La riflessione su Bari e Scafatese e la solita domanda: la multiproprietà è davvero un male?

La riflessione su Bari e Scafatese e la solita domanda: la multiproprietà è davvero un male?TMW/TuttoC.com
Oggi alle 00:00Il Punto
di Luca Esposito

Editoriale di oggi che si apre con una riflessione sulla Scafatese, piacevole realtà del calcio campano che ha stravinto a suon di record il campionato di serie D mostrando una netta superiorità rispetto a una concorrenza comunque piuttosto agguerrita. Nessuno disconoscerà mai la competenza e la forza economica di una proprietà che non ha alcuna intenzione di nascondersi e che pare non voglia accontentarsi di una tranquilla salvezza in un girone comunque di fuoco come quello meridionale, tuttavia bisogna sempre ricordarsi che una neopromossa incontra sempre difficoltà quando passa dal dilettantismo al professionismo e che ogni organico va adeguato alla categoria d’appartenenza. Ben vengano i rinnovi dei protagonisti del grande salto, ci mancherebbe, ma il direttore sportivo Pietro Fusco dovrà individuare in tempi ragionevolmente brevi sia profili d’esperienza per la Lega Pro, sia giovani di prospettiva che abbiano fame ed entusiasmo. Confermare troppi calciatori dell’ossatura di base sarebbe un rischio, in alcuni casi purtroppo sentimentalismi e riconoscenza vanno messi da parte a favore della concretezza. Restando nel raggruppamento C facciamo un grande in bocca al lupo a Pierpaolo Marino che è il nuovo direttore generale del Bari. Una piazza che oggi, con commozione, ha ricordato un idolo indiscusso come Igor Protti e che a lui vuole dedicare la curva Nord del San Nicola e l’immediato ritorno in cadetteria dopo una retrocessione cocente, inattesa ma ahinoi meritata. La famiglia De Laurentiis, consapevole di aver chiuso con buona parte dell’ambiente e a caccia di investitori economicamente solidi, si affida al primo condottiero del Napoli Soccer, quello che riuscì in due anni a riportare gli azzurri in B ponendo le basi per quel ciclo vincente sfociato nel tempo in una serie di incredibili successi. Pur fermo da un po’ di tempo, Marino resta sinonimo di competenza, ma dovrà dimostrare di essere pronto per una categoria nella quale non si affaccia da quasi 20 anni e nella quale blasone, pubblico e risorse economiche non sono sempre sufficienti. Per informazioni chiedere a Catania e Salernitana, due super piazze che sperano di riscattare le cocenti delusioni degli scorsi playoff.

Facendo una panoramica generale, è evidente che il mercato sia ancora piuttosto fermo e che si attendano periodi migliori per mettere a segno qualche grande colpo. La riforma del calcio italiano non può non partire dalla consapevolezza che la C è un vuoto a perdere e che non ci sono più presidenti disposti a svenarsi per portare avanti una società di calcio. E così, anche per avere qualche contributo in più, in tanti daranno spazio a giovani di prospettiva che sfrutteranno la vetrina della terza serie per convincere addetti ai lavori, agenti e dirigenti a investire su di loro. Ci sono realtà, però, dove vincere è quasi un obbligo morale. Cittadella, Brescia, Spezia, Reggiana, Pescara, Catania, Salernitana, Bari, senza dimenticare che Novara, Pro Vercelli, Cosenza, Crotone, Lecco, Treviso, Livorno, Perugia e Carpi hanno trascorsi in categorie superiori e il pubblico si attende un salto di qualità rispetto a un recente passato spesso contraddistinto da retrocessioni o tornei di assestamento. Una riflessione finale sulla Reggina che, oggi, è passata ufficialmente nelle mani di Claudio Lotito. A Bari la lotta contro la multiproprietà prosegue senza sosta, al punto che anche l’amministrazione comunale si è schierata al fianco degli ultras chiedendo alla proprietà di cedere al miglior offerente. A Salerno, però, la presenza del patron della Lazio (abbinata all’ottimo lavoro del cognato Marco Mezzaroma e del direttore sportivo Angelo Fabiani) ha consentito ai granata di passare dalla D alla A in meno di dieci anni, con bilanci a posto, nuove infrastrutture, il cavalluccio marino sul petto e due coppe in bacheca. Saremo ripetitivi, ma poniamo il consueto interrogativo al neo eletto presidente della FIGC: in un calcio contraddistinto da fallimenti, penalizzazioni, classifiche stravolte, caos plusvalenze e tanti altri scandali si può mai pensare che il problema sia un imprenditore talmente facoltoso da poter gestire due società, negando finanche agli affini di portare avanti un percorso sportivo?