Tisci: "Raggiungere i playoff con dieci giornate d'anticipo è come vincere un campionato"
Fare calcio con sostenibilità, ma anche con tanta ambizione, è possibile. Non conta la dimensione del club, conta la voglia di sacrificarsi per un obiettivo comune. Lo sa bene il Pineto, che da due anni a questa parte ha stupito un po' tutti: per il secondo anno consecutivo ai playoff, prima come matricola della stagione scorsa e poi come certezza di questo campionato. Tanti giovani valorizzati, pronti a spiccare il volo, uno che con questa maglia ha già lasciato il segno - Giovanni Bruzzaniti - e soprattutto una guida tecnica che ha preso per mano un manipolo di ragazzi e gli ha dato identità, ordine tattico, trasformandoli nella vera mina vagante del Girone B. Questo, in poche parole, è il Pineto. Ma soprattutto è il percorso di un allenatore che sa quello che fa: Ivan Tisci, nato a Genova, cresciuto come allenatore in Puglia (Bisceglie, Fasano, Cerignola) e tornato nell'Abruzzo che aveva già assaporato da calciatore. Il curriculum parla da solo: 100 punti con il Pineto, 13 vittorie in 36 partite in questa stagione, e ora un playoff da giocare a viso aperto. Intervenuto in esclusiva su tuttoc.com, Tisci ha ripercorso il filo di una stagione e mezzo vissuta sempre sull'onda dell'entusiasmo.
Quanta soddisfazione c'è ad aver raggiunto i playoff anche quest'anno?
"È forse scontato sottolinearlo, ma la soddisfazione è grandissima, da parte della società, del direttore, della squadra e soprattutto mia e del mio staff. Raggiungere un traguardo importante come i playoff per il secondo anno consecutivo, dopo quanto fatto di buono la scorsa stagione, non era affatto semplice. Siamo stati bravi fin dal primo giorno a lavorare con grande serenità, senza pensare a ciò che era già stato fatto - perché quell'avrebbe potuto essere il vero errore - e consapevoli che sarebbe stato ancora più complicato. Aver raggiunto i playoff con dieci giornate d'anticipo credo che sia stato come vincere un campionato per il Pineto."
Come ha reagito la squadra dopo l'addio a gennaio di un giocatore chiave come Bruzzaniti? Come si sopperisce alla qualità di un singolo con quella del collettivo?
"Era una partenza che ci aspettavamo, che si aspettavano anche i compagni di Giovanni. Perché i numeri parlano sempre chiaro, e Giovanni quei numeri li aveva: meritava qualcosa di importante. Da una parte c'è stata la felicità di vederlo realizzarsi e andare a giocare in una piazza importante come Catania; dall'altra il dispiacere di perdere non solo un leader tecnico in campo, ma un ragazzo eccezionale e un riferimento per tutti nello spogliatoio. È normale che abbiamo dovuto sopperire alla sua qualità — che per numeri è difficile da trovare — con la forza del gruppo, che ha fatto la differenza. Il collettivo ha dimostrato nel girone di ritorno che nonostante quella partenza si potevano fare punti. Li abbiamo fatti sapendo di avere un'arma in meno, ma con uno spirito di gruppo che ha sopperito a un'assenza che ha comunque pesato nello spogliatoio".
Pineto è la dimostrazione che fare calcio in modo sostenibile si può. Quanto la serenità dell'ambiente ha aiutato nel lavoro quotidiano?
"Da quando sono qui, e sono qui da 18 mesi, a parte le primissime giornate dello scorso anno, ho trovato un ambiente che funziona grazie a un presidente che non fa mancare veramente nulla, cercando di fare calcio nel modo giusto. C'è un direttore che va sempre alla ricerca di giovani di prospettiva, ma anche di quei calciatori su cui in pochi hanno avuto il coraggio di scommettere: perché di giovani bravi ce ne sono tanti, ma bisogna essere bravi a individuare quelli che fanno al caso del Pineto e che hanno le giuste motivazioni per ottenere risultati. A Pineto si lavora benissimo, l'ambiente è perfetto e sano, ed è quello che il presidente chiede, ci lavora e ci investe. Credo che il Pineto sia diventato ormai la dimostrazione che si può fare calcio non solo con i grandi nomi, ma lavorando e facendo i giusti investimenti".
È stato più difficile lo scorso anno tirar fuori la squadra da una situazione complicata, oppure quest'anno riconfermare le aspettative create?
"Quanto fatto lo scorso anno è rimasto e probabilmente ci ha dato la giusta carica per ripartire. Quando arrivai ero certo che attraverso il lavoro ci si potesse tirare fuori da quelle posizioni di classifica, perché le partite a disposizione c'erano, ma spesso il tempo non ti viene concesso, nel calcio si vogliono risultati immediati. Ho trovato invece una società e un direttore che mi hanno dato fiducia e tempo per lavorare. I ragazzi hanno seguito la strada tracciata e insieme abbiamo fatto qualcosa di impensabile al mio arrivo, quei 57 punti erano un traguardo lontanissimo. Quest'anno riconfermarsi è stato più complicato: tutti ci aspettavano al varco, curiosi di vedere quanto questo Pineto potesse confermarsi e crescere. Non è mai semplice. Ma ci siamo riusciti e sono molto contento dei miei ragazzi, a cui devo tantissimo: hanno fatto qualcosa di straordinario nonostante le difficoltà, e le difficoltà ci sono state, non bisogna negarlo".
Cosa non si è visto di questo gruppo? Qualità umane, valori di una squadra così giovane?
"A livello umano parliamo di un gruppo con valori molto alti. Il modo in cui vivono il quotidiano, il modo in cui amano stare insieme è qualcosa di bello. Io e il mio staff abbiamo lavorato tanto su questo, perché la forza del gruppo ti aiuta a superare i momenti difficili. È ovvio che quando hai a che fare con dei giovani devi avere equilibrio e pazienza: non puoi pretendere tutto subito. Bisogna dargli la possibilità di sbagliare, e aiutarli a capire che proprio attraverso quegli errori possono migliorare. Credo che ogni ragazzo debba continuare a lavorare individualmente e trovare quella maturità che oggi magari non ha ancora del tutto. In questo gruppo quella maturità ci avrebbe potuto far fare qualcosina in più, ma per quanto riguarda gli altri valori e gli altri aspetti, questo gruppo ha dimostrato di avere qualità davvero importanti".
C'è stato un momento di difficoltà in questa stagione? Qual è stato il punto di svolta per raggiungere la quota playoff?
"I momenti difficili fanno parte del percorso di tutte le squadre. Noi lo abbiamo avuto. Ma ho avuto la fortuna, insieme alla squadra e in particolare io come allenatore, di trovare una società che non si è fatta prendere dal momento. Ha avuto la costanza di guardare al lavoro, sapendo che attraverso il lavoro avremmo potuto superarlo. Ci sono stati momenti in cui i risultati non arrivavano, ma le prestazioni sì. Ed è normale che se trovi una società che ti supporta in questo, diventa più semplice venirne fuori. La svolta è arrivata nel girone di ritorno, quando dopo alcune sconfitte consecutive siamo riusciti a ripartire, a ricompattarci senza perdere l'equilibrio necessario per fare un finale di stagione come quello che abbiamo fatto. Il merito è anche della società, a partire dal presidente, che mi ha supportato in tutto questo".
Quanto è importante il legame con i senatori del gruppo. Tonti, Amadio e gli altri, affinché i nuovi siano riusciti a inserirsi così naturalmente?
"Il rapporto è eccezionale, perché sono ragazzi con valori alti. Sarebbe facile parlare di Tonti, il nostro portiere, capitano e nostro esempio in campo. Ma voglio spendere due parole per Stefano Amadio, che è un po' il capitano senza fascia di questo gruppo. Il modo in cui si allena, la serenità che trasmette, l'esempio costante: lui, pur non avendo giocato tantissimo, ha fatto sempre in modo che il suo atteggiamento non scalfisse nulla nel lavoro settimanale, anzi, c'era sempre da dare qualcosa in più e lui lo ha fatto. Così come ci ha aiutato tanto Domenico Frare da quando è arrivato: un leader silenzioso, che però quando deve trasmettere qualcosa lo trasmette. E lo stesso D'Andrea, allo stesso modo. Questi ragazzi mi hanno aiutato moltissimo e sono stati bravissimi a far integrare nel modo più naturale possibile i nuovi arrivi".
Ai playoff non siete i favoriti, ma che valore avrebbe riuscire ad andare dove questo club non è mai arrivato?
"È chiaro che si parla di tante squadre favorite, per numeri, blasone e organici che ci sono. Ci sono formazioni accreditate a giocarsi i playoff per puntare all'unico posto rimasto per la cadetteria. Ovviamente noi abbiamo la voglia di giocarceli: lo scorso anno non siamo riusciti ad andare avanti e sarebbe già un grande risultato riuscire a migliorare quanto fatto la passata stagione. Lo faremo con la nostra identità, con il nostro entusiasmo che non deve mai venire meno. Poi tireremo le somme quando arriverà il momento. Ma sappiamo benissimo che i favoriti sono altri".
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