Righi: "Ciò che ha fatto l'Ascoli è incancellabile. Ternana? Non era prevedibile"
Emanuele Righi, direttore sportivo del neopromosso Brindisi, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, per un'analisi approfondita della lotta al vertice nel girone B, con particolare attenzione alla sfida tra Arezzo e Ascoli.
Direttore, avevamo pensato di parlare con lei della bellissima lotta al vertice nel girone B, in particolare tra Arezzo e Ascoli. Quello che è successo ieri e che sta succedendo in questo momento a Terni, sulla sponda Ternana, ribalta completamente la prospettiva su un girone che è stato il più equilibrato, il più bello, il più avvincente e appassionante. Rischia di vivere l’epilogo della propria stagione in un modo che non si merita. Se venissero cancellati tutti i risultati della Ternana, di fatto l’Arezzo avrebbe più di un piede in Serie B e l’Ascoli perderebbe addirittura sei punti in classifica.
"Bisogna separare le due cose: c’è una situazione di campo e una situazione di 'scrivania'. Quello che ha fatto l’Ascoli quest’anno è assolutamente incancellabile e lo sarà indipendentemente da quello che avverrà altrove. L’Ascoli ha disputato un campionato strepitoso. Personalmente sono estremamente felice per loro, anche se la mia parentesi all’Ascoli è stata molto sofferta per tante ragioni. L’Arezzo si è confermato una realtà solida, non poteva sbagliare e fino a questo momento non ha sbagliato, anche se qualche partita di fiatone l’Ascoli gliel’ha fatta sentire. Queste sono questioni di campo. Entrambe le squadre hanno disputato stagioni importanti. Mi permetto di dire che lo è stata di più quella dell’Ascoli, perché è ripartito quasi da zero, ha tenuto qualche giocatore dell’anno scorso e ha ritrovato quell’unità tra città, tifoseria e stampa che ad Ascoli è sempre stata importante. Questa è stata secondo me la marcia in più: tutti remano dalla stessa parte, cosa che purtroppo nella mia gestione non è capitata per tante ragioni extra-campo e legate soprattutto al passato. L’Arezzo invece ha aggiunto ancora più qualità a una squadra che era già molto forte. Si è disputato un campionato molto bello. Quello che succede a Terni purtroppo è qualcosa che nel calcio continuiamo a vedere e, secondo me, è impensabile che non accada ancora. Noi possiamo prendercela con le istituzioni o con la Lega Pro, ma onestamente le istituzioni più di quello che stanno facendo non possono fare. Se una proprietà si sveglia una mattina e decide di mettere la società in liquidazione, un presidente non può prevederlo, soprattutto se fino a quel momento rientrava nei parametri di iscrizione e pagava regolarmente stipendi e contributi. Mi pare una realtà veramente impensabile e una sfortuna clamorosa che si abbatte come una mannaia soprattutto sul campionato dell’Ascoli e sulla Serie C. Dobbiamo essere onesti: se vogliamo sempre prendercela con il “governo”, facciamolo pure, ma una cosa del genere è imprevedibile. Se una proprietà decide di non mettere più soldi e mette la società in liquidazione, è onestamente qualcosa che non si può prevedere".
Direttore, visto il momento storico che sta vivendo il calcio italiano nel suo complesso (il riferimento non è neanche tanto velato al terzo fallimento mondiale della Nazionale), e visto che probabilmente per la prima volta chi gestisce questo mondo sarà costretto a cambiare e a fare qualcosa per modificare la situazione, quale può essere il futuro per la Serie C? In questi giorni ne abbiamo sentite di ogni genere: C1 e C2, tre gironi ma uno solo con le seconde squadre… Ne ho sentite talmente tante che la metà me le sono dimenticate. C’è una ricetta che la convince o almeno un punto di partenza su cui sviluppare il futuro della Serie C?
"La gestione finanziaria ed economica, dal punto di vista della fiscalità e dell’assunzione del lavoratore (il calciatore), è equivalente a quella di un calciatore di Serie A. Questo già fa capire come, dal punto di vista economico, la Serie C sia paradossalmente un campionato “élite”: è difficile sostenere il contratto di un lavoratore medio. Uno può dire: “Va bene, allora le squadre non devono prendere calciatori e pagare 200.000 euro”. In parte è vero, però poi si scatena la pressione della piazza e quella mediatica. È un cane che si morde la coda: tutti sono bravi a criticare, ma nessuno è davvero bravo a risolvere. Trovare una ricetta in un periodo di crisi secondo me è possibile solo riducendo il numero di squadre. Chiaramente, riducendo il numero di squadre viene meno il gettito fiscale: la Lega Pro dà un gettito fiscale di un certo conto, tra i più importanti in Italia. Quindi anche questa è una situazione da portare a una riflessione maggiore. Qui si parla di numeri, fiscalità, tasse, contributi… cose lontanissime dal calcio giocato. Noi invece vogliamo mescolare tutto insieme. La soluzione, quando il malato è così grave, secondo me è una decisione drastica: ridurre le squadre di Lega Pro e aumentare il discorso sull’atteggiamento dilettantistico. Così facendo le società avrebbero meno oneri. È l’unica strada oggi in un momento disperato. Però è chiaro che facendo questo si perde potere a livello di tavolo della Federazione per una Lega come la Lega Pro, e vengono fuori giochi calcistico-politici che sono anche al di sopra del mio consenso. Questo è un altro freno. È veramente complessa. Da uomo di bottega ti dico che con una media di 30 giocatori per 60 squadre (sono circa 1.800 tesserati tra prima squadra e primavera) diventa veramente molto complicato. Troppe pressioni fiscali, troppe squadre, troppi soldi da pagare giustamente in tasse mettono in ginocchio il sistema. Quindi meno squadre è forse il provvedimento da prendere il più velocemente possibile, poi si deve ristrutturare tutto".
Direttore, parlando dell’aspetto calcistico, giustamente prima evidenziava la differenza tra quanto messo in mostra da Arezzo e Ascoli e quanto sta succedendo a Terni. Visto che cerco di allacciarmi ancora una volta a quello che sta succedendo ai massimi livelli del calcio (il commissario tecnico per il futuro della Nazionale), le chiedo: qual è, secondo il suo pensiero, la sua sensibilità e la sua esperienza, il miglior giovane allenatore di questa Serie C? Ce n’è uno che l’ha colpita in particolare?
"Sicuramente sta facendo notizia adesso, purtroppo nell’occhio del ciclone per quello che è accaduto ieri sera a Benevento, ma Prosperi con la Cavese a mio modo di vedere aveva fatto una stagione molto importante. Miramari del Forlì nella prima parte di campionato ha espresso un gioco assolutamente esaltante. C’è il ritorno a una buona qualità di Troise, che onestamente all’inizio l’aveva fatta veramente molto male. Lomezzano è sempre una realtà che l’ha rimesso nell’esposizione di essere un allenatore interessante dopo i tanti complimenti ricevuti per la Primavera del Bologna. Così su due piedi mi vengono questi nomi, sicuramente mi dimentico qualcuno. Ah no, aspetta: l’allenatore che piace da impazzire al sottoscritto è De Giorgio del Potenza. Secondo me è un allenatore veramente molto forte e molto poco sponsorizzato, nonostante abbia vinto la finale di Coppa. Ha le idee chiare e fa un calcio interessante. Probabilmente è il mio preferito tra tutti quelli che ho nominato. Sono tutti bravi, ma lui è l’ultimo che ho citato ed è quello che mi convince di più".
Sul fronte delle seconde squadre, direttore, cosa si può dire? Oggettivamente il progetto è nato come soluzione, come corsia preferenziale per la crescita di giovani talenti del nostro calcio. A mio modo di vedere è stata, non voglio usare il termine fallimento ma poco ci manca, perché non mi sembra che di nazionali azzurri ne siano arrivati tanti. L’unico che mi viene in mente per la Nazionale maggiore è Palestra, che ha esordito nelle due gare di playoff. Il progetto va avanti da otto anni. A livello di bilanci invece, soprattutto per chi ha preso parte fin dall’inizio come la Juventus, è stata una manna dal cielo perché ha permesso di sviluppare i giovani più velocemente, peccato che questi poi militassero per altre nazionali. Abbiamo portato vantaggi solo ai bilanci della Juventus. Questa è cronaca. Lei come la vede? Quale delle due sfaccettature la convince di più o c’è magari una terza via?
"Se parliamo di giocatori, Palestra è quello più recente. Guardando un po’ indietro: Bartesaghi nel Milan, Nicolussi Caviglia, lo stesso Fagioli… È chiaro che se guardiamo gli anni delle seconde squadre e il numero di calciatori arrivati in Nazionale maggiore si può avere questo tipo di critica. Dall’altra parte, non è che si potesse pretendere che le seconde squadre portassero 25 giocatori in Nazionale. Da questo punto di vista tecnico poteva succedere qualcosa di meglio, però non direi che è tutto da buttare: qualcosa di interessante si è visto. Secondo me è molto più competitivo fare una seconda squadra che fare un campionato Primavera (non me ne voglia nessuno). Il campionato Primavera è calato molto come qualità rispetto alla seconda squadra in un campionato di Serie C. Dal punto di vista economico – e qui rientro in un discorso complicato, non ho la presunzione di mettermi al livello di un fiscalista – c’è un ritorno economico vantaggioso per i grandi club. Però ripeto, non è la mia materia".
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