Zauli: "Brescia-Ascoli? In finale chi ha giocato meglio e si è meritato grande campionato"
Lamberto Zauli, tecnico ex Crotone, Juventus Next Gen e Perugia tra le altre, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione di TMW Radio e iL61, condividendo la sua esperienza e le sue riflessioni sul mondo del calcio, in particolare sulla Serie C e i recenti playoff.
Pagano sempre gli allenatori alla fine, vero?
"Sì, perché a volte la piazza dopo un insuccesso vuole volti nuovi. Si riaprono gli entusiasmi con persone nuove, giocatori nuovi e un allenatore nuovo. È più facile per le società non dare continuità anche dopo una sconfitta. Secondo me invece quella continuità, quella conoscenza dei difetti emersi durante l’anno, potrebbe essere utile. Però è chiaro che non si può generalizzare: ogni ambiente ha il suo percorso£.
Nella Serie C lo facciamo da tanti anni. C’è una vincitrice e tutti gli altri, come si dice, hanno fallito.
"Sì, però a volte bisogna anche riconoscere che qualcuno è stato più bravo o magari un po’ più fortunato. La componente fortuna in una stagione incide sempre. Quando due squadre arrivano a uno o due punti di distanza, stiamo parlando di una partita andata bene o male. Tutto questo poi racchiude il giudizio su un’annata intera. Ci sono tante squadre che hanno fatto un campionato eccellente, con continuità e bel gioco, eppure non hanno ottenuto la promozione. Per me parlare di “fallimento” è una parola molto pesante. L’obiettivo non è stato raggiunto, ma dentro ci sono spesso tante cose fatte bene. Sicuramente ce ne sono state a Catania, forse però di più a Brescia e Ascoli".
È la giusta finale playoff secondo lei quella tra Brescia e Ascoli?
"Dopo tanti anni sono arrivate due seconde classificate, che si giocheranno la promozione. Due squadre che durante l’anno hanno dimostrato grande continuità e qualità. Dietro ci sono due piazze importantissime, basta vedere gli stadi quando giocano. È chiaro che alla fine ne vincerà una sola. Non potremo parlare di fallimento per chi perderà. Oggi secondo me arrivano in finale le squadre che hanno giocato meglio e che si sono meritate un grande campionato".
Chi vede favorita tra le due? Hanno avuto percorsi diversi in gironi con criticità differenti.
"L’Ascoli è partito fortissimo, poi ha avuto un blackout. Società, squadra e allenatore sono stati bravi a credere nel progetto nonostante il periodo difficile. Si era staccato dal primo posto, ma è riuscito a dare fastidio all’Arezzo fino all’ultima giornata. Arriva con grande entusiasmo. Il Brescia ha avuto il cambio in panchina con l’arrivo di Eugenio Corini, un allenatore esperto che conosce l’ambiente e ha dato quella mentalità vincente. Arrivano due squadre pronte, con fiducia e sicurezza. Per questo è difficile dire chi sia favorita".
Il fatto di giocarsi la finale su doppio confronto e non in gara secca su campo neutro potrebbe avvantaggiare chi gioca il ritorno in casa? In questo caso l’Ascoli giocherebbe la finale del 7 giugno al Del Duca.
"Certo, è capitato anche a me. A volte la partita di ritorno, se sei in parità, ti fai i supplementari in casa e cambia tutto. Però queste sono le regole e lo sanno entrambe le squadre. Sicuramente sia a Brescia che all’Ascoli ci saranno due stadi sold out, di categoria superiore. Questo è il bello dei playoff di Serie C: due piazze importantissime. Mi auguro che se la giochino sul campo senza arrivare all’ultimo secondo, anche se sarà molto equilibrata".
Esulando dai playoff, c’è un Crotone che ha palesato difficoltà sia in campionato che negli spareggi. Ora deve scontare un -6 nella prossima stagione. Dopo le recenti problematiche, quanto rischia questa penalizzazione?
"Lì sono stato un anno e mezzo. Conosco bene la famiglia Vrenna, che adora la sua città. Ha fatto cose strepitose in tanti anni: tanti campionati di B e anche la Serie A. È una proprietà in grado di fare grandi cose. Sta attraversando un momento più difficile, come capita a tutti. Sono sicuro che ne usciranno. Una società così importante e solida, se ci mette l’impegno, non saranno sei punti a togliere l’entusiasmo a una famiglia e a una piazza del genere. Quest’anno ha fatto un ottimo campionato, è uscito dai playoff senza perdere. Il futuro dipenderà dall’entusiasmo che la famiglia vorrà mettere".
A Perugia molto probabilmente dipenderà dall’entusiasmo della nuova proprietà. C’è stata la conferma di Giovanni Tedesco sulla panchina. Giusto ripartire da lui dopo una stagione complessa?
"Sì, la riconferma di Tedesco è giusta. Si parte da un tassello importante: un allenatore amato dalla piazza. Poi chiaramente sarà la società a costruire una squadra competitiva per fare un campionato diverso da quelli degli ultimi anni. Il girone B sarà ostico e pieno di sorprese".
È stato l’unico girone con i playout (Torres-Bra), vinto dai sardi. Si sono viste tante retrocessioni dirette.
"Sì, anche questo è il segnale delle grandi difficoltà economiche di tante piazze, che hanno condizionato la parte bassa dei campionati. Nel girone A abbiamo visto una squadra con quasi -23 e il Trapani ci è andato vicino. Il Siracusa ha lottato fino alla fine sul campo, ma gli sono stati tolti punti. La parte bassa è stata falsata. La speranza è di non rivedere più certe situazioni. Però le penalità già comminate a diverse squadre non lasciano ben sperare per la prossima stagione".
Tutti gli anni ci diciamo che speriamo non succeda più, ma…
"Mi trovo assolutamente d’accordo. Spero che prima o poi questa tanto decantata riforma venga fatta, per dare maggior valore al campionato di Serie C. Rimane la grande passione di tanti presidenti e dirigenti. Vedere due stadi stracolmi in finale (Salerno 25-26 mila, Catania 20 mila) è qualcosa da tutelare, con squadre competitive, stadi all’altezza e serietà. Preferirei, da amante del calcio, vedere meno gente che ci lavora dentro ma con molta più qualità. Questo sarebbe il vero passaggio che i dirigenti devono fare".
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