Intervista TC

Musa: "In C a mancare è spesso la programmazione più che il budget"

Musa: "In C a mancare è spesso la programmazione più che il budget"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 13:40Primo piano
di Laerte Salvini

Programmazione, pazienza e sostenibilità economica: sono le parole chiave del calcio di Carlo Musa, direttore sportivo che ha vissuto da protagonista piazze complesse come Foggia, Avellino e Viterbo, dove era necessario ricostruire in poco tempo. Un dirigente che a Foggia è stato il ponte tra la vecchia e la nuova proprietà, e che oggi osserva da fuori la Serie C. Ai microfoni di TuttoC.com parla di ambienti, budget, valutazione dei dirigenti, progetti futuri e del rammarico per l'ultima esperienza, chiusa nonostante un ottimo lavoro con i giovani.

Come vedi il Foggia, tu che sei stato il ponte tra la vecchia e la nuova proprietà?

"Sono partiti tardi, perché la riammissione è arrivata a stagione ormai iniziata, e secondo me serve ancora un po' di tempo per dare un giudizio. Hanno alternato buone prestazioni ad altre meno buone: qualche giocatore sta rendendo bene, qualcun altro meno, ma tutto è in linea con una squadra costruita in ritardo e con un mercato durato meno. Hanno avuto il vantaggio di poter lavorare da zero, senza dover gestire contratti pesanti ereditati dal passato. Poi a gennaio arriva il mercato di riparazione e si potrà intervenire, ma guardando le partite mi sembra una squadra che sta trovando un suo equilibrio, e credo che col tempo troverà una sua identità".

Il Cosenza può seguire il percorso del Foggia dell'anno scorso?

"Il Cosenza sta incontrando tante difficoltà, le stesse che avevamo noi l'anno scorso: tanto scetticismo, molti rifiuti sul mercato e difficoltà organizzative, perché noi non ci allenavamo nemmeno a Foggia, avevamo problemi con le infrastrutture e la tifoseria non ci seguiva. Oggi vedo tanti elementi in comune. Adesso però hanno trovato un po' di risultati, stanno risalendo e hanno inserito qualche calciatore di livello. Tornare a giocare nel proprio stadio può aiutarli molto. Il girone è equilibrato e, se lavori bene in città e in settimana, la salvezza si può conquistare".

Quanto conta la serenità dell'ambiente per lavorare bene?

"Conta moltissimo. Negli ultimi tempi si è persa un po' di pazienza e di calma, che in certi momenti invece servono, perché non sempre cambiare allenatore o dirigente porta al raggiungimento degli obiettivi. Dare tranquillità all'ambiente, ai calciatori e allo staff tecnico è fondamentale per far rendere tutti al meglio. Certo, dipende dalla piazza: ce ne sono di più esigenti, ma è importante partire da una comunicazione corretta. Quando si alzano troppo le aspettative rispetto al reale valore della squadra si va incontro a squilibri, anche nei tifosi, e questo crea problemi di gestione. Spesso i programmi vengono messi in discussione in pochissimo tempo e ciò che era stato detto all'inizio viene cambiato troppo velocemente. Questi cambi non sempre portano risultati, ma portano quasi sempre ulteriori costi alle società, che già vivono momenti di difficoltà e si trovano a sostenere altre spese".

Allora il problema è soprattutto economico?

"No, non credo che i problemi dipendano tutti dai budget. A mancare è spesso la programmazione: si può lavorare bene anche con budget contenuti, facendo le scelte giuste a livello di scouting, di organizzazione e di comunicazione. Manca un po' di coraggio nelle scelte iniziali e nel dare forza ai programmi quando le cose cominciano a non andare nel verso giusto. Noi dirigenti dobbiamo essere più previdenti e lavorare di più per rispettare budget e finanze, perché vedo spesso operazioni che considero senza senso, che creano squilibri economici e mettono le proprietà in grande difficoltà. Dobbiamo essere più oculati: si fanno ingaggi che non stanno in piedi, perché non c'è un ritorno economico adeguato tra sponsor e botteghino".

C'è qualcosa in movimento per il tuo futuro? Hai obiettivi a lungo termine?

"Niente di concreto, per ora. Mi sto aggiornando molto: vedo partite dal vivo e in video e studio tante tematiche legate al mio ruolo. Mi piacerebbe trovare un progetto a lungo termine in cui poter costruire, ma non è semplice, perché come ho detto le cose cambiano in fretta. Con il contesto giusto e la proprietà giusta, però, si può avere la fortuna di lavorare un paio d'anni nella stessa piazza e gestire risorse importanti per creare un futuro sostenibile".

Come andrebbero valutati i direttori sportivi?

"Non solo dai risultati, che restano la base del lavoro e vengono dal campo, ma anche dalle scelte economiche, soprattutto con l'introduzione del salary cap. Se vinci il campionato ma lasci un disastro finanziario, sei contento sul momento, poi l'anno dopo la società ha problemi. Lo stesso vale se fai un terzo posto e grandi playoff, ma la stagione successiva si fatica persino a iscriversi per colpa del dissesto che hai causato. Un dirigente va giudicato anche per questo".

Hai qualche rammarico per come si sono chiuse le tue ultime esperienze?

"I ragazzi che abbiamo portato stanno andando bene: qualcuno si sta affermando in Serie C, e questo mi fa molto piacere, perché vuol dire che il lavoro fatto con lo scouting e con i miei collaboratori è stato buono. Un grande rammarico però c'è, ed è la retrocessione ai playout con il Sestri Levante: per me è stata una sliding door che avrebbe potuto cambiare molto in un futuro possibile. Quella era una squadra molto giovane, con un budget bassissimo, arrivata a giocarsi la salvezza e a perderla con un valore di mercato altissimo: avrebbe potuto dare ancora più risalto alla valorizzazione dei giocatori. Avevamo dato spazio a tanti giovani, dalla Serie D e dalla Primavera, affiancati da qualche over di categoria. Il colmo, nella retrocessione del Sestri, è stato subire gol da Badje, che avevo preso dalla Vigor Perconti e portato tra i grandi al Savoia: ma è il bello del calcio! Non siamo riusciti a dare continuità a quel lavoro, e sarebbe stato un grande risultato in un contesto così. Mi consola sapere che qualche ragazzo passato dalla mia gestione sta facendo bene. Da Parisi ai tempi dell'Avellino a Durmush e Primasso, che ho avuto a Sestri Levante, ma ci sono tanti atleti che oggi sono certezze tra i professionisti e questo mi fa molto piacere".