra deve prepararsi mentalmente ad arrivare ai playoff al massimo e assorbire la delusione, perché era chiaro – e si vedeva anche dalla rosa – che puntava a salire direttamente".

Subentrare in un contesto come quello granata per un allenatore quante difficoltà comporta? Un nuovo tecnico dà sempre una scossa emotiva, ma si prende anche tanti rischi.

"Subentrare è particolare. L’ho vissuto non troppe volte, ma ho già affrontato situazioni diverse. Ti trovi a gestire dinamiche già consolidate e a volte riesci a incidere di più, a volte meno. Non è facile: non hai tanto tempo a disposizione, dipende da quanto entri velocemente nella testa dei ragazzi e da quanto l’ambiente ti aiuta dopo i primi risultati. Subentrare è tutt’altra cosa rispetto a iniziare una stagione: ci sono troppe variabili che possono incidere sul successo o meno. Non hai il tempo di costruire tutto da zero, devi essere elastico, trovare la chiave giusta in pochissimo tempo. Non tutti ci riescono".

Lei ha avuto esperienze all’estero (con la Nazionale di Malta, ndr). Ha voglia di rientrare nel calcio italiano, con il momento che il nostro calcio sta vivendo?

"Sì, assolutamente. L’esperienza estera e internazionale è stata bellissima, mi ha arricchito tanto. Mi ha dato la possibilità di confrontarmi con nazionali incredibili: ho giocato due volte contro l’Italia, due volte contro l’Inghilterra. Ogni preparazione gara è stata stupenda, molto diversa dal campionato di Serie C che ho affrontato per la maggior parte del tempo. Mi piacerebbe rientrare. Sapevo quando ho fatto quella scelta che professionalmente mi avrebbe un po’ tolto dal mirino in Italia: da noi quando vai all’estero la visibilità paradossalmente si perde. È stata una scelta professionale a cui ho pensato bene e di cui sono veramente felice. Ora sì, sono in attesa di rientrare in una situazione che mi dia grande soddisfazione e grande voglia di tornare a fare quello che mi piace e che ho sempre amato. La vita dell’allenatore in nazionale è diversa: non hai il lavoro quotidiano, solo finestre internazionali. La quotidianità mi è mancata, perché vivere lo spogliatoio, creare un certo ambiente per far performare al meglio la squadra è sempre stata la cosa che mi è piaciuta di più. Mi piacerebbe riviverlo: vediamo se ci sarà la situazione giusta".

Ha centrato un punto a me molto caro: le esperienze estere, per la mentalità che abbiamo qui, tendono a lasciare un po’ in disparte le persone invece di essere viste come un’opportunità in più, anche per i club che si assicurano allenatori o calciatori con un bagaglio tecnico e culturale arricchito. Però, come diceva lei, in Italia siamo fatti così. Cose da migliorare nel nostro paese sotto il profilo calcistico ce ne sono.

"Non era una lamentela, era una constatazione. Quando ho fatto quella scelta sapevo a cosa andavo incontro e la rifarei cento volte su cento. Però è innegabile che succeda quello che hai detto tu. Purtroppo sì".