Savoia, duro sfogo contro divieto di Cava: "Passato non può essere condanna permanente"
Duro sfogo dei vertici del Savoia dopo il provvedimento restrittivo che blinda le porte della trasferta contro la Cavese. Attraverso una nota congiunta firmata dai massimi esponenti del club - Emanuele Filiberto di Savoia, Nazario Matachione e Arcangelo Sessa, - la società esprime profonda amarezza per un divieto ritenuto ingiusto e penalizzante. La dirigenza biancoscudata rivendica con forza il comportamento esemplare e maturo mostrato dalla propria tifoseria dall'inizio del campionato, citando la gestione impeccabile di trasferte ad alto rischio come quella di Caserta. Nel testo, i vertici societari lanciano un chiaro appello alle autorità: riconoscere gli sforzi e il radicale cambiamento del presente, anziché continuare a punire la piazza applicando una sorta di "condanna permanente" basata esclusivamente sui fatti del passato remoto.
Di seguito il comunicato integrale trasmesso dalla società: "Il divieto disposto in occasione della partita di sabato sera contro la Cavese rappresenta per noi un fulmine a ciel sereno. Dall’inizio della stagione, i tifosi e i gruppi organizzati del Savoia hanno dimostrato, in casa e in trasferta, un comportamento esemplare, fatto di responsabilità, maturità e rispetto delle regole. Non sono parole. Sono fatti. Abbiamo affrontato partite e trasferte particolarmente delicate, superando situazioni che in altri tempi sarebbero sembrate difficili persino da immaginare. In meno di quindici giorni abbiamo vissuto due appuntamenti considerati ad alto rischio. Caserta ne rappresenta l’esempio più evidente. Una partita da “bollino rosso” nella quale le rispettive tifoserie hanno dato una grande prova di responsabilità. Ma Caserta non è un episodio isolato, è la conferma di quanto i nostri tifosi stanno dimostrando dall’inizio della stagione, partita dopo partita. Anche noi abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo lavorato sulla prevenzione, a partire dalla tessera del tifoso, promosso incontri e dialogo, stabilito regole chiare e chiesto responsabilità. E la responsabilità è stata dimostrata con i fatti. Per questo il provvedimento ci sorprende e ci amareggia. Rispettiamo le decisioni delle autorità, le regole e le leggi, e continueremo a farlo con il senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto. Ma rispettare una decisione non significa rinunciare a esprimere, con altrettanto rispetto, il nostro pensiero. Non chiediamo di dimenticare il passato. Chiediamo che venga riconosciuto il presente. Se, nonostante un’intera stagione di comportamenti corretti, si continua a giudicare l’oggi esclusivamente sulla base di un passato remoto, rischia di venire meno il principio stesso del cambiamento. Perché se chiediamo alle persone di cambiare, dobbiamo anche essere capaci di riconoscere quel cambiamento quando viene dimostrato. Diversamente, il passato rischia di trasformarsi in una condanna permanente, in una sorta di “fine pena mai”. E questo non lo riteniamo giusto. Continueremo sulla strada del dialogo, della prevenzione e del rispetto delle istituzioni. Ma continueremo con la stessa fermezza a sostenere un principio semplice, il passato deve insegnare, non condannare per sempre. Il cambiamento si dimostra con i fatti. E i fatti devono contare.
𝐄𝐦𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐯𝐨𝐢𝐚
𝐍𝐚𝐳𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐌𝐚𝐭𝐚𝐜𝐡𝐢𝐨𝐧𝐞
𝐀𝐫𝐜𝐚𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐒𝐞𝐬𝐬𝐚".
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