Petrone: "Arezzo e Ascoli? Pressione identica. E non è detto vinceranno entrambe"
L'esperto tecnico Mario Petrone, ai microfoni di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre, ha commentato le ultime novità di Lega Pro.
Arezzo ed Ascoli sono appaiate in vetta. Ma i toscani hanno gli scontri diretti a favore.
"Ho seguito le interviste post-partita e ho visto l'Arezzo vincere in maniera molto meritata a Pineto; devo dire che sono in salute. Domenica devono pensare solo a se stessi, come hanno sempre fatto, anche perché incontrano una squadra che ha bisogno di fare punti. Ho rivisto stamattina la partita della Torres: meritavano qualcosa in più, hanno sprecato tanto e concesso qualche contropiede di troppo al Gubbio. Sarà un ultimo turno vibrante, con Ascoli e Arezzo che vivranno novanta minuti col batticuore per inseguire il sogno della Serie B. Sarà un turno fondamentale: la Sambenedettese stessa deve andare a vincere a Pesaro, ma non è facile. In queste ultime settimane nessuno ha regalato nulla. La cosa positiva che ho visto ultimamente è proprio questa: partite vere, dove le motivazioni restano alte a prescindere dai risultati già acquisiti, come ha dimostrato il Gubbio contro la Torres. È un bellissimo messaggio per il calcio".
Chi ha più pressione addosso?
"Ce l’hanno tutte e due. Io ho assaporato questa emozione a San Marino, quando andammo a vincere l’ultima partita a Borgo a Buggiano: avevamo un solo risultato utile, la vittoria. Vi dico che quella notte non ho dormito; alle tre o alle quattro del mattino io e il team manager giravamo per l'albergo come due matti. È un’emozione incredibile. Alla fine, credo che vinceranno entrambe le sfide della domenica, ed è un peccato che solo una possa salire direttamente, perché meriterebbero la B tutte e due".
Alla perdente toccheranno i playoff. E sarà difficile per qualsiasi avversaria...
"Sono pienamente d'accordo. Io non mi esprimo sulla vittoria finale perché, da ex Ascoli, faccio un po' il tifo per loro. Che vinca il migliore, poi magari dopo domenica faremo dei pronostici. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a molti scossoni più in zona retrocessione che in vetta e domenica sarà l'ultimo turno decisivo per molte squadre, anche per via della regola del distacco punti che potrebbe far saltare alcuni playout".
Essere secondi, però, porterà a un lungo stop durante i playoff. Non sarà un problema?
"Dipende da come arrivano le squadre. Io dico sempre che gli organici importanti arrivano fino in fondo, perché la gestione delle partite ogni 3-4 giorni richiede rotazioni fondamentali. Le squadre che non hanno una rosa ampia possono passare il primo o il secondo turno, ma poi pagano dazio alla fatica. Chi arriva ottavo o decimo deve superare tre o quattro turni, una gestione non facile. Se però arrivi alla fine in rincorsa, stai bene fisicamente e sei motivato, allora giochi spensierato e vai avanti, come fece il Cosenza anni fa. Quest'anno ci sono piazze incredibili nei tre gironi: Brescia, Cittadella, Ascoli, Arezzo, Ravenna, e poi giù Catania, Salernitana, la Casertana che sta finendo bene, il Cosenza... sono tutte piazze importanti dove vai a giocare davanti a 10-15 mila tifosi. Saranno playoff incredibili".
Leggendo i nomi delle partecipanti, sembra che saranno i playoff più belli degli ultimi anni. È il segno che la Serie C si è livellata molto verso l'alto?
"Assolutamente. Vi dico la verità: certe piazze con la Serie C non c'entrano nulla. Vedere Catania, Ascoli o Salernitana che portano costantemente diecimila persone allo stadio fa riflettere. Spero che nella riforma dei campionati si valuti di fare una C con meno squadre o magari due gironi di Serie B. La Serie C attuale ha costi di gestione difficili da sostenere per molte realtà. Piazze come Brescia o Catania hanno un seguito di sponsor e città che garantisce un appoggio, ma la Federazione deve intervenire. Alle neopromosse diamo il "benvenuto all'inferno dei professionisti", perché la C è un inferno: raddoppiare il budget rispetto ai dilettanti non dà certezze di salvezza. È un problema di sostenibilità, e spero di non rivedere più casi di squadre che non finiscono il campionato o vengono escluse a metà percorso".
In chiusura un commento sulla Ternana.
"Secondo me, arrivati a questo punto, la squadra e lo staff tecnico devono "viaggiare da soli". Non possono più pensare ai problemi societari. Oggi devono giocare per se stessi, per la città e per i tifosi che li hanno seguiti tutto l'anno. È una buona squadra e nei playoff potrà esprimersi con la testa libera. Paradossalmente, non hanno nulla da perdere perché la situazione ambientale è già compromessa; questa consapevolezza può essere la scintilla per dimostrare che il gruppo c'è sempre stato. A volte vince proprio chi si trova nelle difficoltà più grandi perché riesce a trovare un'alchimia speciale. Spero per Terni che accada questo".
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