Il 30 giugno del Bari: quando scade un contratto, a volte finisce un'era
Nel calcio ci sono date che pesano più di altre. Il 30 giugno nel calcio è la linea sottile che divide ciò che è stato da ciò che potrà essere. A Bari, questa ricorrenza assume quest'anno un peso specifico diverso dal solito, perché trascina con sé non solo la retrocessione in Serie C - già abbastanza difficile da digerire per una piazza di quelle dimensioni —-ma anche la fine di un intero ciclo umano. Spariscono dalla scena uomini che questa maglia l'hanno vissuta, difesa, e in qualche caso logorata. Non è una notizia di calciomercato. È un momento di bilancio.
Il nome che pesa di più è quello di Raffaele Pucino. Non perché sia il più famoso, ma perché rappresenta qualcosa di raro nel calcio moderno: la fedeltà. Cinque stagioni a Bari, arrivato nell'estate 2021 da svincolato - quasi una scommessa, quasi una sconfitta della logica di mercato - e invece diventato colonna, capitano, riferimento. Con lui in campo il Bari aveva vinto il campionato di Lega Pro nel 2021-22, e da lì aveva cominciato a scalare. Oltre 115 presenze, 350 in Serie B di carriera, una leadership silenziosa che non urlava ma si sentiva. Poi il finale di stagione lo ha visto ai margini, in un rapporto con Longo che non ha mai trovato pace. Oggi il suo contratto scade, e con esso si chiude una storia che ha segnato un'epoca. Non è escluso che Castori, se arriverà, possa rimescolare le carte: lo conosce, lo stima, e nel calcio i cerchi a volte si chiudono in modo inatteso. Ma la sensazione prevalente è quella di un congedo.
Nel mezzo ci sono anche Davide Marfella - terzo portiere discreto, presenza silenziosa e affidabile, a un bivio tra stabilità e spazio - e soprattutto la storia più amara di tutte, quella di Christian Gytkjaer: arrivato con aspettative alte, finisce senza averle mai davvero scalfite. Il suo addio era scritto da mesi, e la data di ieri lo ha solo reso ufficiale.
Poi ci sono gli addii a bassa voce, quelli che il calendario ha deciso al posto delle persone. Nicola Bellomo, barese, figlio di questa terra e di questa storia: ha avuto offerte da Barletta e altrove, e quasi certamente non tornerà. Anthony Partipilo, Nikolaou, Cistana, Piscopo, Artioli, Traorè, Esteves e tutti gli altri in prestito: rientrano ai rispettivi club senza che il Bari possa o voglia trattenerli. E poi c'è Dorval, ancora sotto contratto per un anno ma già lontano idealmente dalla città, uno di quei casi in cui il vincolo burocratico esiste ma il cuore è già altrove. Il capitolo tecnico lo chiude la nota più secca della giornata: il Bari ieri ha comunicato la fine dell'avventura di Moreno Longo con una comunicazione asciutta, senza ringraziamenti, senza slanci. Un comunicato che dice tutto quello che non dice: che il rapporto era logoro, che la retrocessione ha accelerato una conclusione già scritta, che certe storie finiscono senza cerimonie. Il 30 giugno, a Bari, ha fatto pulizia. Quello che resta è un foglio bianco, e la responsabilità di scriverci sopra qualcosa di nuovo. A partire da oggi
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