Petrone: "In Serie C si spendono tanti soldi senza avere rientri adeguati"
La valorizzazione dei giovani e la sostenibilità del sistema restano temi centrali nel dibattito sul calcio italiano, soprattutto alla luce dei recenti risultati europei delle squadre di vertice.
Secondo quanto riportato da TMW Radio nel corso della trasmissione "A Tutta C", Mario Petrone ha analizzato il momento del movimento calcistico, soffermandosi in particolare sul ruolo della Serie C e delle seconde squadre.
L’allenatore ha evidenziato come il percorso di crescita dei talenti non sia ancora pienamente compiuto, pur riconoscendo segnali incoraggianti nell’ultima stagione.
Mister, dopo anni di seconde squadre, la rivoluzione dei giovani è davvero partita?
"Non sembra ancora esserci, però bisogna fare una premessa. Paradossalmente nell'ultimo anno stiamo vedendo qualche giovane in Serie A, penso a Pio Esposito nell'Inter che si sta ritagliando spazio perché lo merita. Il problema principale resta la meritocrazia. La Lega Pro dovrebbe essere il serbatoio per la Serie B e la Serie A, ma fare più di 300 operazioni di mercato a gennaio significa che qualcosa non funziona. Se una squadra è costruita bene in estate hai fatto metà dell'opera. Spesso invece manca programmazione e alla prima difficoltà crolla tutto."
Quanto pesa la sostenibilità economica nel sistema Serie C?
"La sostenibilità è una parola fondamentale. In Serie C si spendono tanti soldi senza avere rientri adeguati. Senza competenza le società rischiano di saltare. Togliere squadre dal professionismo sarebbe un errore grave perché significherebbe ridurre le garanzie per addetti ai lavori e calciatori. Viviamo già in un equilibrio precario."
Il Vicenza può essere un modello virtuoso?
"Mi rivedo molto in questa stagione del Vicenza. C'è alchimia, c'è equilibrio, i giovani non sono una prova ma una consacrazione. Non si guarda solo al nome ma alle caratteristiche dei giocatori. È un giusto compromesso tra budget e risultati e va dato merito alla società e a Gallo per il lavoro svolto."
Un tecnico fermo da quattro anni, come Serse Cosmi, come ritrova il calcio?
"Un allenatore non è mai fermo davvero. Studia, guarda partite, si aggiorna. Il mestiere non si dimentica. Se accetta una panchina significa che si sente pronto."
Nel Girone B lo scontro tra Arezzo e Ravenna può decidere il campionato?
"Per il Ravenna è l'ultima occasione per mettere pressione. L'Arezzo resta la favorita e anche in caso di sconfitta non credo comprometterebbe tutto. Sta meritando il primo posto."
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